Corre il mercato della casa, che si conferma il rifugio sicuro degli italiani, l'investimento ritenuto più solido. Lo dicono i numeri che vedono un exploit delle compravendite, attese per fine anno a quota 714 mila, valore non più visto dal 2008-2009 e in crescita del 27% rispetto alle 558 mila transazioni dello scorso anno. E lo confermano anche i prezzi, per la prima volta da molti anni in aumento quasi ovunque di un non trascurabile +1,6%, con alcune zone o città addirittura in rally (Milano +4,1%). E' quanto emerge dall'Osservatorio sul Mercato Immobiliare di Nomisma aggiornato a novembre 2021. La crisi pandemica ed economica non ha fatto che rafforzare un'inclinazione da sempre riscontrata nel comportamento degli italiani, addirittura potenziandola. Non a caso dopo lo stop del mercato causa lockdown, le compravendite sono ripartire a razzo, recuperando non solo il gap dovuto ai mesi di chiusura delle attività, ma andando ben oltre.
Ma non è stata solo la voglia di sicurezza a sostenere il mercato. Come spiega Nomisma, molto hanno contato anche Mario Draghi e il Pnrr, ovvero «l'inattesa capacità di rilancio dell'economia italiana, favorita dalle ingenti risorse associate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e da una guida delle istituzioni percepita finalmente salda e credibile». Insomma una serie di fattori che tutti insieme hanno rappresentato l'imprescindibile presupposto per riattivare la spinta all'acquisto immobiliare dettata, perlopiù, dal desiderio di miglioramento della propria condizione abitativa. L'avvento dello smart working, arrivato insieme al lockdown causa pandemia ma destinato a rimanere anche in futuro, in misura più o meno accentuata a seconda delle esigenze di aziende e lavoratori e spesso abbinato alla didattica a distanza dei figli, ha fatto capire a tutti che lavoro e studio da casa possono essere un'interessante opportunità a patto di disporre di spazi adeguati, all'interno come all'esterno. Sempre più necessaria quindi la famosa stanza in più, o almeno un angolo tranquillo dove creare una postazione adeguata perché lavorare sul divano col computer sulle ginocchia fa solo venire mal di schiena. Meglio ancora se il condominio dispone di un locale per il coworking. Ma, se se si resta chiusi in casa a lungo, ancora più necessari sono gli spazi esterni come terrazzi, balconi, giardini condominiali o almeno un parco vicino casa.Il tutto unito a una crescente esigenza di edifici a basso impatto ambientale, per non danneggiare il pianeta, ma anche per contenere i consumi energetici dell'abitazione, che rischiano di lievitare per chi appunto lavora da casa.
«La pandemia dunque ha favorito un cambiamento sia comportamentale sia abitativo della domanda che ha rimesso al centro la qualità dell'abitare: più spazio, connettività, salubrità e minori costi energetici», sintetizza Nomisma. Anche a costo di doversi spostare in zone più periferiche o in provincia pur di riuscire a permetterseli. «Un primo riscontro del fenomeno di de-urbanizzazione si può riscontrare nella distribuzione delle compravendite tra capoluoghi e restanti comuni della provincia», sottolinea Nomisma: rispetto al primo semestre 2019, nel biennio le compravendite sono aumentate del 23,6%, e la provincia hanno contribuito in misura rilevante a questo incremento». Uno spostamento del resto inevitabile considerando che l'interesse per la casa risulta letteralmente esploso, «arrivando a coinvolgere oltre 3,3 milioni di nuclei familiari che, nonostante una situazione reddituale e patrimoniale non necessariamente florida, hanno deciso di intraprendere la ricerca di un nuovo immobile». Per Nomisma si tratta di «una risposta in larga parte emotiva, che presuppone l'aspettativa che i cambiamenti intervenuti nell'ultimo biennio diventino strutturali, ipotesi tutt'altro che scontata una volta che il Covid allenterà la presa».
Ma a contribuire al forte recupero del mercato residenziale, peraltro avviato prima della pandemia e anche fisiologico visto che arrivava da quasi un decennio di crisi, sono stati anche i mutui, supporto ormai irrinunciabile per la maggioranza delle famiglie italiane. Come già accaduto in passato, quando l'incondizionato ricorso al credito aveva alimentato la formazione di una bolla immobiliare, anche nel 2021 a sostenere la crescente domanda è stato il sistema finanziario. Nonostante il leggero aumento del reddito lordo disponibile, il ricorso al mutuo da parte della domanda risulta in crescita, avendo raggiunto nell'ultimo anno un tasso di copertura delle compravendite del 52,5% a fronte del 51,7% registrato nel 2019. E in questo senso, più di recente, una mano l'ha data anche il mutuo giovani che grazie al fondo Consap, rifinanziato e potenziato dal governo Draghi, ha permesso a molti under 36 anni di accedere a un finanziamento anche in assenza di un lavoro a tempo indeterminato o di un anticipo congruo grazie alla possibilità di ottenere un prestito fino al 100% del valore della casa.
Cosa aspettarsi adesso? Nel prossimo triennio il mutuo continuerà ad avere un ruolo centrale nello sviluppo del mercato immobiliare, contribuendo ad assicurare circa la metà degli acquisti di abitazioni. «Le compravendite residenziali supereranno il muro delle 700 mila transazioni già quest'anno per rimanere su questi livelli anche negli anni successivi, eccetto una lieve flessione nel 2022 (706 mila), prontamente recuperata nel 2023 (715 mila), prima di un ulteriore rafforzamento nel 2024 (738 mila)», cpnclude Nomisma. «La pressione della domanda continuerà a spingere i prezzi, come del resto già avvenuto nel corso del 2021 in quasi tutte le città monitorate (ad eccezione di Bari e Palermo) si sono apprezzate, con un tasso di crescita medio annuo dello +0,7%. Il trend favorevole è destinato a continuare, al ritmo del 2% medio l'anno». (riproduzione riservata)