Borse asiatiche positive. Ma mentre l’indice Nikkei è stato sostenuto da Toyota che sta considerando l’acquisizione di un fornitore chiave di componenti per auto con una capitalizzazione di mercato di 4.000 miliardi di yen (28 miliardi di dollari), i listini cinesi sono rimasti fiacchi a causa delle incertezza persistenti sui negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina. I principali indici azionari statunitensi hanno chiuso la seduta di venerdì 25 aprile in rialzo. Tuttavia, i futures statunitensi scendono (-0,45% quello sul Dow Jones e -0,54% quello sull’S&P500).
L'indice giapponese Nikkei 225 è salito dello 0,39% a 35.844 punti, mentre il più ampio Topix ha guadagnato l'1,1%. Il titolo Toyota Motor è balzato del 3,5% dopo che la casa automobilistica ha annunciato di stare valutando l’acquisizione del suo principale fornitore di componenti, Toyota Industries, volato del 22,6%, ma non ha ancora preso alcuna decisione definitiva in merito. Secondo quanto riportato da Bloomberg venerdì, la proposta valuta Toyota Industries, produttore di componenti per auto, 42 miliardi di dollari circa.
Sabato Toyota ha confermato in un documento depositato presso la Borsa di Tokyo di stare esplorando diverse possibilità, tra cui un investimento parziale in Toyota Industries. Secondo Bloomberg il presidente di Toyota, Akio Toyoda, e la sua famiglia fondatrice avrebbero proposto l’acquisizione di Toyota Industries per 6.000 miliardi di yen (41,7 miliardi di dollari al cambio attuale).
Questa ha confermato di aver ricevuto alcune proposte per un'eventuale privatizzazione tramite una società veicolo, ma ha negato di aver ricevuto un’offerta di acquisizione da parte del presidente di Toyota o del gruppo automobilistico. Il possibile buyout arriva in un contesto in cui le aziende giapponesi sono sottoposte a crescenti pressioni negli ultimi anni per cedere le partecipazioni incrociate con affiliate e partner commerciali, spesso detenute a lungo termine.
A settembre dello scorso anno, Toyota possedeva circa il 24% di Toyota Industries, mentre Toyota Industries deteneva poco più del 9% del principale produttore automobilistico mondiale e oltre il 5% di Denso, un altro fornitore chiave di Toyota. Per gli analisti la privatizzazione del fornitore è uno scenario plausibile. Toyota riacquisterebbe la sua partecipazione in Toyota Industries acquisendo allo stesso tempo, praticamente a costo zero, il ramo d’azienda dedicato ai carrelli elevatori, in forte crescita.
Toyota Industries, precedentemente nota come Toyoda Automatic Loom Works, è stata fondata nel 1926 da Sakichi Toyoda per la produzione di telai automatici. Successivamente fu creata una divisione automobilistica all'interno dell'azienda e poi scorporata come Toyota Motor. Della notizia ne ha beneficiato tutto il settore automobilistico con le azioni di Nissan Motor e Honda Motor in rialzo, rispettivamente, del 2,5% e dell'1,2%.
Gli investitori attendono anche la riunione di politica monetaria della Banca del Giappone (BoJ): la banca centrale dovrebbe mantenere i tassi d'interesse invariati il 1° maggio, in un contesto di incertezza globale. In attesa il cambio dollaro/yen è poco mosso a 143,422 (-0,03%). Il vice ministro delle Finanze giapponese per gli affari internazionali, Atsushi Mimura, ha smentito la notizia riportata dai media secondo cui il Segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, avrebbe detto al suo omologo giapponese, durante un incontro bilaterale a Washington, che un dollaro debole e uno yen forte sono auspicabili. Gli investitori si preparano a una settimana ricca di dati economici, soprattutto quelli sull'occupazione Usa di aprile, venerdì, dove si prevede un forte rallentamento delle assunzioni. In settimana anche i dati sul oil Usa del primo trimestre e l'indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve, il core Pce, mentre in Europa arriveranno i dati sul pil e sull'inflazione preliminare.
Il Segretario Usa Bessent ha contraddetto domenica le precedenti dichiarazioni del presidente, Donald Trump, affermando di non essere a conoscenza di negoziati in corso con la Cina sui dazi e di non sapere se Trump avesse recentemente comunicato con il presidente cinese, Xi Jinping. Anche Pechino ha negato che siano in corso trattative. I segnali contrastanti hanno lasciato gli investitori in uno stato di incertezza.
L'indice Shanghai Composite è rimasto invariato, così come il Shanghai Shenzhen CSI 300. Mentre l'indice Hang Seng di Hong Kong è salito solo dello 0,15%. Mercoledì 30 verranno pubblicati i dati ufficiali e quelli Caixin sull'attività manifatturiera cinese, offrendo un primo sguardo su come le tariffe abbiano influito sul settore manifatturiero. Il vice capo del dipartimento di pianificazione statale cinese ha detto di essere «pienamente fiducioso» che la seconda economia mondiale raggiungerà il suo obiettivo di crescita economica di circa il 5% per il 2025, promettendo nuove politiche che saranno attuate nel secondo trimestre. Meglio l'indice Kospi della Corea del Sud, salito dello 0,2%, il Set Index della Thailandia, cresciuto dello 0,3% e l'indice S&P/Asx 200 dell'Australia dello 0,8%. (riproduzione riservata)