Il matrimonio tra Tim e Iliad torna a essere un’ipotesi di attualità. Ad aprire esplicitamente ieri è stato Pietro Labriola, amministratore delegato del gruppo italiano. Sul consolidamento delle tlc «abbiamo avviato il primo pezzo, quindi c'è ancora da fare», ha detto. «In Europa tutti quanti stanno dibattendo riguardo alla possibilità del consolidamento» e anche in Francia «si parla di scendere da quattro a tre operatori, quindi auspico che a livello europeo il consolidamento acceleri».
Una porta spalancata a valutare il matrimonio con Iliad in scia a quanto dichiarato da Poste nel comunicato con cui ha annunciato la salita al 24,8% in Tim e in cui ha spiegato di voler «promuovere il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni». Il mercato ha apprezzato: Tim ha chiuso in rialzo del 2,8% a un passo da 0,32 euro, livello che non vedeva da settembre 2023.
L’ipotesi di un matrimonio tra Tim e Iliad non è nuova. Ma stavolta ad aumentare le probabilità di un accordo ci sono due fattori nuovi rispetto al recente passato.
Il primo è che il clima in Unione Europea sui consolidamenti sembra cambiato. Molti osservatori ora ritengono possibile nozze come quelle tra Tim e Iliad che ridurrebbe da quattro a tre il numero degli operatori infrastrutturati in Italia senza ripetere quanto era accaduto con lo sbarco di Iliad nel mercato tricolore.
Il secondo fattore è la presenza in Tim di un socio a controllo statale come Poste, che rassicura il governo sul presidio italiano nel capitale del gruppo tlc.
Va detto anche che gli ostacoli non mancano e sono rappresentati in primis dalle valutazioni in gioco. Quando Iliad aveva trattato con Vodafone prima del matrimonio con Fastweb, aveva valutato le proprie attività con multipli molto superiori a quelli applicati alla possibile consorte, forte della traiettoria in ascesa e delle previsioni di crescita di Iliad Italia.
Un altro ostacolo è rappresentato dalla governance. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, difficilmente Iliad entrerebbe in operazioni che possano prevedere un suo ruolo subalterno, come dimostra anche la storia imprenditoriale di Xavier Niel. Tuttavia l’operatore francese potrebbe valutare una struttura di governance (e azionaria) che preveda una gestione condivisa, in scia a quanto fatto da Iliad e WindTre in Zefiro o dal Mef in Fibercop, rispettando la volontà politica del governo di mantenere un’anima italiana in Tim.
In ogni caso l’ipotesi delle nozze con Iliad è sul tavolo, per cui non è da escludere che nei prossimi mesi, una volta risolta la questione dell’ingresso nel cda di Tim di rappresentanti di Poste e avviato il percorso sulle sinergie commerciali, si possano aprire i primi dialoghi per capire i margini di manovra.
Intanto ieri si è tenuto un cda di Tim. La riunione - oltre a un passaggio informale sulla nuova struttura azionaria - è servita per valutare la restituzione del canone concessorio del 1998 (la cui udienza in Cassazione è in programma per il 27 maggio) e la politica di remunerazione, che è stata bocciata nelle due ultime assemblee e che tornerà all’esame dei soci il 24 giugno. (riproduzione riservata)