Il risiko bancario accelera e apre il tema del rapporto tra grandi gruppi, imprese e territori. Andrea Dellabianca, presidente nazionale della Compagnia delle Opere, in quest’intervista a MF-Milano Finanza chiede di trovare un equilibrio tra consolidamento del sistema e vicinanza alle pmi.
Domanda. Presidente, che valutazione fa delle aggregazioni bancarie?
Risposta. È traiettoria ormai iniziata da tempo, su spinta certamente europea. Da anni la normativa europea spinge gli istituti a diventare più grandi per sostenere le attività. Ma le aggregazioni sono meno comprensibili se guardate dal mondo delle imprese. Difficilmente questi osservatori “normali” comprendono ragioni e strategie del risiko.
D. Quali i timori?
R. Che le banche, diventando sempre più grandi, perdano la relazione con il territorio e con le imprese. Le aziende hanno bisogno di banche che siano in grado di rischiare investendo sulla crescita e sulla sostenibilità delle imprese. Questo richiede anche una presenza territoriale.
D. È questo il motivo per cui il governo si è esposto?
R. Forse, ma non vorrei interpretare questioni che non mi competono. Posso dirle che come associazione abbiamo potuto apprezzare la vicinanza di Intesa Sanpaolo alle pmi. Ci preme che altre realtà, come ad esempio Banco Bpm, continuino a mantenere l’identità di banche vicine al territorio e alle piccole imprese. Desideriamo che questo non si perda dentro una logica di aggregazione che, a volte, può far perdere queste priorità.
D. Il rischio che le banche investano meno sulle imprese esiste già?
R. In parte sì. Il cambiamento è iniziato anni fa con Basilea. Le normative europee chiaramente modificano e irrigidiscono il rapporto tra banca e territorio. Siamo consapevoli che i cambiamenti ci sono e vanno gestiti. Anche l’imprenditore deve sapere dialogare con la banca, deve avere un business plan, offrire le garanzie del rientro.
D. Le aggregazioni sono però un po’ difficili da fermare ormai. Come si conciliano queste diverse necessità?
R. Facendo sistema. È un lavoro che occorre fare con il sistema bancario, insieme con le realtà associative e i corpi intermedi. Dobbiamo tenere a mente che i grandi sistemi bancari che si stanno delineando permettono anche la sostenibilità del Paese, perché se il sistema bancario smette di acquistare titoli di Stato si rischia l'instabilità. Occorre affiancare a questi grandi sistemi delle altre realtà, che siano le Bcc o altri, in grado di lavorare con il territorio. Alcune strade sono ormai segnate e sono utili al sistema Paese, però bisogna trovare un giusto equilibrio nel rapporto con le imprese.
D. Quali sono le sfide che le imprese devono affrontare oggi?
R. La geopolitica è sicuramente l’incognita più grande e pesante. Perché quest’anno è andata bene, ma nei prossimi chissà. E questa incertezza limita gli investimenti. La seconda sfida grande è l’energia, sulla quale auspico che l’Europa faccia sistema e dia stabilità alla fornitura e alla pianificazione di un mix energetico. In ultimo, la tecnologia: è una quinta rivoluzione industriale e bisogna investire sulla formazione e l’acquisizione di competenze. (riproduzione riservata)