Nell’ultima riunione del Consiglio direttivo della Bce, datata 10 dicembre 2020, l'ammontare della ricarica del piano di acquisti pandemico, il Pepp, è stato oggetto di un ampio dibattito e proposte contrastanti. E’ questa la rivelazione più importante resa nota nei verbali della riunione, diffusi oggi dall’istituzione monetaria, dove è stato messo in evidenza che diversi componenti avrebbero sostenuto un aumento più contenuto rispetto ai 500 miliardi di euro poi concordati. Per fortuna poi, soprattutto per l'Italia, la line del rigore non è passata.
Al tempo stesso, di contro, "sono stati portati alcuni argomenti anche a favore di un aumento più ampio", aggiunge il resoconto, dato che quello deciso era stato ritenuto da alcuni "insufficiente ad allentare le condizioni finanziarie in misura tale da favorire il ritorno dell'inflazione ai livelli obiettivo".
Stando a quanto si legge dalle minute, infatti, prima di varare l'aumento di 500 miliardi di euro del programma degli acquisti Pepp, mirati a rilanciare l'economia della zona euro in ginocchio durante la pandemia, la Banca centrale europea ne aveva ipotizzato un incremento più importante, nell'ordine di grandezza dei 750 miliardi.
"Un incremento più moderato è stato deciso su richiesta di alcuni consiglieri, secondo cui resta in questo modo maggior spazio di manovra per il futuro ed è più saggio mantenere una scorta di armamenti ancora inutilizzata in un clima di elevata incertezza", dice il testo delle minute. Con ogni probabilità, è verosimile pensare che siano stati gli esponenti dell'ala più rigorista della Bce, i cosiddetti "falchi" (tra cui Germania e Paesi nordici) a spingere per un incremento più contenuto.
Alla fine, come risaputo, a vincere è stata la linea dei 500 miliardi in più, con cui la dotazione del Pepp è salita fino all’enorme cifra di 1.850 miliardi, con l'obiettivo di portare avanti queste operazioni almeno fino a marzo 2022. La precisazione secondo cui non bisognerà per forza utilizzare tutta la dotazione del Pepp, già anticipata in occasione del 10 dicembre e più volte ribadita in via informale (l’ultima volta al convegno Reuters Next di ieri dalla stessa Lagarde in persona) è stata stavolta messa nero su bianco dal Consiglio.
Proprio su questo aspetto, i verbali spiegano che si è concordato di focalizzarsi sulla necessità di preservare condizioni finanziarie favorevoli, senza legare la conduzione del piano di acquisti ad un ammontare mensile predeterminato. Riguardo alla flessibilità insita nel Pepp, infatti, "è stato sottolineato che il focus sul mantenere condizioni di finanziamento favorevoli implicava un allontanamento da un passo di acquisti mensili costante a favore di un ritmo di acquisti in linea con le condizioni di mercato, allo scopo di impedire un irrigidimento delle condizioni di finanziamento contrario all'obiettivo di compensare l'impatto negativo della pandemia sul cammino previsto dell'inflazione. Questo approccio”, si legge, “combinato ad una comunicazione convincente, potrebbe consentire al Consiglio direttivo di ridurre il ritmo di acquisti mantenendo un effetto invariato sulle condizioni finanziarie". E questo potrebbe "aumentare l'efficienza" del Pepp riducendo l'ammontare di dotazione utilizzata nel corso del tempo, secondo quello che sembra il vero auspicio del Consiglio della banca centrale. (riproduzione riservata)