skin track
Tlc, un risiko da sbloccare: ecco come lo spezzatino di Sfr in Francia potrebbe aprire le porte al consolidamento del settore
Corporate News Leggi dopo

Tlc, un risiko da sbloccare: ecco come lo spezzatino di Sfr in Francia potrebbe aprire le porte al consolidamento del settore

17 ottobre 2025, 21:00

Il progetto di Orange, Iliad e Bouygues di dividersi l’operatore di Altice può aprire alla riduzione da quattro a tre soggetti per Paese in Ue se riuscirà a far cadere il tabù a Bruxelles. Ma non è scontato che dia il via alla partita italiana  

Da dove potrebbe partire una rivoluzione per far cadere un tabù se non dalla Francia? Nel mondo delle telecomunicazioni europeo che ciclicamente parla di consolidamento e negli ultimi anni ha visto andare in porto anche operazioni importanti – si pensi ad esempio a Fastweb-Vodafone in Italia, Vodafone-Three in Gran Bretagna e MasMovil-Orange in Spagna –, ora il fermento è per la possibile apertura di Bruxelles alla riduzione da quattro a tre operatori infrastrutturati per mercato.

Un vero e proprio tabù per l’Unione europea, che ha sempre considerato troppo limitante per la concorrenza la presenza di soli tre gruppi per Paese in possesso di infrastrutture e che ora potrebbe rivedere l’approccio sull’intero settore tramite il Digital Networks Act in preparazione. Il nuovo regolamento punterà a superare la frammentazione normativa e rafforzare la competitività delle reti e delle aziende di telecomunicazioni europee, sulla scia di quanto sostenuto sia dal rapporto Draghi sia dal rapporto Letta.

Un precedente prezioso?

Non a caso, quindi, ha destato l’attenzione tra gli addetti ai lavori la maxi-offerta da 17 miliardi di euro con cui Orange, Iliad e Bouygues Telecom stanno provando a strappare Sfr ad Altice France. L’operazione, di fatto, prevede uno spezzatino di Sfr tra i tre acquirenti, che godrebbero in parte di sinergie infrastrutturali e in parte di vantaggi indiretti derivanti dalla riduzione della concorrenza nel mercato transalpino. La proposta è stata respinta dal gruppo controllato dal magnate Patrick Drahi, ma i tre concorrenti non demordono e si sono detti aperti a trattare.

La questione è tutt’altro che chiusa dopo il primo rifiuto, per molti miliardi di motivi: Altice France ha per mesi trattato per una ristrutturazione del debito da 24 miliardi di euro e la cessione di tutto o la parte principale del business telco è un’ipotesi concreta.

Al di là dei singoli ragionamenti di opportunità del risiko sui singoli titoli, a scaldare il mercato è il fatto che il Paese a lanciare il cuore oltre l’ostacolo sia stata proprio la Francia. Da sempre Parigi ha un peso politico e all’interno degli uffici europei più che rilevante nonostante il momento di crisi interna che sta vivendo. Così il tentativo francese, se avesse successo, potrebbe fare da apripista. Il settore è unito da tempo nel chiedere un cambio di passo dell’antitrust europeo e del regolatore nei confronti del consolidamento, magari con la promessa di destinare risorse ingenti per lo sviluppo delle reti.

La differenza tra Uk e Ue

Il modello è quanto fatto dalle autorità britanniche a fine 2024 autorizzando il matrimonio tra Vodafone e Three senza l’ingresso nel mercato di nuovi operatori infrastrutturati, ma imponendo investimenti per 11 miliardi di sterline nei prossimi 10 anni per creare una delle reti 5G più avanzate d'Europa.

Al contrario l’Ue non si era sbilanciata in tal senso a inizio 2024, quando in Spagna MasMovil e Orange hanno unito le forze. In quel caso, pur non arrivando all’ingresso di un nuovo operatore come era capitato in Italia con lo sbarco di Iliad per compensare l’unione tra Wind e Tre, le due società hanno dovuto cedere parte dello spettro a Digi (operatore virtuale rumeno già attivo in Spagna), che a sua volta si è impegnato a creare una propria infrastruttura.

Quale impatto sull’Italia?

A molti analisti ed esperti del settore è venuto naturale collegare la possibile operazione in Francia a un’eventuale svolta anche per la partita italiana. In molti, infatti, hanno ipotizzato che il gruppo Iliad di Xavier Niel potrebbe cambiare atteggiamento sull’Italia, valorizzando le sue attività per finanziare la campagna di Francia o aumentando le chance di partnership con Tim. Ma è così scontato?

Stando alla proposta presentata a Parigi, Iliad rileverebbe il 30% delle attività acquistate da Sfr per un esborso di poco più di 5,1 miliardi. Al 30 giugno il gruppo francese aveva un debito netto di 9,4 miliardi a fronte di un ebitda after lease di oltre 4 miliardi per una leva di 2,3. Un dato, per fare qualche confronto, in linea con quello di Bt Group e leggermente sotto quello di Vodafone e Swisscom. Il gruppo di Niel non ha mai dimostrato timore per un aumento del livello di debito in passato quando ha visto opportunità di investimento significative. Si pensi al 2022, quando la leva è passata da 2,7 a 3,2 volte con l’acquisizione di Upc in Polonia e delle licenze 5G in Italia.

Inoltre il magnate francese, almeno finora, ha sempre dimostrato una volontà chiara di espansione non finanziata dalla cessione di pezzi dell’impero in costruzione. Non sarebbe affatto scontato, quindi, che sacrificherebbe l’Italia – dove l’utile ancora non è stato raggiunto ma il percorso continua a essere di crescita, almeno finora – per espandersi in Francia.

Quel che è certo è che anche in Italia, se la «rivoluzione francese» andasse in porto e cadesse il tabù dei tre operatori a Bruxelles, un nuovo matrimonio dopo quello tra Fastweb e Vodafone sarebbe più semplice. A patto di trovare qualcuno che voglia uscire dall’Italia o accetti di ridurre il proprio potere decisionale. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza