Torna in auge il tema dell’indicizzazione all’inflazione dei prezzi delle offerte per i servizi di telecomunicazione. Nella mole di emendamenti depositati in Senato al disegno di legge sulla Concorrenza e ora in fase d’analisi nella nona commissione del Senato, spunta infatti una modifica al testo firmata da tre senatori di Forza Italia - Antonio Trevisi (primo firmatario), Adriano Paroli e Dario Damiani - che, se approvato, aprirebbe alla possibilità di inserire delle clausole per adeguare le tariffe periodicamente in base al carovita.
«I contratti per adesione stipulati con gli operatori di comunicazione elettronica possono prevedere una clausola di adeguamento automatico dei prezzi, in misura corrispondente all’aumento dell’indice annuale dei prezzi al consumo, eventualmente incrementato di un coefficiente predeterminato e reso noto all’utente prima della sottoscrizione del contratto», si legge nel primo comma dell’emendamento all’articolo 9 bis. Un tetto massimo del coefficiente di maggiorazione dovrebbe essere definito dall’Agcom e l’adeguamento dei prezzi potrebbe essere attuato solo una volta all’anno.
Al consumatore verrebbe però garantito il fatto che, nel caso in cui vengano applicati degli adeguamenti dei prezzi legati a clausole di adeguamenti automatici, non possano essere anche oggetto di proposte di modifica unilaterale del contratto da parte degli operatori.
Secondo la modifica ipotizzata dai senatori di Forza Italia, l’indicizzazione all’inflazione potrebbe essere applicata anche ai contratti già in essere purché non siano stati oggetto di proposte unilaterali di variazione delle condizioni economiche nei dodici mesi precedenti. Gli utenti dovrebbero però essere liberi di recedere nei successivi 30 giorni a partire dall’inserimento della clausola di indicizzazione.
Il tema, seppur ora non sia più tra quelli più caldi nel settore dopo la discesa dell’inflazione dai picchi di qualche anno fa, resta comunque attenzionato dagli operatori che, in questo modo, potrebbero recuperare parte dell'aumento dei costi.
La proposta, in ogni caso, non è detto che sia destinata a passare l’esame della Nona Commissione, dove ora il testo e le sue modifiche sono al vaglio. La discussione è in corso e non è ancora stata definita la tempistica con cui si procederà al voto. L’ipotesi resta degna di attenzione perché il suo promotore è uno dei partiti di maggioranza che sembrano sempre più sensibili ai richiami del settore tlc che chiedono anche modifiche normative per tornare a essere sostenibile economicamente. (riproduzione riservata)