Tim torna a remunerare gli azionisti e si prepara a raggruppare le azioni, per tornare a dare stabilità al titolo. Il cda del gruppo tlc guidato dal ceo Pietro Labriola ha deliberato, insieme ai risultati preliminari 2025, di proporre un raggruppamento 1 a 10, con un’azione ordinaria da assegnare per ogni 10 azioni possedute.
L’operazione, che sarà votata all’assemblea del 15 aprile, potrà essere effettuata a valle della riduzione del capitale sociale e della conversione delle azioni di risparmio. Il raggruppamento azionario, spiega una nota di Tim, «permetterà di ridurre la volatilità sul titolo, anche attraendo nuove classi di investitori e, assieme alla conversione delle azioni di risparmio, di avere una struttura di capitale più snella ed efficiente».
Tim tornerà anche a remunerare gli azionisti. Il cda ha optato per un buyback fino a 400 milioni di euro, subordinato al closing della cessione di Sparkle, ora atteso nel secondo trimestre 2026. Il riacquisto è dedicato a un massimo di 700 mila azioni ordinarie, pari a circa il 3,3% del capitale. Il riacquisto delle azioni potrà essere in parte a servizio dei piani di remunerazione e incentivazione azionaria.
Le mosse straordinarie di Tim sono legate alla continua progressione dei risultati del business ordinario del gruppo. I ricavi totali di gruppo ammontano a 13,7 miliardi di euro, in crescita del 2,7% anno su anno (+1,9% nel domestico a 9,5 miliardi, +4,6% in Brasile a 4,2 miliardi). I ricavi da servizi sono invece cresciuti del 3,5% a 12,9 miliardi (+2,7% nel domestico a 8,8 miliardi, +5,2% in Brasile a 4,1 miliardi). Salgono anche i margini: l’ebitda di gruppo arrivato a 4,4 miliardi (+6,4%) - di cui 2,2 miliardi in Italia (+5,2%) e 2,1 miliardi in Brasile (+7,7%) - mentre l’ebitda after lease tocca 3,7 miliardi (il 26,9% dei ricavi), in aumento dl 6,5% (+5,1% in Italia a 2 miliardi, +8,5% in Brasile a 1,7 miliardi).
Guardando alle singole business unite: Consumer ha registrato ricavi totali in leggero calo (-0,9%) a 6 miliardi, mentre i ricavi da servizi sono sostanzialmente stabili a 5,5 miliardi (-0,6%); Enterprise ha toccato 3,5 miliardi di ricavi totali (+7%) e ricavi da servizi pari a 3,3 miliardi (+8,6%).
Continua la discesa del debito netto after lease, ai livelli più bassi post cessione della rete agli investitori guidati da Kkr e Mef: 6,85 miliardi, in diminuzione di 412 milioni rispetto a fine dicembre 2024 per una leva sotto le 1,9 volte. A contribuire al calo la forte generazione di cassa nel quarto trimestre, con un equity free cash flow after lease di oltre 700 milioni.
Il bilancio terrà conto anche «della nuova valutazione prospettica del riconoscimento a conto economico dei costi contrattuali differiti di rete fissa, passata da 8 a 4 anni». Questo comporterà, a fine 2025, maggiori costi non ricorrenti per circa 600 milioni «senza impatti sugli indicatori di natura finanziaria» del gruppo.
Il board di Tim ha anche approvato l’aggiornamento del budget e della guidance per il 2026, confermando i trend di crescita previsti negli obiettivi già presentati al mercato per l’esercizio. I ricavi del gruppo sono attesi in crescita tra 2 e 3% dai 13,7 miliardi di euro nel 2025, mentre pe Tim Domestic l’obiettivo è +1-2% dai 9,5 miliardi del 2025.
L’ebitda after lease è atteso in aumento tra il 5 e il 6% dai 3,7 miliardi dell’anno scorso, mentre l’obiettivo per l’ebitda after lease in Italia è di circa il +4% dalla base di 2 miliardi del 2025. I capex del gruppo, pari a 1,9 miliardi nel 2025 (il 13,9% dei ricavi), sono attesi ancora sotto il 14% del fatturato 2026, mentre su Tim Domestic l’obiettivo è di tenerli intorno al 12% dei ricavi. L’equity free cash flow after lease è previsto pari a circa 1,8 miliardi nel 2026, comprensivo del risarcimento relativo al Canone concessorio 1998.
Attesa un’altra discesa dell’indebitamento di gruppo, con un rapporto tra debito netto after lease ed ebitda after lease sotto le 1,7 volte nel 2026. Un livello «best in class» fra i peer europei. (riproduzione riservata)