Tim torna a vedere l’utile nel terzo trimestre per tutti i suoi azionisti. Il gruppo guidato da Pietro Labriola, infatti, ha generato un risultato netto per i soci della controllante positivo per 23 milioni di euro nel periodo luglio-settembre. Si tratta di piccolo risultato sintomo del percorso di risalita di Tim. Allargando lo sguardo ai nove mesi, invece, la perdita è di 109 milioni, in netto calo rispetto all’oltre mezzo miliardo di rosso di settembre 2024. L’utile a livello di gruppo, comunque, non influenza la distribuzione dei dividendi arretrati per gli azionisti di risparmio: per quello servirà un risultato netto positivo di Tim spa, ancora in bilico per il 2025.
Tim chiude i primi nove mesi del 2025 con 10 miliardi di ricavi, in crescita del 2,3% anno su anno, di cui 6,9 miliardi prodotti in Italia. I ricavi da servizi si sono attestati a 9,4 miliardi (+3%), con il mercato domestico che ha contribuito per 6,4 miliardi (+1,9%).
Cresce anche l’ebitda di gruppo, arrivato a 3,2 miliardi (+5,4%), divisi sostanzialmente a metà tra Italia (+4,1%) e Brasile (+6,8%). L’ebitda after lease, invece, risulta pari a 2,7 miliardi, in miglioramento del 5,3%, con il mercato domestico è migliorato del 4,1% a 1,5 miliardi di euro.
L’indebitamento finanziario netto after lease del gruppo è rimasto stabile a 7,5 miliardi, mentre l’equity free cash flow after lease è stato positivo per 0,1 miliardi. Confermate le guidance per il 2025. Gli investimenti del gruppo sono stati di 1,2 miliardi.
I numeri di Tim Consumer hanno segnalato una leggera flessione sul fronte dei ricavi totali (-0,4%) a 4,5 miliardi, mentre i ricavi da servizi sono rimasti stabili a 4,2 miliardi. L’arpu sul settore del fisso è in netta crescita (da 30,5 euro a utente di fine 2024 a 31,9 euro del 30 settembre 2025), mentre quello mobile è rimasto stabile a 10,6 euro. Risultati prodotti grazie anche «alle attività di repricing effettuate che, da inizio 2025, hanno riguardato circa 4 milioni di linee fisse e circa 3,4 milioni di linee mobili». Inferiori alle attese gli effetti sul churn, che si mantiene stabile, con un saldo netto di linee legato alla mobile number portability che si conferma neutro.I ricavi di Tim Vision, invece, sono aumentati del 4,8%.
Guardando a Tim Enterprise, invece, i ricavi totali sono di 2,4 miliardi (+4,4%) e ricavi da servizi pari a 2,2 miliardi (+5,5%), con performance «migliori del mercato di riferimento». Il cloud si conferma la principale linea di business e quella a maggior crescita, con un aumento dei ricavi da servizi del 23%, anche grazie ai servizi offerti al Polo Strategico Nazionale. Sale al 65% la percentuale di ricavi da servizi legata all’Ict, mentre è in leggero calo la connettività. Il valore del portafoglio ordini è atteso in crescita a circa 4 miliardi entro fine anno.
Il management di Tim, come da previsioni, ha anche presentato le potenziali sinergie con Poste al cda. Sul fronte Consumer, oltre all’offerta «Tim Energia powered by Poste Italiane» lanciata alla fine del terzo trimestre, è stato siglato il contratto di Mvno per PosteMobile, con la migrazione dei clienti attesa nel primo trimestre del 2026. Sono state anche avviate delle valutazioni su iniziative di cross selling per i clienti retail e per i small business.
Tim e Poste hanno anche siglato una lettera di intenti per la costituzione di una joint venture su servizi cloud basati su AI generativa e tecnologie open source. L’obiettivo è «consolidare il ruolo di leader nella digitalizzazione del Paese dei due gruppi».
La controllata sudamericana Tim Brasil ha chiuso il terzo trimestre con un aumento del 50% dell’utile netto a 1,2 miliardi di reais, che al cambio attuale è pari a circa 195 milioni di euro. I ricavi erano saliti del 4,5% anno su anno a 6,7 miliardi di reais (circa 1,1 miliardi di euro) e l’ebitda del 7,2% passando da 3,24 a 3,47 miliardi di reais, pari a 560 milioni di euro.
Il titolo ha chiuso in ribasso dell’1,1% a 0,488 euro nella seduta del 5 novembre, prima della pubblicazione dei risultati. (riproduzione riservata)