Tim in calo dopo i conti trimestrali che hanno certificato il ritorno all’utile nel terzo trimestre. Il gruppo tlc guidato dall’ad Pietro Labriola calava a Piazza Affari di circa il 2% prima dell’inizio della conference call, risalendo intorno alla parità tra 0,48 e 0,49 euro.
Tim ha chiuso con un risultato netto per i soci della controllante positivo per 23 milioni di euro nel periodo luglio-settembre. Allargando lo sguardo ai nove mesi, invece, la perdita è di 109 milioni, in netto calo rispetto all’oltre mezzo miliardo di rosso di settembre 2024. I profitti vengono generati dal Brasile, che ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto di circa 195 milioni di euro.
Il gruppo ha anche presentato le sinergie con Poste: dall’offerta energia congiunta a possibili operazioni di cross selling, fino ad arrivare all’utilizzo della rete Tim da parte di PosteMobile e alla joint venture sul cloud. L’ad Labriola parlerà agli analisti nel corso della tradizionale conference call alle 11.
«Tim ha registrato una solida performance operativa e finanziaria nel terzo trimestre, sia in Italia sia in Brasile. Da inizio anno i risultati sono in linea con il nostro budget e siamo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi previsti per l'intero esercizio», ha detto Labriola in call con gli analisti. Per questo «confermiamo le nostre previsioni per l'anno», ha aggiunto.
Inoltre «Tim è tornata con successo sui mercati dei capitali del debito per la prima volta dopo le emissioni obbligazionarie del 2023 e la separazione della rete nel 2024», ha ricordato Labriola riferendosi al bond da 500 milioni emesso nel trimestre. Un’obbligazione che «ha ricevuto una risposta eccezionale da parte degli investitori con una domanda sei volte superiore all'offerta, segno evidente della ritrovata fiducia nella solidità del gruppo». Labriola ha risposto anche al tema del consolidamento: «Indipendentemente da chi procederà con un’operazione del mercato in Italia questo sarà comunque un buon segno. Io sono abbastanza ottimista a proposito del fatto che a breve ci sarà un'ulteriore passo».
«Rimaniamo sulla buona strada per raggiungere o addirittura superare il nostro obiettivo per l'anno fiscale di 500 milioni di free cash flow after lease con una leva inferiore a 1,9 volte», ha detto invece Adrian Calaza, il cfo uscente di Tim che lascerà il posto a Piergiorgio Peluso. Possibile invece un piccolo rinvio per il closing di Sparkle: «Stiamo ancora aspettando qualche autorizzazione locale, quindi potrebbe essere spostato a inizio 2026», ha spiegato Labriola.
Sollecitati dalle domande degli analisti, i manager di Tim hanno aperto a possibili partnership con Nvidia sul modello di quanto fatto tra Deutsche Telekom e Nvidia. «Una partnership che conferma che il settore delle telecomunicazioni è tornato al centro del processo di innovazione perché le infrastrutture — sia la rete sia i data center — sono e saranno sempre più rilevanti in futuro. La maggior parte di queste nuove tecnologie avrà bisogno di una “casa” dove risiedere e di una rete che possa aiutarle a spostare i dati ad altissima velocità. E noi siamo al centro di questo business», ha detto Elio Schiavo, che guida Tim Enterprise.
«Stiamo discutendo con Nvidia, stiamo valutando l'entità dello sforzo necessario, ma soprattutto l'entità dell'opportunità che possiamo cogliere insieme anche in termini di ritorno sull’investimento», ha aggiunto. I colloqui sono ancora in fase preliminare e l’accordo non è certo dietro l’angolo, ma l’interesse è concreto: «Siamo in contatto con loro e crediamo che ci sia una buona opportunità da cogliere», ha concluso Schiavo.
Sul tema anche Labriola si è speso: «La capacità di calcolo non è nulla senza la connettività. Noi possediamo bassa latenza e uplink, non controlliamo più la fibra passiva ma possediamo un backbone molto esteso. Con queste premesse è ovvio che siamo l’attore posizionato meglio per cogliere le opportunità maggiori» in Italia.
Gli analisti di Banca Akros spiegano che i risultati del terzo trimestre «sono stati in linea con il consensus: i ricavi sono leggermente inferiori (di circa lo 0,6%), mentre l’ebitda after lease e la generazione di cassa sono leggermente migliori (rispettivamente di circa lo 0,5% e l’1%). La guidance è stata confermata, implicando un’accelerazione nel quarto trimestre come previsto». Guardando alle singole divisioni, invece, i dati di Tim Consumer «certificano un calo low single digit dei ricavi, mentre l’arpu è rimasto stabile nel mobile e in aumento nel fisso». Enterprise, invece, registra un aumento dei ricavi del 4% nel terzo trimestre «trainati dai servizi cloud (in crescita di oltre il 20%) e dai contratti del Polo strategico nazionale». Akros conferma il rating Buy con target price di 0,57 euro.
Equita, invece, non vede «modifiche sostanziali alle nostre stime che proiettano un ebitda after lease domestico a +4.4% e di gruppo a +5.3% per l’intero anno 2025 a parità di cambi con il reais». In quest’ottica i numeri del terzo trimestre «ci sembrano coerenti con questa traiettoria». Perciò Equita conferma il buy sul titolo (target price di 0,54 euro) perché «ha catalyst importanti ancora da esprimere (rimborso del canone, ottimizzazione del capitale, consolidamento di market) e valutazioni che rimangono interessanti», con un rapporto di 5,2 volte tra enterprise value ed ebitda after lease per il 2026. (riproduzione riservata)