Tim-Iliad è un matrimonio che tutte le parti in causa sembrano voler celebrare. Le ragioni sono molteplici: il risanamento del mercato tlc italiano; l’atteggiamento europeo che ora sembra favorevole alla riduzione degli operatori infrastrutturati da quattro a tre; le forti sinergie industriali possibili; la presenza in Tim di un’azionista come Poste Italiane che può garantire al governo un presidio tricolore. Come già sottolineato da MF-Milano Finanza, gli ostacoli principali sono due: la governance e le valutazioni.
Tralasciando per un attimo l’equilibrio sulla governance tutto da trovare - visto che Xavier Niel vorrebbe rimanere in Italia continuando anche ad avere un peso importante sulle decisioni e, al contempo, il governo italiano vorrebbe mantenere un forte presidio nel capitale di Tim -, una prima riflessione a monte dell’avvio probabile delle trattative nelle prossime settimane può essere fatta sulla valutazione dei transalpini, visto che solo con l’incastro giusto le nozze potrebbero essere perseguite.
Iliad Italia era stata valutata dai francesi stessi 4,25 miliardi di euro (sinergie comprese) all’interno dell’offerta fatta a cavallo tra 2023 e 2024 a Vodafone per fondere le attività in Italia. Vale a dire un multiplo di circa 14 volte l’ebitda di Iliad Italia di allora. Per gli analisti di New Street, che hanno stimato un range per le attività di Iliad, il prezzo corretto dovrebbe essere molto diverso: 2,6 miliardi di euro, compreso il 50% di sinergie.
Considerando che New Street stima 600 milioni all’anno di efficienze per una fusione tra Tim Consumer e Iliad Italia per un totale di 6 miliardi (mentre Banca Akros è più prudente, con risparmi di costi e investimenti stimati per 5 miliardi), il prezzo implica addirittura una valutazione negativa per 400 milioni per le attività standalone di Iliad.
La stima «può sembrare bassa per una realtà che genera 300 milioni di ebitda» come Iliad Italia, riconoscono gli analisti inglesi, ma viene supportata da «capex rimasti costanti» nel 2024 «e i rinnovi degli accordi per lo spettro» da concretizzare. Certo, fonti finanziarie fanno notare che il report non prende in considerazione il fatto che Iliad per il momento continua a non inseguire la massimizzazione dei risultati finanziari in Italia, privilegiando gli investimenti per crescere ancora.
Chiaro che all’interno del processo valutativo potrebbero entrare logiche diverse, come sottolinea la stessa New Street. «Se Iliad venisse valutata a un multiplo di 6 volte l’ebitda, l’enterprise value sarebbe di 1,8 miliardi, a cui aggiungere il 50% delle sinergie per un prezzo di acquisizione di 4,8 miliardi».
Questo «rischio», concludono gli analisti, potrebbe essere generato da un governo talmente motivato a consolidare il mercato e mantenere il controllo indiretto del nuovo operatore, tanto da «strapagare le attività per far uscire Niel». (riproduzione riservata)