Nella conversione delle azioni di risparmio di Tim tanti investitori potrebbero trovare un tesoro. Dopo il via libera arrivato dall’assemblea dei soci della scorsa settimana, nelle prossime settimane il gruppo tlc guidato dal ceo Pietro Labriola avvierà il periodo per aderire alla conversione facoltativa delle rnc in azioni ordinarie.
C’è da scommettere che gli investitori più attenti, con gli istituzionali in prima fila, non si faranno scappare l’occasione: per ogni azione di risparmio consegnata volontariamente i cassettisti otterranno un'azione ordinaria e un conguaglio cash di 0,12 euro, mentre aspettando la conversione obbligatoria otterrebbero un premio di soli 0,04 euro.
L’operazione potrebbe costare al gruppo tlc oltre 700 milioni di euro. Gran parte della cifra, però, sarebbe dovuta essere comunque pagata per saldare gli arretrati sui dividendi privilegiati delle azioni di risparmio.
Scorrendo il verbale dell’assemblea speciale degli azionisti di risparmio – a cui ha partecipato il 50,8% degli aventi diritto, che hanno approvato sostanzialmente all’unanimità – si può calcolare chi incasserà il pacchetto, tra cash e azioni ordinarie, dal valore più rilevante. Certo, per valutare l’effettiva plusvalenza bisognerebbe conoscere il valore di carico, ma sia le ordinarie sia le risparmio non viaggiavano a livelli così alti dal 2018 e dall’annuncio della proposta di conversione a oggi hanno guadagnato rispettivamente il 15% e il 19%.
A guidare la lista c’è Davide Leone, il gestore fondatore della londinese Dl&Partners che a settembre 2024 aveva costruito sul mercato un pacchetto di oltre il 10% delle rnc (poi arrotondato intorno al 12%) che allora valeva 170 milioni. Una posizione forte che da un lato ha contribuito a costruire di un’operazione vantaggiosa per tutti i cassettisti e dall’altra ha agevolato la risoluzione di una questione aperta da anni per Tim.
Dalla conversione facoltativa Leone dovrebbe ottenere circa 88 milioni di euro cash e oltre 736 milioni di azioni ordinarie, pari a circa il 3% del capitale post-conversione e a poco meno di 430 milioni di euro agli attuali corsi di borsa.
Al secondo posto si trova Norges Bank: forte delle sue 310 milioni di azioni di risparmio, avrà 37 milioni cash e un pacchetto da oltre 180 milioni. Sul gradino più basso del podio si posizione invece i fondi di Vanguard: 253 milioni di rnc che equivalgono a 30 milioni cash e azioni per circa 148 milioni.
A completare la top 5 i veicoli di Syqant Capital e Verition Fund Management: il primo è un asset manager indipendente francese che è in possesso di 212 milioni di azioni di risparmio, che produrranno 30 milioni cash e ordinarie per poco meno di 145 milioni; il secondo è un hedge fund statunitense in controllo di 212 milioni di rnc, pari a 25 milioni di conguaglio e azioni per 123 milioni.
Nell’elenco dei cassettisti figura anche Poste Italiane, primo azionista del gruppo con il 27,3% delle ordinarie e titolare di oltre 106 milioni di rnc. Dalla conversione il gruppo guidato dall’ad Matteo Del Fante produrrà 12,7 milioni cash.
Ma anche un pacchetto da oltre 60 milioni di euro di valore che, in caso di conversione integrale delle azioni di risparmio, equivarrà a poco meno dello 0,5% del capitale sociale del gruppo Tim, mitigando così la diluizione.
Scorrendo il resto della lista, emergono altri nomi di primo piano con quote che, tra cash e pacchetti di ordinarie, varranno tra i 50 e i 20 milioni di euro: dal Crédit Industriel et Commercial ai veicoli della Royal Bank of Canada, dai fondi di Axa, Azimut, Banca Medioanum e Generali fino ad arrivare a Mediobanca. (riproduzione riservata)