Davide Leone entra nel capitale di Tim. Il gestore italiano fondatore dell’hedge fund londinese Dl&Partners ha rastrellato il 10% delle azioni di risparmio del gruppo guidato da Pietro Labriola, che infatti hanno chiuso la seduta di ieri con un rialzo dell’1,41% a un soffio da 0,28 euro.
Il pacchetto in mano a Leone, quindi, ha un valore di poco inferiore a 170 milioni. Anche le Tim ordinarie hanno chiuso con un rialzo dell’1,3%, vicino a 0,25 euro.
A confermare l’ingresso di Dl&Partners ieri è stato un rappresentante della stessa società d'investimento britannica, contattato dalla Reuters dopo che sul mercato erano cominciate a circolare indiscrezioni sulle mosse del fondo, noto alle cronache finanziarie italiane per l’investimento nel Banco Bpm. Leone infatti è uno dei principali azionisti della banca guidata da Giuseppe Castagna, istituto di cui ha in portafoglio il 5,47% del capitale, fra azioni dirette (il 2,22%) e posizioni lunghe (3,25%), dietro ai francesi del Credit Agricole e davanti a Blackrock.
Leone ritiene che il settore delle tlc sia sottovalutato, così come lo era il comparto bancario quando nel 2017 entrò nel capitale del gruppo di Castagna. Inoltre il mercato della telefonia potrebbe essere alla vigilia di una fase di consolidamento in ambito Ue che potrebbe consentire l’estrazione di ulteriore valore dalle azioni Tim.
La mossa del gestore, però, potrebbe essere letta anche in ottica speculativa, dato che sulle azioni di risparmio di Tim rimane pendente il tema dei dividendi maggiorati arretrati e non pagati negli ultimi tre esercizi (dal 2021 al 2023) in quanto la capogruppo Tim spa ha chiuso in rosso. Secondo lo statuto di Tim, infatti, «gli utili netti risultanti dal bilancio regolarmente approvato, dedotta la quota da destinare a riserva legale, devono essere distribuiti alle azioni di risparmio fino alla concorrenza del 5% di 0,55 euro per azione». Facendo un calcolo, il dividendo privilegiato massimo distribuibile da Tim annualmente dovrebbe essere pari a 170 milioni. Se ha racimolato il 10%, significa che l’incasso annuale arriva fino a 17 milioni.
Gli azionisti di risparmio, inoltre, hanno un diritto di trascinamento del dividendo privilegiato per due anni. Il che significa che al primo utile di Tim spa, gli azionisti di risparmio avrebbero diritto al pagamento del dividendo maggiorato relativo a due esercizi precedenti a quello chiuso in utile. Potenzialmente, insomma, nella migliore delle situazioni possibili per il finanziere italiano, la Dl&Partners potrebbe racimolare fino a 34 milioni di dividendi privilegiati arretrati, a cui aggiungere altri 17 milioni per l’anno chiuso in utile. In totale, quindi, 51 milioni.
Un caso di scuola difficilmente realizzabile con il solo business ordinario? In realtà potrebbe diventare più concreto con il pagamento di eventuali earn out o altri incassi straordinari. In ogni caso la mossa di Leone rappresenta un tentativo di speculazione di segno opposto su Tim rispetto alle posizioni ribassiste aperte sul titolo (in versione ordinaria) negli scorsi mesi e che scommette su una svolta positiva per i conti del gruppo. (riproduzione riservata)