Il miliardo di euro in arrivo nelle casse di Tim sui contributi compensativi del canone versato allo Stato accelera i cantieri della conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie. È un’operazione più volte ipotizzata negli anni, ma mai portata a termine e che il mercato attende dai tempi della privatizzazione dell’ex monopolista telefonico.
Convocato in maniera lampo, il consiglio di amministrazione della compagnia guidata da Pietro Labriola ha proposto ai suoi soci la conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie e la riduzione volontaria del capitale sociale (a 6 miliardi) con un rapporto pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, più un conguaglio in denaro di 0,12 euro per azione. I soci sono chiamati al voto il 28 gennaio in assemblea.
Ha inoltre previsto la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio eventualmente in circolazione al termine del periodo per l’esercizio della conversione facoltativa in azioni ordinarie Telecom Italia, sulla base di un rapporto di conversione pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio, più un conguaglio in denaro pari a complessivi 0,04 euro per azione di risparmio.
Tim deve ancora pagare i dividendi (privilegiati) in arretrato agli azionisti delle Tim risparmio di due esercizi ((2023 e 2024 e quello attuale, 2025). Circa 170 milioni annui al massimo per esercizio che per tre complessivi porta il conto a mezzo miliardo di euro. Il premio offerto nella conversione tiene conto anche di questo.
L’ok dei soci avrebbe un impatto rilevante sulla struttura del capitale del gruppo, oggi caratterizzata dalla coesistenza di azioni ordinarie e di risparmio. Una doppia categoria che, secondo una parte del mercato, ha nel tempo inciso negativamente sulla liquidità del titolo e sulla valorizzazione complessiva della società. Inoltre produce costi di gestione.
La conversione comporterebbe l’azzeramento dei privilegi patrimoniali delle risparmio, a partire dal dividendo maggiorato, a fronte dell’attribuzione del diritto di voto. Il possibile riassetto arriva in una fase finanziariamente più favorevole per il gruppo.
La vittoria giudiziaria di lungo corso (iter iniziato nel 2000 su un provvedimento del 1998) contro lo Stato italiano, destinata a tradursi in un beneficio straordinario stimato in circa 1 miliardo di euro, rafforza la posizione patrimoniale di Tim che può quindi permettersi di mettere mano alla propria architettura finanziaria.
Il board ha cooptato anche il notaio Lorenzo Cavalaglio al posto del dimissionario Umberto Paolucci che era entrato in cda in occasione dell'assemblea 2024 insieme all’ex Tim Stefano Siragusa. Il 10 dicembre l’ex Microsoft si era dimesso dagli incarichi, con effetto dal primo gennaio 2026, per motivi professionali.
La possibile semplificazione della struttura azionaria è un progetto presentato la prima volta in assemblea già nel 2015, quando le azioni di risparmio valevano circa 0,92 euro e la proposta fu bocciata in assemblea da Vivendi perché, a suo dire, il concambio era inadeguato.
Il board aveva messo sul piatto un rapporto di conversione pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, con pagamento di un conguaglio di 9,5 centesimi per ciascuna azione nonché la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in circolazione al termine del periodo per l'esercizio della conversione facoltativa, sulla base di un rapporto di conversione pari a 0,87 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio, senza pagamento di alcun conguaglio e senza riduzione del capitale sociale.
Il momento non potrebbe essere più favorevole anche dal punto di vista dell’assetto azionario. Oggi Vivendi è uscita dal capitale e il nuovo socio di riferimento, Poste che è salita al 27,23% proprio per effetto dell'acquisizione del 2,51% di proprietà dei francesi, vuole scendere in fretta sotto la soglia dell'opa.
Per convincere anche i principali azionisti, Davide Leone con il 12,15% del capitale risparmo e Ivan Martin (Magallanes) con il 3,52%, cruciale è il concambio, individuato ora in 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, più un conguaglio in denaro di 0,12 euro per azione. La parola ai soci il 28 gennaio. (riproduzione riservata)