Prosegue il percorso di risanamento di The Italian Sea Group. Il gruppo della nautica di lusso ha comunicato di aver depositato presso il Tribunale di Firenze la prima relazione mensile sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria al 30 giugno 2026, prevista nell'ambito della procedura di composizione negoziata della crisi avviata il 1° luglio. I dati, precisa la società, sono preliminari, redatti secondo i principi contabili internazionali Ifrs e non sottoposti a revisione legale.
Al 30 giugno il totale dell'attivo è pari a 235,9 milioni di euro, mentre il patrimonio netto resta negativo per 392,3 milioni. Le disponibilità liquide scendono a 2,6 milioni dai 15,9 milioni di fine 2025. Sul fronte economico, i ricavi operativi ammontano a 57,9 milioni di euro, a fronte di costi operativi per 89,2 milioni. Il risultato operativo è negativo per 25,3 milioni, mentre la perdita del periodo si attesta a 15,8 milioni di euro.
La società segnala inoltre che, al 30 giugno, tutti i debiti verso le banche per mutui a lungo termine sono stati riclassificati tra le passività finanziarie correnti a seguito del mancato pagamento delle rate e della situazione di moratoria e stand still in corso. Precisa inoltre che la perdita del periodo beneficia di un provento fiscale di circa 15 milioni di euro derivante dalla presentazione delle dichiarazioni integrative Ires e Irap per il 2024.
L'aggiornamento arriva mentre resta aperto il dossier sul futuro del gruppo controllato da Giovanni Costantino. Ieri Sri Global Limited — holding controllata al 52% da Giulio Gallazzi e partecipata al 48% da Finvacchi Srl, la società di investimento di Bernardo Vacchi (fratello minore di Gianluca Vacchi) — ha trasmesso al cda di Tisg e ai commissari giudiziali una manifestazione di interesse non vincolante per l'acquisizione del complesso aziendale del gruppo. Un segnale concreto per salvare il costruttore di superyacht di Marina di Carrara, che ha appena comunicato una perdita netta di 170,9 milioni di euro per il 2025 e un piano di rafforzamento patrimoniale fino a 290 milioni.
Dietro l'operazione ci sono Giulio Gallazzi, 62 anni, bolognese, fondatore e ceo di Sri Group — una holding internazionale con sede principale a Londra e uffici a Milano e Roma, che controlla diciassette società operative, finanziarie e industriali in quindici Paesi. Nel suo palmares di consigliere di amministrazione figurano nomi come Tim, Ansaldo Sts Hitachi, Astm del gruppo Gavio, Danieli e Mfe-MediaForEurope, dove siede dal 2018.
È inoltre tra i principali azionisti di Etro, il brand del lusso e della moda italiana (assieme a L Catterton), e della Banca del Fucino, di cui è consigliere. Non manca un precedente rilevante nella gestione delle crisi: nel 2016-2018 fu nominato su indicazione degli organi di vigilanza presidente di Banca Carige per traghettarla verso una nuova governance.
Bernardo Vacchi porta invece competenze industriali attraverso Finvacchi, la sua holding di investimento. Insieme i due gruppi possono contare su circa 500 milioni di euro di asset under management — una dotazione che segnala capacità finanziaria concreta, anche se l'offerta resta per ora non vincolante e subordinata al completamento della due diligence. (riproduzione riservata)