Tesla chiude il primo trimestre del 2025 con un crollo dell’utile netto del 71% e il fondatore Elon Musk, davanti a un’azione quasi dimezzata rispetto al picco di dicembre 2024, annuncia che da maggio spenderà molto meno tempo al Doge (Dipartimento per l’efficienza del governo) per concentrarsi di più sulla gestione delle sue numerose aziende (anche SpaceX, xAI e Neuralink). Come il mercato auspicava da tempo.
«Continuerò a lavorare con il team del Doge per il resto del mandato del presidente per assicurarmi che sprechi e frodi non si verifichino più», ha dichiarato il miliardario. Il Doge sul suo stesso sito web sostiene di aver fatto risparmiare ai contribuenti statunitensi circa 160 miliardi di dollari. Ora Musk ha completato il suo lavoro e vi si dedicherà «un giorno o due a settimana. Finché Trump lo vorrà». È bastato questo a far rimbalzare il titolo del produttore di veicoli elettrici nelle contrattazioni after-hours a Wall Street del +5,24% (+4,60% durante la seduta) e al pre-mercato del 6,6%.
Questo anche se i conti hanno deluso il mercato. L’utile netto di Tesla è crollato del 71% a 409 milioni di dollari, sotto le stime degli analisti come i ricavi, scesi del 9% a 19,34 miliardi (21,11 miliardi le previsioni). E soprattutto quelli dell’auto sono precipitati del 20%. Inoltre il gruppo dell’auto elettrica ha detto che dovrà rivedere le sue previsioni di crescita entro tre mesi perché è «difficile misurare l'impatto del cambiamento della politica commerciale globale sulle catene di approvvigionamento automobilistico ed energetico». A causa dei dazi voluti dall’amministrazione Trump, Tesla ha avvertito che «il cambiamento del sentiment politico potrebbe avere un impatto significativo sulla domanda dei nostri prodotti nel breve termine».
A questo proposito Musk ha ribadito che «continuerà a raccomandare dazi più bassi anziché più alti» ma «questa decisione spetta a chi è eletto, al presidente degli Stati Uniti». Tesla usa componenti dall’estero, a cominciare da un 20% dal Messico, che possono ricadere sotto tariffe del 25% e ha messo in pausa alcune importazioni di componenti provenienti dalla Cina dopo che i dazi statunitensi su Pechino sono saliti al 145%.
Tesla conta di lanciare un'auto più economica nella prima metà del 2025, utilizzando le piattaforme e le linee di assemblaggio esistenti. La scorsa settimana Reuters ha riferito che il piano di un modello più accessibile include una versione ridotta e prodotta negli Stati Uniti del suo suv elettrico più venduto, la Model Y, ma il lancio della produzione sarà ritardato di qualche mese.
Mentre il lancio della flotta di robotaxi ad Austin, in Texas, a giugno è ancora in corso. L'azienda sta cercando di ottenere le approvazioni normative, ma ci sono preoccupazioni sulla sicurezza e sui rischi di controversie legali che potrebbero derivare dall'impiego di una tecnologia senza conducente non provata sulle strade pubbliche. Musk si aspetta che milioni di Tesla funzionino in modo completamente autonomo entro la seconda metà del 2026.
I modelli economici e i robotaxi sono fattori chiave per le prospettive dell’azienda, secondo Mizuho che, però, post trimestrale deludente, ha tagliato il target price sul titolo Tesla da 375 a 325 dollari, mantenendo, comunque, un rating positivo: outperform (il consenso Bloomberg vede 33 rating buy, 15 hold e 13 sell con un target price medio a 303,72 dollari sopra il prezzo di chiusura del 22 aprile a 237,97 dollari). Mizuho ha previsto che le consegne del gruppo nel 2025 diminuiranno dell’8% rispetto al 2024, ma anche che la produzione migliorerà mentre l’azienda aggiorna la Model Y. Tesla dovrebbe, quindi, rimanere leader nel settore dei veicoli elettrici negli Stati Uniti, il che potrebbe aiutare a compensare alcune perdite di mercato in Cina.
È chiaro che il futuro, non il presente, è il vero motore del titolo, a detta di Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Il problema, però, è che questo presente inizia a pesare: il 14 aprile 2025, Tesla ha incrociato il suo 13° Death Cross dalla quotazione», ha notato Debach. Si ricorda che il death cross si verifica quando la media mobile a breve termine (di solito quella a 50 giorni) scende sotto la media mobile a lungo termine (spesso quella a 200 giorni). Questo incrocio è considerato negativo e può indicare che i prezzi potrebbero continuare a scendere.
Un segnale tecnico che, in apparenza, si aggiunge a una lunga cronaca di volatilità. Storicamente, dopo un Death Cross, Tesla ha spesso proseguito la discesa: in 5 casi su 12, il drawdown ha superato il -25%. A rendere tutto più emblematico è l’entità del ribaltamento: +82% di performance massima tra due trimestrali (dal terzo trimestre del 2024 al quarto trimestre del 2024), seguita in meno di tre mesi dalla discesa più brusca degli ultimi dieci anni, precisa l’esperto di eToro.
«Un passaggio da best performer a worst drawdown che fotografa con precisione la fragilità di un titolo alimentato più da storytelling che da contabilità», aggiunge Debach. Quando la narrativa non trova più ancoraggio nei fondamentali, l’asimmetria si inverte: il pricing power svanisce, ma la reputazione continua a prezzare. «E Tesla, in questo momento, sconta proprio quel differenziale: tra ciò che promette e ciò che il mercato - sempre meno paziente -inizia a chiedere», avverte Debach. E questo perché Musk «è ancora capace di fare quello che pochissimi leader sanno fare: costruire consenso quando i numeri non bastano, e il suo prossimo ritorno al volante è quello che gli investitori si aspettavano». (riproduzione riservata)