Due mesi fa gli esperti di AlphaValue erano rimasti sorpresi per la performance da inizio anno del settore europeo delle telecomunicazioni. All'epoca, i mercati avevano ancora una mentalità positiva riguardo alle politiche del presidente statunitense, Donald Trump, il che significava che non c'era una reale motivazione per puntare su titoli difensivi. Dopo l'impennata e il crollo legati all’altalenante strategia sui dazi dell’amministrazione statunitense, le telco stanno puntando in alto e, addirittura, si sono rivelate le migliori performer nell'ultima settimana di contrattazioni.
Ma per una volta non è il colosso tedesco Deutsche Telekom (rappresenta circa un terzo della capitalizzazione di mercato del settore, +6% nella settimana) a guidare il gruppo, ma attori più piccoli: United Internet (+16%, trainata dall'accelerazione di Ionos), Vodafone (+13% nonostante i risultati mediocri in Germania) e Orange (+8%, senza una ragione evidente). In effetti, il miglioramento del sentiment è generalizzato, con l’unica eccezione di Hellenic Telekom che è rimasta indietro.
Da inizio anno, il settore ha guadagnato quasi il 22%. Cosa ha guidato questa rinascita? «Due mesi fa avevamo suggerito che i regolatori sarebbero stati un po’ più favorevoli al consolidamento del settore: Vodafone ha la sua fusione nel Regno Unito con Three, Sfr/Altice è sul mercato e con tutta probabilità finirà nelle mani di uno degli altri tre operatori francesi, United Internet sta rafforzando la sua partecipazione in 1&1, Xavier Niel sta costruendo un piccolo impero transfrontaliero (Free in Francia, Tele2 in Svezia, Millicom in Colombia, Iliad Italia), costringendo così le telco europee, finora concentrate sul mercato interno, a ripensare le proprie strategie e a crescere tramite acquisizioni», sottolineano gli esperti di AlphaValue.
È anche possibile che i regolatori europei siano disposti a sostenere le telco del continente nella loro battaglia per catturare l’attenzione degli utenti, in competizione con i grandi colossi tecnologici americani, ora che la tv tradizionale è scomparsa e i consumatori si sono spostati verso TikTok e le piattaforme di streaming. «Se poi la crisi tariffaria dovesse intensificarsi, non è da escludere che l’Europa diventi più esigente nel far rispettare i regolamenti Dma e Dsa, limitando così l’influenza di alcuni servizi media e di dati statunitensi e aprendo nuove opportunità di business per gli operatori europei. Si tratta, tuttavia, di una considerazione puramente speculativa», precisano gli analisti di AlphaValue.
Il settore telco non è più a buon mercato: il premio per il rischio si è ridotto. In quanto settore che distribuisce dividendi, i rendimenti previsti per il 2025 sono scesi al 4,2% rispetto al oltre il 5% di non molto tempo fa. Le telco si trovano chiaramente a competere con i ricchi dividendi del settore finanziario. Dal punto di vista della crescita degli utili, però, il comparto resta comparabilmente interessante, sostengono ad AlphaValue.
Un ulteriore interesse degli investitori potrebbe, quindi, portarlo presto in una fascia di valutazione elevata. AlphaValue vede ancora un allettante potenziale di rialzo combinato del 19%, ma questo è in gran parte dovuto a modelli discounted cash flow che non riescono a cogliere il ritardo del settore nell’effettivo recepimento dell’effetto leva positivo di minori capex e prezzi in rafforzamento.
La rinnovata competizione sui prezzi in Francia, con quattro operatori, di cui uno – Sfr – non è in grado di pagare i propri creditori potrebbe essere interpretata come un primo campanello d’allarme», avvertono gli analisti di AlphaValue che hanno un rating buy su Vodafone (upside del 27,3%), Telefonica (upside del 32,4%), Cellnex (upside del 37,5%), United Internet (upside del 36,6%), Proximus (upside del 51,4%), Ses (upside del 42,5%).
Invece, hanno un rating add su Deutsche Telekom (upside del 17,3%), Orange (upside del 19,7%), Swisscom (upside del 12,6%), Telenor (upside del 13,7%), Kpn (upside del 9,95%), Telia (upside del 14,5%), Elisa (upside del 15,1%), Hellenic Telecom (upside del 16,2%), A1 Telekom (upside del 13,2%), Millicom (upside del 12,3%) ed Eutelsat (upside del 17,6%). Sull’italiana Tim il rating è reduce (-12,2% di downside). (riproduzione riservata)