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Bce, il falco Isabel Schnabel apre al rialzo dei tassi e si candida alla presidenza dopo Lagarde
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Bce, il falco Isabel Schnabel apre al rialzo dei tassi e si candida alla presidenza dopo Lagarde

08 dicembre 2025, 10:44 Ultimo aggiornamento: 17:46

Per i mercati ora salgono la probabilità di una stretta. Un taglio però resta ancora possibile secondo altri membri del consiglio. Olli Rehn spiega a Milano Finanza che i rischi di inflazione sono leggermente orientati al ribasso | L'intervista esclusiva a Rehn

I banchieri centrali della Bce hanno opinioni differenti sulla direzione dei tassi. Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo, si è detta «a suo agio» con aspettative di mercato di un aumento dei tassi come prossima mossa della Bce «anche se non nell’immediato futuro». 

Schnabel, falco tedesco del board, ha ribadito a Bloomberg che i tassi sono «in una buona posizione», come più volte detto dalla presidente Christine Lagarde, ma ha aggiunto: «In assenza di shock di maggiore entità, prevedo che rimarranno tali per qualche tempo. La distribuzione dei rischi di inflazione si è spostata al rialzo».

In altri termini secondo Schnabel (che si è detta «pronta» alla presidenza Bce, se le fosse chiesto di prendere il posto di Lagarde) i tassi hanno raggiunto il livello minimo all’attuale 2% e in futuro risaliranno. 

I mercati scontano ora una probabilità del 25% di un aumento dei tassi dello 0,25% entro dicembre 2026. I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti oggi di 7-8 punti base nei maggiori Paesi Ue nelle scadenze a due e dieci anni.

Ma per la Bce un altro taglio è ancora possibile

La visione di Schnabel contrasta però con quella di diversi altri membri del consiglio Bce secondo cui la banca centrale deve restare aperta a ogni possibilità, perciò anche a quella di un ulteriore taglio dei tassi, se i dati economici lo richiederanno. Lagarde ha perciò osservato che la posizione Bce sui tassi è «buona ma non fissa».

In un’intervista a Milano Finanza Olli Rehn, governatore finlandese e candidato alla vicepresidenza Bce, ha precisato di porre «particolare enfasi sulle parole “non fissa”». Rehn, a differenza di Schnabel, ritiene che i rischi sull’inflazione siano «leggermente orientati al ribasso nel medio termine», a causa dei prezzi dell’energia relativamente bassi, dell’apprezzamento dell’euro e delle previsioni di un rallentamento dell’inflazione nei servizi e nei salari.

Le parole di Rehn

Inoltre, mentre Schnabel ha mostrato un forte ottimismo sull’economia europea, Rehn ha ricordato che, nonostante la resistenza, l’aumento del pil è stato finora modesto. Di conseguenza per il banchiere centrale di Helsinki la politica monetaria non deve «mai procedere con il pilota automatico», ma al contrario deve essere pronta a nuovi interventi con l’obiettivo di mantenere il target di inflazione al 2% nel medio termine.

L’obiettivo sul carovita, ha sottolineato il governatore finlandese, è «simmetrico», quindi sono da considerare «ugualmente indesiderabili le deviazioni sia al rialzo che al ribasso».

Schnabel ha detto di non essere preoccupata per «piccoli» spostamenti dell’inflazione rispetto al target del 2%, ma Rehn ha ricordato che «se l’inflazione sia sufficientemente vicina al target oppure no, questo dobbiamo valutarlo a ogni riunione».

In questa prospettiva, secondo il governatore finlandese, la Bce non dovrebbe imporsi «vincoli non necessari nella politica monetaria, né asticelle (bars) né limiti minimi (floors)». Proprio Schnabel in passato ha invece ipotizzato l’esistenza di una «asticella alta» per un altro taglio dei tassi, prima di parlare esplicitamente di una possibile stretta.

La posizione francese

Anche il governatore francese François Villeroy de Galhau ha espresso nei giorni scorsi una linea diversa rispetto a quella di Schnabel, indicando come «idea sbagliata» l’ipotesi che «l’asticella per cambiare i tassi si sia alzata».

Per Villeroy «anche lievi ma persistenti deviazioni dal target possono influenzare l’ancoraggio delle aspettative di inflazione», quindi la Bce dovrebbe valutare di agire anche in presenza di piccoli scostamenti: «Non escludiamo alcuna azione». Il governatore francese ha ricordato che il target non è più quello di un carovita «sotto ma vicino al 2%», ma è «pienamente simmetrico», come evidenziato anche da Rehn.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha persino proposto di modificare il target Bce: «Non possiamo permettere che l’inflazione sia il nostro unico obiettivo, bisogna considerare anche crescita e occupazione». Intanto i mercati scontano una probabilità di quasi il 90% di un taglio dei tassi il 10 dicembre da parte della Fed. (riproduzione riservata)



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