Bank of America prevede un altro taglio dei tassi da parte della Bce a marzo, mentre la Fed dovrebbe ridurli a giugno e a luglio, dopo la nomina di un presidente più colomba da parte di Donald Trump. Quanto all’Italia, Bofa ritiene che sia finito il periodo di andamento dell’economia migliore rispetto al resto dell’Eurozona. È questo il quadro fatto ieri da Chiara Angeloni, economista della banca americana, in un incontro a Milano.
Le previsioni di Bofa sulla Bce si allontanano da quelle medie di mercato (che non prevedono nuove sforbiciate) e da quelle del membro del comitato esecutivo Isabel Schnabel, che nei giorni scorsi ha parlato di un rialzo come prossima mossa Bce, anche se non nell’immediato futuro.
«Riteniamo che sia più probabile vedere altri due tagli, invece di un rialzo come quello segnalato da Schnabel», ha detto Angeloni. «Questa settimana la Bce non si muoverà, ma ci aspettiamo un altro taglio a marzo perché nel primo trimestre 2026 l’inflazione dovrebbe restare sotto il target del 2%».
Bofa ritiene, come ha detto il capoeconomista Bce Philip Lane, che la trasmissione della politica monetaria si sia in parte deteriorata, anche a causa di un inasprimento non desiderato delle condizioni finanziarie. Ma soprattutto, ha osservato Angeloni, il mercato stima in modo contraddittorio un’inflazione sotto il target nei prossimi sei anni, ma un rialzo dei tassi a fine 2026.
In questo quadro, secondo Bofa giovedì la Bce potrebbe pubblicare un’attesa di inflazione sotto il 2% anche nel 2028. «È difficile risultare credibili con proiezioni sotto l’obiettivo», osserva Angeloni ricordando che nonostante ciò la presidente Christine Lagarde ha detto più volte che la banca centrale è «in una buona posizione».
Secondo Bofa l’inflazione dell’Eurozona sarà all’1,6% nel 2026 e all’1,8% nel 2027, includendo l’ipotesi di un taglio a marzo. Perciò questi valori previsti da Bofa, già inferiori al 2%, sarebbero ancora più lontani dal target in assenza di nuove riduzioni dei tassi. Per la banca americana, la crescita del pil nell’Eurozona sarà dell’1% l’anno prossimo e dell’1,4% in quello successivo.
Quanto alla Fed, secondo Angeloni «è ragionevole prevedere che il nuovo presidente abbia un orientamento più colomba rispetto a Jerome Powell, perciò abbiamo indicato due tagli che in gran parte non sono legati all’andamento dell’economia. La Fed sarà più attenta al mercato del lavoro invece che all’inflazione» che sarà «sopra il 3% fino a metà 2026 per effetto dei dazi».
Il rischio per la banca centrale, secondo l’economista, è quello di errori nella politica monetaria e una perdita di indipendenza che «potrebbe portare i tassi di lungo periodo ad impennarsi». BofA stima una crescita del pil Usa del 2,4% l’anno prossimo, grazie anche alla politica fiscale e al calo dei tassi.
Riguardo all’Italia, la banca americana prevede un aumento del prodotto interno lordo dello 0,7% nel 2026. «L’economia italiana sarà caratterizzata dalla fine dell’overperformance rispetto alla media dell’Eurozona», ha osservato Angeloni.
Secondo l’analisi di Bofa, l’Italia ha fatto meglio degli altri Paesi dell’area tra il 2020 e il 2024 soprattutto grazie all’effetto del Superbonus e del Recovery Plan, ma in futuro sarà necessario capire di quanto il Pnrr ha aumentato il pil potenziale del Paese.
Quanto alle finanze pubbliche, Angeloni ha osservato che ha stupito la discesa del deficit, che sarà sotto il 3% anche l’anno prossimo, ma resta il punto debole dell’alto debito pubblico che aumenterà fino al 2027 come conseguenza del Superbonus.
Lo spread Btp-Bund è calato in modo significativo negli ultimi mesi, ma BofA ricorda che è anche l’effetto dell’aumento dei tassi del Bund decennale che dovrebbero essere al 2,75% a fine 2026 secondo le attese della banca americana. (riproduzione riservata)