La Bce lascia i tassi invariati, anche se alcuni membri del consiglio direttivo avrebbero preferito tagliare già nella riunione dell’11 aprile. La banca centrale ha comunque indicato, per la prima volta in modo esplicito, la probabile riduzione dei tassi. La manovra, salvo variazioni rilevanti nello scenario economico, si materializzerà a giugno.
Così la Bce si dovrebbe muovere in anticipo rispetto alla Fed. La banca centrale Usa, secondo le attese di mercato, potrebbe intervenire più avanti sui tassi a causa di una crescita più forte e di un’inflazione più alta e persistente negli Stati Uniti (al 3,5% a marzo). Nell’Eurozona invece il carovita è sceso anche a marzo (al 2,4%) e i rischi sul pil «sono orientati al ribasso», come ha rilevato anche ieri la Bce.
I mercati giudicano all’80% la probabilità di un taglio dei tassi a giugno. La percentuale è rimasta invariata dopo gli ultimi dati sull’inflazione americana che hanno spaventato gli investitori. Nei giorni precedenti gli operatori erano certi al 100% del taglio.
La presidente Bce Christine Lagarde ha chiarito che Francoforte «non dipende dalla Fed» e ha ricordato che Eurozona e Stati Uniti vivono in un contesto differente in termini di inflazione e politiche fiscali. Le decisioni Fed avranno un impatto sull’economia europea che sarà considerato nelle nuove proiezioni macro Bce di giugno.
Lagarde ha comunque precisato che gli Usa possono influenzare l’Eurozona attraverso «differenti canali, non solo quello del cambio». L’impatto sarà in parte restrittivo (a causa dell’aumento dei tassi di mercato importato dagli Usa) e in parte espansivo (a causa del deprezzamento dell’euro che ieri è sceso a 1,07 dollari). «Non è chiaro se l’effetto netto sarebbe un allentamento delle condizioni finanziarie tale da ridurre la propensione della Bce a ridurre i tassi», ha rilevato Unicredit.
Le nuove proiezioni potrebbero rendere più chiaro il quadro. In ogni caso sarà da valutare anche il possibile rinvio dei tagli della Fed, considerando che l’aumento dell’inflazione Usa è stato comunque lieve rispetto alle attese (3,5% invece di 3,4%) e che l’incremento potrebbe non essere visibile nell’indice sui prezzi preferito dalla banca centrale Usa (il Pce, Personal Consumption Expenditures).
Lagarde ha ripetuto più volte quanto scritto nel comunicato del consiglio direttivo, secondo cui «sarebbe opportuno ridurre il livello di restrizione della politica monetaria» se «aumenterà la fiducia» sul calo dell’inflazione. Se non ci saranno sorprese al rialzo sui prezzi, il primo taglio sarà a giugno.
Lagarde non ha dato indicazioni sulle mosse future e ha sottolineato soltanto che la Bce è «dipendente dei dati» e «non si sta impegnando in anticipo riguardo a un particolare percorso dei tassi». L’ipotesi di un secondo taglio a luglio, dopo quello di giugno, resta aperta. Per Citi «sarà difficile giustificare» una pausa a luglio.
I mercati ieri scommettevano su tre tagli quest’anno per un totale di 75 punti base, ma alcuni economisti puntano su quattro interventi. Per quanto riguarda gli Usa, gli operatori vedono al 50% un primo taglio a luglio e al 100% a settembre.
Ieri Piazza Affari ha chiuso in calo dello 0,96%. I tassi dei titoli di Stato italiani a dieci anni sono saliti di 7 punti base (al 3,87%), quelli tedeschi di 3 punti base (al 2,46%). I rendimenti italiani a due anni sono aumentati di 3 punti base (al 3,49%), quelli tedeschi sono rimasti invariati (al 2,95%).
In tema di spread ieri Lagarde ha ricordato che una procedura per deficit eccessivo (come quella che potrebbero subire Italia e altri Paesi Ue) non escluderebbe necessariamente l’intervento dello scudo Bce (il cosiddetto Tpi) in caso di necessità.
Tornando all’outlook sui prezzi, la Bce ha osservato che l’inflazione ha continuato a diminuire grazie alla riduzione dei dati su cibo e beni. Inoltre «la crescita dei salari si sta gradualmente moderando», nonostante i valori più alti della media in Germania, e le imprese «stanno assorbendo parte dell’aumento del costo del lavoro nei profitti». Tuttavia la Bce teme le pressioni interne sui prezzi che «sono forti e mantengono alta l’inflazione nei servizi».
Per la banca centrale comunque «l’inflazione fluttuerà intorno ai livelli attuali nei prossimi mesi e poi scenderà verso l’obiettivo l’anno prossimo», con un ritorno al 2% a metà 2025. Eventuali balzi nei dati potrebbero essere legati ai prezzi dell’energia. Diversi economisti tuttavia prevedono una discesa più rapida dell’inflazione rispetto alle attese Bce. (riproduzione riservata)