I salari in Germania stanno crescendo più che negli altri Paesi europei, soprattutto a causa degli aumenti nel settore pubblico. Così anche i dati sugli stipendi negoziati nell’Eurozona potrebbero aumentare. Di conseguenza la Bce, che osserva i salari con particolare attenzione, potrebbe essere più cauta nel ciclo di tagli dei tassi. La prima riduzione di giugno non appare in discussione, anche se ieri gli operatori hanno stimato la mossa all’80% di probabilità, invece che al 100% dei giorni scorsi, a causa dell’inflazione Usa. Ma le politiche salariali di Berlino rischiano di provocare decisioni più restrittive da parte della Bce in grado di pesare sull’economia dell’intera Eurozona.
Gli ultimi dati dell’ufficio di statistica tedesco Destatis, riportati da Citi e Haver, hanno mostrato che i salari negoziati in Germania sono saliti a marzo del 9,7% su base annua (includendo le variazioni una tantum). L’incremento è dovuto soprattutto all’andamento degli stipendi pubblici che sono saliti del 13,5%, anche a causa della debolezza della coalizione di governo a fronte degli scioperi nel comparto.
Le conseguenze potrebbero farsi sentire anche negli altri Paesi attraverso la politica monetaria. Dopo i dati tedeschi, Citi si aspetta un aumento dei salari negoziati nell’Eurozona al 4,6% nell’Eurozona, un valore «molto superiore» a quello atteso in precedenza. In questo caso ci sarebbe un rialzo rispetto al +4,5% del quarto trimestre del 2023 che aveva rappresentato una discesa rispetto al +4,7% del terzo. Giada Giani, economista di Citi, ha osservato che i dati tedeschi sono un rischio per il rallentamento degli stipendi nel primo trimestre 2024.
L’importanza degli stipendi negoziati per le mosse Bce è stata evidenziata nei giorni scorsi dalla presidente Christine Lagarde. Il taglio dei tassi di giugno, dopo la pausa che sarà decisa nel consiglio direttivo di oggi, sembra quasi certo. Ma i falchi, in primis quelli tedeschi, potrebbero rilanciare i timori sull’aumento dei salari in vista delle mosse successive della Bce, anche in seguito al rinvio sempre più probabile del taglio da parte della Fed.
Citi prevede un aumento dei salari inferiore in Italia nel primo trimestre 2024 (+2,6%) e in Spagna (2,8%), mentre sarebbe oltre la media in Germania (+5,6%), Olanda (+6,7%) e Austria (+8,2%). Per i Paesi del Sud la buona notizia è il recupero di competitività. Ma i rialzi degli stipendi nel Nord Europa potrebbero causare una politica monetaria più restrittiva.
In ogni caso secondo Giani la disinflazione proseguirà. Il recente aumento dei prezzi del petrolio e di altre materie prime non spaventa. Per Citi l’inflazione dell’Eurozona dovrebbe scendere all’1,7-1,8% tra agosto e settembre, con una lieve risalita a fine anno e una discesa sotto l’obiettivo Bce del 2% nel 2025, con valori compresi tra l’1,6 e l’1,8%. (riproduzione riservata)