Il cammino della Bce nelle prossime due riunioni del consiglio direttivo sembra segnato. Giovedì ci sarà l’ultima pausa sui tassi, poiché molti banchieri centrali preferiscono aspettare altri dati sull’inflazione e quelli sui salari in arrivo a fine maggio. Invece i mercati considerano ormai certo il primo taglio a giugno, quando saranno pubblicate le nuove proiezioni macro.
Perciò l’attenzione degli analisti giovedì sarà focalizzata sulle parole della presidente Bce Christine Lagarde, in particolare riguardo al ritmo dei tagli dopo giugno.
Lagarde ha evidenziato nei giorni scorsi che le decisioni della Bce resteranno «riunione per riunione» e «dipendenti dai dati». Questo implica che «anche dopo il primo taglio dei tassi non possiamo impegnarci a un particolare percorso sui tassi», ha detto Lagarde. Non bisogna perciò aspettarsi giovedì comunicazioni troppo nette, ma piuttosto informazioni su come la banca centrale risponderà ai nuovi dati su inflazione e salari (la cosiddetta «funzione di reazione»).
I banchieri centrali Bce hanno finora espresso visioni differenti sul ciclo di tagli dei tassi di quest’anno. Il falco olandese Klaas Knot ha indicato una preferenza per riduzioni nelle riunioni nelle quali Francoforte aggiornerà le proiezioni macro. Questo implicherebbe tre tagli di 25 punti base a giugno, settembre e dicembre. Così i tassi sui depositi scenderebbero dall’attuale 4% al 3,25%.
Sulla stessa linea il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha detto che il primo taglio non implicherà mosse analoghe nelle riunioni successive. Così Nagel vuole scongiurare aspettative troppo da colomba (dovish) dei mercati.
Altri governatori sono orientati verso tagli più rapidi e significativi. Il francese François Villeroy de Galhau e il maltese Edward Scicluna non hanno escluso un intervento neppure giovedì. Il greco Yannis Stournaras si è detto in favore di un doppio taglio a giugno e luglio.
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha sottolineato che «si stanno realizzando le condizioni per avviare un allentamento monetario». Il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone ha evidenziato che la Bce dovrà essere pronta a ridurre «rapidamente» l’orientamento restrittivo di politica monetaria.
Lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos e il portoghese Mario Centeno hanno espresso preoccupazioni per l’economia. I mercati prevedono tre-quattro riduzioni dei tassi quest’anno.
L’ipotesi di un ritmo più sostenuto di tagli è legata anche all’andamento positivo degli ultimi dati. L’inflazione nell’Eurozona è scesa oltre le attese dei mercati a marzo, arrivando al 2,4% dal 2,6% di febbraio. Anche l’inflazione core, cioè al netto di energia e cibo, è calata a marzo oltre le previsioni al 2,9%, dal 3,1% di febbraio. Soltanto il dato sui servizi ha mostrato una certa resistenza ma questo è avvenuto anche a causa delle festività pasquali, quest’anno a marzo.
Per quanto riguarda i salari, gli ultimi numeri hanno mostrato una frenata che non lascia prevedere un incremento inatteso. Al contrario, ieri un sondaggio della Bce ha mostrato che le imprese europee si aspettano nei prossimi mesi un aumento di salari e prezzi di vendita inferiore a quello previsto a novembre. Le aziende stanno riducendo i margini di profitto consentendo agli stipendi di salire senza causare inflazione.
Anche dopo i primi tagli, i tassi Bce rimarranno restrittivi e comprimeranno il pil dell’Eurozona, già fermo da più di un anno, a differenza di quanto avvenuto negli Usa. Visto il differente stato dell’economia, non sarebbe un problema una mossa della Bce prima di quella della Fed. Per Francoforte i rischi maggiori sembrano derivare piuttosto da manovre troppo lente nei prossimi mesi. (riproduzione riservata)