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Fisco & mattone

Tari, stop a tariffe sproporzionate per i non residenti

di Sergio Trovato
Milano Finanza - Numero 198 pag. 60 del 08/10/2022

Le amministrazioni comunali devono rispettare la par condicio nella gestione della Tari e non devono creare delle arbitrarie discriminazioni tra contribuenti. Non possono penalizzare i non residenti rispetto ai residenti, imponendo tariffe elevate per il pagamento della Tari, non correlate alla produzione dei rifiuti. L'ente, infatti, deve adottare un regolamento che rispetti il principio di proporzionalità. La tassa non può gravare in misura eccessiva e irrazionale su coloro che producono meno rifiuti. Lo ha sostenuto la commissione tributaria regionale della Toscana, sezione seconda, con la sentenza 26/2022. Per i giudici d'appello, «abitando i residenti con continuità nel territorio comunale, la logica vuole che gli stessi vi producano ben più rifiuti di coloro che invece, a parità di condizioni abitative, vi ci soggiornano solo per periodi di tempo limitati o saltuari». A maggior ragione «in una località turistica a vocazione balneare prettamente stagionale, dove è normale immaginare che i non residenti siano mediamente assenti per la maggior parte dell'anno». L'applicazione del metodo presuntivo, per la commissione regionale, «trova un limite laddove comporti che taluni contribuenti si facciano carico di costi manifestamente non commisurati ai volumi o alla natura dei rifiuti da essi producibili».

La ratio della decisione in esame è che la tassa, la quale ha la finalità di coprire i costi del servizio svolto in regime di privativa dall'amministrazione comunale, non può gravare in misura eccessiva e irrazionale su coloro che producono meno rifiuti. Anche il Consiglio di Stato, quinta sezione, con la sentenza 4223/2017, ha chiarito che il principio di proporzionalità, cui si deve conformare la discrezionalità amministrativa nell'individuazione delle tariffe, porta a ritenere non legittimo un criterio di determinazione che risulti più gravoso per le abitazioni dei non residenti rispetto a quelle di coloro che risiedono abitualmente nel comune. In effetti, è innegabile che i residenti producono più rifiuti rispetto a coloro che soggiornano negli immobili occupati solo per brevi periodi. I non residenti sono, normalmente, assenti per la maggior parte dell'anno. Va rilevato che la questione del trattamento fiscale dei contribuenti non residenti ha da diversi anni formato oggetto di dibattito. Anche riguardo al fatto che il pagamento della tassa deve essere rapportata al numero di coloro che occupano l'immobile. La Cassazione (sentenza 8383/2013) ha ritenuto legittima la determinazione della quota variabile della Tia (la stessa disciplina si applica alla Tari) per le seconde case in base al numero degli occupanti, desunto dalla superficie dell'immobile. Questa presunzione, per i giudici di legittimità, è ammessa qualora non sia possibile conoscere il numero dei soggetti che, di fatto, utilizzano l'immobile. Non è affatto irragionevole il criterio di commisurazione fondato sulla superficie del bene. Se la superficie è più ampia, presuntivamente maggiore è il numero di coloro che occupano l'immobile. Spetta al contribuente fornire la prova contraria, atta a dimostrare l'infondatezza della presunzione. In senso contrario si era espresso il Tribunale amministrativo regionale per la Sardegna (sentenza 551/2012), che ha giudicato ingiustificabile la suddetta presunzione, adottata solo perché il dato reale è difficile da accertare attraverso le risultanze anagrafiche. Può accadere, in effetti, che un immobile di notevole ampiezza sia utilizzato da un numero ristretto di occupanti. Il criterio adottato dall'ente locale, secondo il giudice amministrativo, dà luogo a una palese discriminazione tra residenti e non residenti, atteso che per i primi la tariffa è collegata a un elemento concreto, quello cioè del numero degli occupanti desunto dalle risultanze anagrafiche.

L'articolo 1, comma 641, della legge 147/2013 prevede che il presupposto della Tari sia il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte. Tutti i contribuenti sono tenuti al pagamento del tributo, tranne casi eccezionali.

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2257/2022, ha ribadito che le esclusioni dal pagamento della Tari vanno riconosciute in casi estremi e solo se previste dalla legge. I comuni, con regolamento, possono concedere esenzioni o altre forme di agevolazione. La produzione di rifiuti è sempre presunta, a meno che il contribuente non fornisca una prova contraria. La presunzione di produzione dei rifiuti può essere superata solo qualora vengano provati i fatti che rendono l'immobile insuscettibile di produrre rifiuti. Per la Suprema Corte non possono essere considerate prove idonee a contrastare la presunzione di legge né la risoluzione del rapporto di locazione né il distacco delle utenze, che rientrano nelle scelte del proprietario, dell'occupante o del detentore. E' necessario presentare all'ente una dichiarazione e produrre documenti idonei a dimostrare le obiettive condizioni di inutilizzabilità dell'immobile. (riproduzione riservata)

*(avvocato)



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