La riduzione Irpef prevista dalla Legge di Bilancio bollinata dal governo di Giorgia Meloni coinvolgerebbe poco più di 14 milioni di contribuenti, con un beneficio annuo pari in media a circa 230 euro. Le famiglie beneficiarie sarebbero circa 11 milioni (44% delle famiglie residenti) e il beneficio medio di circa 276 euro (in ogni famiglia ci può essere più di un contribuente).
Lo rileva Istat in audizione al Senato, aggiungendo che ordinando le famiglie in base al reddito disponibile equivalente e dividendole in cinque gruppi di uguale numerosità, emerge come oltre l’85% delle risorse siano destinate alle famiglie dei quinti più ricchi della distribuzione del reddito: sono infatti interessate dalla misura oltre il 90% delle famiglie del quinto più ricco e oltre due terzi di quelle del penultimo quinto.
Il guadagno medio va dai 102 euro per le famiglie del primo quinto ai 411 delle famiglie dell’ultimo. Per tutte le classi di reddito il beneficio comporta una variazione inferiore all’1% sul reddito familiare.
Durante l’audizione a Palazzo Madama, il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha dichiarato che l’aumento del bonus mamme previsto in legge di bilancio, che passa da 40 euro mensili a 60 euro, coinvolgerà una platea «composta da circa 865 mila lavoratrici, un quarto delle lavoratrici con figli (3,5 milioni)».
Assumendo un tasso di adesione pari al 100%, il beneficio medio annuo individuale sarà di quasi 660 euro (60 euro mensili moltiplicati per il numero di mesi lavorati), per un costo totale di circa 570 milioni. Le famiglie beneficiarie sarebbero il 3,2% del totale delle famiglie residenti e il beneficio comporterà una variazione sui redditi familiari pari, in media, al 2,7%.
«Tre quarti del beneficio totale», ha poi ricordato Chelli, «andrà a vantaggio delle famiglie dei quinti centrali della distribuzione del reddito. Il beneficio aumenta al crescere del reddito familiare equivalente (da 581 in media per le famiglie del primo quinto a 700 per quelle del quinto più ricco), in quanto le lavoratrici delle famiglie con i redditi più bassi lavorano in media meno mesi nell’arco dell’anno. Rispetto a quanto percepito nel 2025 la misura comporterebbe per il 2026 un guadagno a livello familiare di circa 220 euro su base annua».
A fronte di queste considerazioni, l’Istat comunque esclude una recessione tecnica nel quarto trimestre dell’anno «anche con una crescita che non dovrebbe essere particolarmente vivace». Tuttavia, ha spiegato «in questo momento sono ancora pochissimi i dati a disposizione relativi al quarto trimestre».
L’Istituto diffonderà la stima completa del pil del terzo trimestre il prossimo 28 novembre, mentre il 5 dicembre sarà presentato il quadro previsivo per il biennio 2025-2026, «il quadro includerà implicitamente anche una previsione del quarto trimestre dell’anno», intanto secondo la stima preliminare diffusa lo scorso 30 ottobre, nel terzo trimestre l’economia italiana è rimasta stazionaria in termini congiunturali, dopo la lieve contrazione del pil nel secondo.
«La crescita acquisita per il 2025, che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nell'ultimo trimestre dell'anno, è pari allo 0,5%. Complessivamente, il 2025 presenta 3 giornate lavorative in meno rispetto al 2024». (riproduzione riservata)