In Europa «la necessità di politiche industriali è stringente» ma, soprattutto nel settore dei prodotti da fumo e non da fumo, «per troppi anni ciò che è politica fiscale è stato spacciato per politica industriale e la Direttiva europea sulle accise sul tabacco è la cartina di tornasole di tutto questo». Lo ha detto il sottosegretario all’Economia, Federico Freni durante la presentazione dello studio sul fenomeno dell'illegalità sui prodotti da fumo e non da fumo realizzato da Logista e Ipsos. «È chiaro che qui nessuno vuole dire che comprare prodotti da fumo o non da fumo debba avere un impatto fiscale zero. Però è difficile parlare di impatto fiscale quando non si ragiona con gli investimenti. È difficile parlare di impatto fiscale quando si fa una proiezione fiscale ignorando la ricaduta sul sistema produttivo».
L’utilizzo di canali non ufficiali rappresenta un trend in crescita costante nel mercato del fumo e non da fumo negli ultimi tre anni, passando dall’11,5% nel 2023 al 12,2% nel 2024. Nel 2025 infatti, segnala la ricerca Ipsos Doxa, questo fenomeno continua ad avere un impatto rilevante coinvolgendo il 13,8% dei consumatori, pari a 1,8 milioni di persone. Nonostante la crescita del ricorso ai canali non ufficiali, il valore del mercato illecito, circa 1,2 miliardi di euro, pari al 4,8% del mercato totale, resta sostanzialmente in linea con l’anno precedente (5% nel 2024), grazie anche al parziale rientro del mercato delle sigarette elettroniche nel perimetro della legalità.
I danni per il sistema Paese Italia sono rilevanti. L’acquisto di prodotti da fumo e non da fumo tramite canali non ufficiali genera mancate entrate erariali per 690 milioni di euro e 270 milioni di pil in meno. Il tutto determina una perdita potenziali di 5.900 posti di lavoro.
Le modalità di acquisto confermano le tendenze già note gli anni precedenti: per il tabacco tradizionale, circa due terzi delle vendite non ufficiali passano ancora attraverso canali fisici, mentre, nel caso delle sigarette elettroniche, l’illegalità corre soprattutto online, da cui proviene circa il 61% degli acquisti illeciti.
Questi numeri si inseriscono in una cornice del mercato dei prodotti da fumo e non da fumo nei canali ufficiali che vale circa 24,5 miliardi di euro. La quota principale continua a essere rappresentata dal tabacco tradizionale con 18,3 miliardi di euro, mentre gli stick per inalazione si attestano a 4,4 miliardi di euro e la categoria delle e-Cig arriva a 1,8 miliardi di euro, dati che confermano il ruolo significativo per l’economia del Paese.
Nel 2025 fumatori, vapers e pouchers in Italia sono stimati in circa 13 milioni, pari al 26,5% della popolazione. La quota di consumatori di tabacco tradizionale continua a essere prevalente ed è pari all’80,1% del totale, circa 10,5 milioni di persone, ma in calo rispetto agli anni precedenti (87% nel 2023 e 85,5% nel 2024). Resta stabile la quota di consumatori di stick per inalazione, con valori pari al 24,1% nel 2024 e al 23,9% nel 2025, equivalenti a 3,1 milioni di persone. Crescono invece gli utilizzatori di sigarette elettroniche, passati dal 16% nel 2023, al 24,1% nel 2024 e al 27,1% nel 2025, pari a circa 3,5 milioni di persone. (riproduzione riservata)