Sull’export svizzero negli Stati Uniti è calato un dazio d’oro. Il presidente degli Usa, Donald Trump, ha deciso di colpire le merci elvetiche con una tariffa del 39% in vigore dal 7 agosto 2025. Il motivo? Un forte aumento del surplus commerciale a favore della confederazione che ha superato i 40 miliardi di dollari tra gennaio e maggio 2025, il quinto al mondo in termini assoluti secondo i dati della Commissione americana del commercio internazionale. È «un deficit enorme», come l’ha definito Trump su Truth, frutto del boom delle esportazioni di alcuni prodotti svizzeri, a partire da medicinali e oro.
Nella prima metà del 2025 la Svizzera ha esportato negli Stati Uniti quasi 500 tonnellate di oro per un valore di 38 miliardi di franchi svizzeri, secondo i dati preliminari della banca dati federale riportati dalla SonntagsZeitung.
La domanda è aumentata dopo le elezioni che, a novembre 2024, hanno sancito il ritorno alla Casa Bianca di Trump. Nel mese di gennaio 2025, ad esempio, l’export è salito a 192,9 tonnellate dalle 64,2 tonnellate di dicembre, il livello più alto degli ultimi 13 anni, anche se nei mesi successivi i dati sono stati altalenanti, con diverse inversioni di tendenza. Allo stesso tempo le quotazioni dell’oro hanno vissuto mesi di crescita costante, complici le forti tensioni internazionali - che hanno alimentato la fame degli investitori per il bene rifugio per eccellenza - e anche la domanda di Stati e banche centrali. Il prezzo si è attestato così oltre i 3.400 dollari l’oncia (costo del future con scadenza dicembre 2025).
La Svizzera è uno dei principali hub mondiali per la lavorazione dell’oro. Le raffinerie elvetiche come Metalor, Mks Pamp e Valcambi sono tra le più avanzate al mondo. Queste aziende importano il metallo grezzo, dopodiché lo rivendono a investitori e istituzioni finanziarie. Negli Stati Uniti la domanda di oro è soddisfatta principalmente da lingotti d’oro importati, in particolare dal Regno Unito. Tuttavia, il peso standard per i britannici è di 400 once (12,4 chili), mentre negli Usa è di 100 once (un chilo). Di conseguenza, gran parte dell’oro deve essere rifuso e lavorato prima di arrivare negli Usa, attività che avviene in buona parte nelle raffinerie svizzere. Se i mercati svizzeri cercano di accusare il colpo senza troppi scossoni, la politica ha reagito con una pioggia di critiche sulla presidente Karin Keller-Sutter, accusata di non aver portato a casa un’intesa conveniente con Washington. Il Consiglio federale ha convocato una riunione di emergenza, impegnandosi a continuare a trattare per scongiurare che la maxi aliquota del 39% entri in vigore così com’è il 7 agosto. Il mercato americano, primo per importanza, vale il 19% dell’export svizzero secondo Ubs. (riproduzione riservata)