La sospensione del pagamento delle rate di mutuo per un massimo di 18 mesi è una delle opzioni offerte dal decreto Cura Italia per andare incontro alle difficoltà dei cittadini in seguito all’emergenza Covid. Ma quando conviene davvero farvi ricorso? L’agevolazione riguarda gli immobili fino a un valore di 250 mila euro, sarà valida fino al dicembre 2020 ed è rivolta sia ai dipendenti che hanno subito uno stop obbligato dell’attività di almeno 30 giorni sia a lavoratori autonomi e professionisti che hanno visto erodersi il proprio fatturato.
Il provvedimento è sostenuto dal Fondo di solidarietà per i mutui prima casa. La domanda, corredata dalla documentazione che conferma lo stato di necessità, va presentata alla propria banca, che la sottopone a Consap, l’ente che gestisce il Fondo, a cui spetta l’approvazione.
Per il congelamento dei mutui non è previsto un limite di reddito determinato dall’Isee, e la sospensione del pagamento delle rate, per un massimo di 18 mesi, non comporta l’applicazione di commissioni, spese d’istruttoria o richieste di garanzie aggiuntive. Consap provvede al pagamento del 50% della quota degli interessi, il resto è a carico del mutuatario e viene spalmato negli anni residui a partire dalla ripresa dei pagamenti. La durata del mutuo, dunque, si prolunga per il periodo corrispondente alla sospensione.
L’operazione è di sicuro conveniente per chi è titolare di mutui appena sottoscritti. Di solito, gli interessi sono più alti nei primi anni del finanziamento, quindi un sostegno economico nella prima fase risulta vantaggioso. Ci sono casi, però, in cui sospendere il rimborso potrebbe essere meno opportuno di una rinegoziazione di una surroga. Chi si trova nella parte finale dell’ammortamento, infatti, non avrebbe grandi vantaggi a bloccare le rate, perché la quota degli interessi diminuisce con il procedere dei pagamenti. Inoltre, alla ripresa dei rimborsi le rate saranno più alte, a causa degli interessi ancora da corrispondere, che verranno spalmati negli anni successivi fino alla scadenza naturale del mutuo.
«Potrebbe essere meglio tenere la sospensione come ultima possibilità, evitando il rischio di precludersi la strada della surroga del mutuo, con cui si possono abbattere le rate, visto che i tassi sono di fatto al minimo storico», avverte l’avvocato Massimo Campanella, membro del Direttivo nazionale di Adusbef, sul sito dell’associazione. «Forse sarebbe meglio prima valutare con la banca la possibilità della surroga, alleggerendo quindi la rata e allungando il periodo di ammortamento».
In effetti, la sospensione potrebbe precludere l’accesso a nuovi finanziamenti, in quanto a volte alcune banche negano la concessione di un mutuo o di una surroga ai mutuatari che hanno fatto ricorso al Fondo di solidarietà. Inoltre, a fronte degli interessi ai minimi storici di questo periodo, i titolari di un mutuo a tasso variabile che lo allungassero di diversi mesi, potrebbero ritrovarsi con i tassi ben più alti di oggi.
«Nelle ultime settimane l’IRS, l’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso, ha toccato nuovi minimi storici, per poi risalire di qualche punto base, ma rimanendo su livelli molto bassi», osserva Umberto Stivala, esperto di mutui di Facile.it. «Anche se le oscillazioni continuassero, le condizioni dovrebbero restare favorevoli, e sarebbe un peccato precludersi la possibilità di surrogare quando l’emergenza sarà superata, approfittando di questi tassi».
Secondo la Centrale rischi di Crif, i consumatori privati hanno presentato in aprile quasi 547 mila domande di sospensione delle proprie linee di credito, il 44% delle quali relative a mutui immobiliari. L’importo medio della rata mensile per cui è stata chiesta la sospensione è pari a 681 euro, mentre l’importo residuo da rimborsare è di 128.535 euro. Il 14,7% dei contratti sospesi dalle famiglie si concentra in Lombardia, che precede in questa graduatoria Emilia-Romagna e Piemonte. (riproduzione riservata)