Il mercato delle locazioni riservate agli studenti ha subito pesantemente gli effetti della pandemia. La chiusura degli atenei ha portato infatti molti fuori sede a risolvere i contratti di affitto. «Ma la sofferenza di questo comparto è analoga a quella di altri settori immobiliari e solo temporanea», segnala Vincenzo De Tommaso, dell’Ufficio Studi di Idealista.it., anche se «nel lungo termine rimarranno gli effetti economici della pandemia», conclude l’analista, «che ha indebolito la capacità di spesa delle famiglie sempre più in difficoltà nel mantenere i figli agli studi lontano da casa. Molti si iscriveranno quindi a un ateneo nella propria città».
A partire da giugno, man mano che si definivano le linee guida per il rientro nelle facoltà sul mercato si è registrato un lieve incremento delle richieste, ma la sensazione è che molte cose stiano cambiando. Numerose facoltà hanno optato per la didattica a distanza e la richiesta di appartamenti in affitto arriva soprattutto da studenti il cui corso di studio prevede attività di laboratorio, per le quali è necessaria la presenza in aula. Ma non è tutto. «La richiesta tipo dello studente ha sempre dato priorità alla vicinanza all’ateneo o a linee di trasporto comode per raggiungerlo», spiega Fabiana Megliola, responsabile dell’Ufficio Studi di Tecnocasa. «Ma l’offerta, generalmente, non era di grande qualità.
Negli anni gli universitari sono però diventati sempre più esigenti e hanno iniziato a richiedere immobili in buono stato, arredati con decoro, dotati di
wifi. Cosa che ha portato molte società a orientarsi su progetti di student housing, per offrire a questo target non solo la camera ma anche servizi
aggiuntivi e spazi di comunità. E ultimamente anche gli stessi atenei si stanno muovendo in tal senso, creando strutture in grado di ospitare i ragazzi e dare così un’offerta a 360 gradi». Il futuro del mercato sembra dunque andare in questa direzione. Non a caso cresce il numero di operatori che hanno posto lo student housing al centro della loro attività. Come ha fatto Alessandro Urbani, socio fondatore di Roomie, start up milanese che ristruttura palazzine da suddividere e affittare agli studenti: «Gli universitari sono scappati in massa durante il lockdown, ma oggi stanno tornando», dice Urbani, secondo il quale sono molti i giovani che hanno voglia di ricominciare la loro vita indipendente, anche se gli atenei insistono sulla didattica a distanza. «Il discorso è diverso se parliamo di studenti Erasmus, un settore dove tutto è ancora fermo», specifica Urbani. «Non abbiamo stranieri tra i nostri affittuari in questo momento, né riceviamo richieste dall’estero. E questo ha un effetto non trascurabile sulla nostra attività, considerando che il numero di studenti internazionali in certi periodi dell’anno raggiunge percentuali molto importanti».
Un altro provider di housing per studenti molto attivo è Camplus, presente in 12 città italiane. Per Maurizio Carvelli, CEO&Founder di Camplus, la richiesta di soluzioni abitative per studenti è in calo in seguito ai timori delle famiglie per la situazione attuale e a causa della troppo lenta organizzazione della ripartenza di diverse università. Il problema degli operatori del settore è quindi come proporre la loro offerta in questo difficile contesto. «Di fronte a questo scenario i proprietari stanno abbassando decisamente i prezzi perché pensano sia l’unico modo per attutire il calo delle richieste», osserva Carvelli. «Dai nostri dati i prezzi si sono abbassati in modo differente a seconda delle città, con una forbice tra il 5% e il 10%. Ma noi crediamo che la strada da seguire sia migliorare la qualità del servizio abitativo. Già da anni tendiamo a offrire un’esperienza sicura di community, completa di tutti i confort. E continuiamo a cercare nuove soluzioni organizzative, architettoniche, logistiche e infrastrutturali alternative».
In questo momento, Camplus consente di soggiornare per brevi periodi presso le sue strutture, adottando una nuova logica della gestione dei
contratti, che dalla tradizionale durata annuale ora possono essere anche mensili o addirittura settimanali. «Infine, visto che nelle grandi città ci si muove in autobus o in metro sempre molto affollati e gli studenti oggi hanno paura di farlo», conclude Carvelli, «abbiamo cercato delle soluzioni anche al problema della mobilità, mettendo a disposizione dei nostri ospiti monopattini elettrici per raggiungere le sedi universitarie». (riproduzione
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