L’accordo tra Stati Uniti e Ucraina firmato nella notte tra 30 aprile e 1 maggio (ora italiana) ha una portata storica. Non era infatti scontato che Donald Trump, dopo 100 giorni di presidenza in cui ha cercato in ogni modo di disimpegnarsi dal conflitto in Europa orientale, arrivasse a un accordo con il suo omologo a Kiev, Volodymyr Zelensky. Anche se le prime avvisaglie di una distensione tra i due erano arrivate lo scorso sabato 26 aprile, a margine dei funerali di Papa Francesco nella basilica di San Pietro a Roma, quando i due leader si erano appartati per conversare faccia a faccia.
Nello specifico, Stati Uniti e Ucraina hanno firmato un’intesa definita partenariato economico, che consentirà a Washington di accedere alle risorse minerarie e naturali ucraine. Più nel dettaglio, in gioco ci sono le terre rare: un insieme di elementi della tavola periodica poco presenti nel pianeta e cruciali per tutte le tecnologie legate alla transizione energetica, come i veicoli elettrici.
Dell’estrazione di terre rare peraltro il leader mondiale è niente meno che la Cina, dichiarato nemico della guerra dei dazi innescata da Trump a partire dallo scorso 2 aprile.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto con favore in un post su Telegram l'accordo «davvero equo» firmato con Washington. «Abbiamo ora il primo risultato dell'incontro in Vaticano, il che lo rende davvero storico. Attendiamo con ansia anche gli altri risultati di quel colloquio», ha detto il leader, che ha poi aggiunto: «Possiamo lavorare insieme all'America e a condizioni di parità, dato che sia lo Stato ucraino sia gli Stati Uniti, che ci aiutano a difenderci, possono trarre vantaggio dalla partnership».
L’intesa arriva in un momento delicato per l’inquilino della Casa Bianca, che sta affrontando varie difficoltà nel mantenere la promessa di mediare un accordo di pace tra Russia e Ucraina, mentre in patria i primi indicatori economici che incorporano gli effetti delle sue politiche (a cominciare dal dato sul pil del primo trimestre in contrazione) stanno facendo emergere tutte le criticità di questo inizio di mandato.
Il negoziato con l’Ucraina era inoltre stato compromesso da un acceso scontro tra Trump e Zelenskyy avvenuto nello Studio Ovale a febbraio. In quell’occasione il presidente degli Stati Uniti aveva accusato il leader ucraino di giocare con la terza guerra mondiale.
L’alleanza istituisce un fondo di investimento per la ricostruzione, strutturato su base paritaria tra i due Paesi e libero di investire nell’estrazione di terre rare, petrolio, gas e nelle relative infrastrutture. Tutti i progetti verranno selezionati congiuntamente e, per i primi dieci anni, gli utili verranno reinvestiti in Ucraina. Oltre al supporto finanziario, gli Stati Uniti potrebbero fornire ulteriori aiuti, come sistemi di difesa aerea.
Kiev ha inoltre ottenuto la garanzia che il fondo sarà gestito congiuntamente, senza che una delle due parti eserciti un controllo dominante. Le aziende statali ucraine resteranno pubbliche. Non sono previste clausole sul debito verso Washington.
A margine, Trump ha comunque trovato il modo di rimarcare il suo ruolo decisivo nella trattativa. Nel corso di un’intervista a Newsnation, rispondendo alla domanda su cosa i due presidenti si fossero detti a Roma, il tycoon ha specificato di aver esortato Zelensky a firmare l’accordo sulle terre rare. «Gli ho detto che sarebbe stata un'ottima cosa se fossimo riusciti a raggiungere un accordo e lui lo avesse firmato, perché la Russia è molto più forte», ha evidenziato Trump. (riproduzione riservata)