Sono giorni duri per Stm. In borsa il colosso dei chip, di cui i governi francese e italiano possiedono una quota del 27,5% attraverso una holding, si trova tra l’incudine dei dazi di Donald Trump e il martello degli scontri per la governance tra gli esecutivi di Roma e Parigi. Risultato: il governo italiano sarebbe pronto a ritirare il sostegno all’amministratore delegato, Jean-Marc Chery, e il titolo chiude in ribasso del 3,4% a 16,68 euro.
Dall’inizio della guerra commerciale di Trump, datato 2 aprile, la società ha lasciato per strada all’incirca il 17% della sua capitalizzazione.
A decretare la fine della fiducia verso l’ad è il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha definito «incomprensibile, gravissima e inaccettabile» la mancata nomina di Marcello Sala, direttore generale del Tesoro, nel consiglio di sorveglianza. Giorgetti ha sottolineato che «la posizione dell’azionista italiano è chiarissima. Ed è per altro testimoniata dal comportamento della dirigenza stessa che ha venduto le azioni della società il giorno prima del bilancio. Confermiamo il giudizio che si sono dati gli stessi. Il comportamento dell'azionista italiano sarà d'ora in poi di critica e opposizione».
Tra i governi italiano e francese è scontro frontale sul controllo della società. La partita si gioca, come detto, intorno alla bocciatura della nomina di Sala al posto del dimissionario Maurizio Tamagnini. La bocciatura, con una lettera ai vertici dell’azienda datata 4 aprile, porta la firma di Nicolas Dufourcq, che nel consiglio di sorveglianza del gruppo ricopre il ruolo di presidente.
«Ciò che non può essere accettato», ha scritto nella missiva, «sono le posizioni assunte da Sala sulla gestione della società, con una forte denuncia della strategia e una richiesta di ripetuta sostituzione del signor Chery (Jean-Marc, ceo di Stm, ndr), contrariamente alla decisione unanime del consiglio dell’anno scorso e al voto del 99,9% dell’assemblea generale annuale».
Insomma, Sala non andrebbe bene perché non approva la gestione attuale della società. D’altronde è stato lo stesso Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, a denunciare più volte e anche ufficialmente che la gestione di Stm sarebbe da tempo troppo sbilanciata verso Parigi.
Inoltre, al ceo Chery viene contestata una class action in corso negli Stati Uniti, nell’ambito della quale la società deve difendersi dall’accusa di aver omesso riferimenti decisivi alla crisi del mercato dei chip nel presentare al mercato i suoi risultati di bilancio.
A pesare su Stm sono ovviamente anche i dazi, che vanno di pari passo con la crisi borsistica del settore dei semiconduttori in atto ormai da inizio anno. Nell’ultimo mese il titolo della società, che è anche molto esposta al mercato di Apple di cui è fornitore (Apple è a sua volta tra i titoli più esposti alla guerra dei dazi con la Cina) è crollato del -29,82% ed è in ribasso del -36,39% a sei mesi. Da inizio anno il titolo ha perso quasi il 32%. (riproduzione riservata)