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Stimoli incerti e vincoli ambientali, Berenberg cauta sul settore delle costruzioni
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Stimoli incerti e vincoli ambientali, Berenberg cauta sul settore delle costruzioni

di Marco Vignali
16 febbraio 2021, 10:35

La banca d'affari ha espresso una visione prudente, sottolineando come sia decisamente difficile quantificare i reali benefici degli stimoli. Le aspettative sono troppo ottimistiche e i limiti alle emissioni di carbonio potrebbero rallentare ulteriormente l’industria. HeidelbergCement resta l’unico buy

Il settore delle costruzioni sembra esser destinato a ricoprire un ruolo da protagonista nei prossimi mesi. Comparto tipicamente ciclico, il ramo dell’edilizia è fortemente influenzato da fattori congiunturali, che possono incentivare o limitare le performance delle aziende che vi operano. Gli analisti di Berenberg hanno analizzato le prospettive per il settore a seconda di tre temi chiave: i programmi di stimolo, le emissioni di carbonio e le imprese stesse che vi operano.

Gli analisti non hanno apportato alcuna modifica a rating o target price delle singole azioni, a testimonianza di come la loro visione generale resti abbastanza prudente. Per quanto riguarda il primo fattore citato, “i pacchetti di stimolo dell’Unione europea e degli Usa sono, comprensibilmente, un punto critico per diversi investitori. Dopo la fase iniziale, quando la retorica è stata sufficiente a guidare il sentiment positivo, l'attenzione è ora focalizzata sulla vera e propria quantificazione dell’impatto che tali programmi avranno sul settore”, sottolineano da Berenberg.

Mentre le rivelazioni limitate rendono difficile quantificare i reali effetti positivi, gli strategist della banca tedesca hanno avanzato alcune ipotesi in merito. “Per l’Unione stimiamo che, del pacchetto complessivo di 750 miliardi di euro, 173 miliardi, pari al 23% del totale, potrebbero essere destinati al settore delle costruzioni. Questo risulterebbe pari al 12% della spesa annuale europea per il settore, di 1,4 trilioni, o a circa il 3% annuo se ripartito su quattro anni”, argomentano gli analisti.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i risultati dipendono “sia dal programma infrastrutturale di Joe Biden sia dal rinnovo del programma federale di finanziamento autostradale. Se quest’ultimo venisse rinnovato a 55 miliardi, con un aumento di 10 miliardi dal Fixing America’s Surface Transportation Act, rappresenterebbe un aumento dell'1% sul totale delle spese di costruzione. Il programma infrastrutturale Biden, inoltre, potrebbe aggiungere ulteriori finanziamenti, e sottolineiamo che ogni 100 miliardi di dollari extra, pari a 25 miliardi di dollari all’anno per un periodo di quattro anni, si aggiunge un ulteriore 2% al totale dei fondi per la costruzione degli Stati Uniti. Come risultato finale, pensiamo che il contributo combinato possa valere il 3% all’anno”.

Tuttavia, come sottolineato dagli stessi analisti, questi calcoli sono fatti in uno scenario ipotetico e stazionario. “In realtà, quando si effettuano delle considerazioni prendendo in analisi componenti di questo tipo, bisognerebbe focalizzarsi anche sull’insieme delle altre forze già in movimento nel settore, come, in questo caso, i venti contrari che si stanno palesando nel ramo delle costruzioni non residenziali. La nostra posizione resta dunque relativamente prudente sul volume globale totale”, sottolineano dall’istituto tedesco.

Per quanto riguarda le emissioni di carbonio, anche in questo caso il sentiment degli investitori è combattuto, e non vi è una view definita su come le necessità ambientali possano influire o modificare in meglio l’andamento dell’industria. Riconoscendo i costi e gli svantaggi tecnologici, Berenberg ritiene che “il dibattito sia articolato e complesso, soprattutto se si considera la realtà chimica della calcinazione, l'assenza di un sostituto del clinker e il progresso dell'industria”.

Per ciò che concerne le imprese, infine, la copertura di Berenberg include cinque titoli, e solo uno si configura come un’opportunità di acquisto. CRH (rating hold e target price a 36 euro) è ancora vista come “un'azienda di qualità, ma gli investitori sono in attesa di catalizzatori per la crescita o operazioni di M&A”. Ferguson (rating sell e target price a 7300 sterline) rimane “una holding privilegiata, di qualità e a lungo termine, con minime preoccupazioni degli investitori in merito alle prospettive macroeconomiche”. Nel caso di HeidelbergCement, invece, gli investitori rimangono dubbiosi sui risultati della sua ristrutturazione, ma Berenberg assegna al titolo un rating buy e un target price a 75 euro. Infine, i feedback degli analisti su Lafargeholcim (rating hold e target price a 51 franchi) “evidenziano punti di vista contrastanti sulla sua nuova direzione strategica”, mentre Saint-Gobain (rating sell e target price a 33 euro) resta comunque un nome che potrebbe beneficiare “del sentiment positivo degli investitori circa la ripresa, esg e ristrutturazione”, evidenziano da Berenberg.

In conclusione, gli analisti ribadiscono la propria posizione prudente nel settore, ritenendo che i volumi globali di costruzione si dimostreranno deludenti rispetto alle previsioni, fin troppo ottimiste. I programmi di stimolo saranno utili, “ma il contributo quantitativo dovrà fare i conti con altre pressioni negative, in particolare nel comparto non residenziale. HeidelbergCement rimane la nostra unica buy, non tanto per la dinamica degli utili ma piuttosto a causa del suo significativo potenziale di ristrutturazione e del fatto che presenta la valutazione più bassa del settore”, concludono gli analisti. (riproduzione riservata).



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