Stellantis potrebbe non essere più obbligata a rispettare i rigidi target di vendita di veicoli elettrici in California, uno dei mercati auto più regolati al mondo. Lo scrive Detroit News, ricostruendo la recente serie di sviluppi politici (con le scelte di Donald Trump) e legali che stanno progressivamente svuotando di efficacia l’accordo siglato sulle emissioni nel 2024 tra il gruppo automobilistico oggi guidato da Antonio Filosa e le autorità californiane.
L’intesa era stata firmata dall’ex ceo Carlos Tavares e impegnava Stellantis a rispettare le politiche ambientali della California fino al 2030, indipendentemente da eventuali interventi federali: i target previsti dall’accordo californiano prevedevano il 35% di vendite «zero emission» nel breve termine e fino al 68% entro il 2030. In cambio, lo Stato aveva cancellato precedenti mancanze di conformità sulle emissioni, evitando di avviare un contenzioso potenzialmente lungo e costoso. Oggi però quello schema appare sempre più fragile.
Il contesto è profondamente cambiato dopo che l’amministrazione Trump ha bloccato a livello federale gli standard regolamentari della California in favore dell’adozione di veicoli elettrici e dell’eliminazione graduale dei motori alimentati a benzina e gasolio. Sebbene lo Stato - guidato dal governatore democratico Gavin Newsom, spesso descritto come l’anti-Trump - continui a difendere la propria autonomia sulle norme green, recenti decisioni a livello giudiziario la stanno mettendo in crisi.
Una causa avviata da Daimler, Paccar, Volvo e International Motors contro la California ha portato a un’ingiunzione preliminare che mette in discussione la possibilità per lo Stato di imporre limiti alle emissioni tramite accordi contrattuali se tali limiti non possono più essere applicati a livello regolamentare. Tradotto: non si può imporre per contratto il raggiungimento di determinati livelli di vendita di veicoli a zero emissioni se quei target non sono più imposti a livello legislativo.
E proprio questo è un precedente che, secondo diversi esperti legali citati dal Detroit News, dovrebbe riflettersi anche sull’intesa della California con Stellantis, svincolando il gruppo dagli accordi presi da Tavares e liberando la società da obiettivi che sarebbero ormai completamente opposti rispetto a quelli del resto del mercato Usa, il più importante per l’azienda.
I segnali del fatto che il gruppo di Filosa si stia già muovendo come se quell’accordo non esistesse già più non mancano. I concessionari Stellantis in California hanno riguadagnato un’ampia flessibilità nell’offerta e possono di nuovo vendere modelli ad alte emissioni, tra cui Suv e pickup con motori V8. Jeep ha recentemente annunciato che il Wrangler 392 con motore V8 Hemi è ordinabile in tutti i 50 Stati, California inclusa, mentre Ram e Dodge hanno rimesso a listino versioni V8 che in precedenza stavano per essere eliminate proprio a causa delle norme ambientali locali.
Parallelamente Stellantis ha deciso di cancellare i modelli plug-in hybrid Jeep e Chrysler dal model year 2026, un’altra mossa che rende di fatto irraggiungibili i target previsti dall’accordo californiano. L’azienda ribadisce ufficialmente che «continuerà a rispettare tutte le normative applicabili», ma evita di chiarire alla stampa di Detroit se consideri ancora vincolanti quelle della California.
La direzione industriale sembra invece sempre più orientata verso un ritorno deciso ai motori tradizionali. Secondo quanto riportato da Mopar Insiders, Stellantis punta a triplicare nel 2026 la produzione dei motori V8 Hemi. A confermarlo nei giorni scorsi è stato Tim Kuniskis, ceo di Ram, sottolineando come la domanda per i propulsori ad alte prestazioni resti molto forte, soprattutto in Nord America, e debba tornare a rappresentare una leva chiave di redditività. (riproduzione riservata)