Stellantis imprime una forte accelerazione al rilancio delle sue attività negli Stati Uniti, mercato che torna centrale per l’equilibrio del gruppo dopo anni di indebolimento.
Come ricostruito da Crain’s Detroit Business, la trasformazione è evidente soprattutto nella sede nordamericana di Auburn Hills, dove negli ultimi mesi è partita una campagna di assunzioni di portata inedita dalla nascita del gruppo.
Il Chrysler Tech Center - uno dei più grandi complessi aziendali d’America, secondo solo al Pentagono - era stato progressivamente svuotato sotto la gestione dell’ex ceo Carlos Tavares, che aveva privilegiato lo smart working fino a lasciare ampie porzioni dell’edificio praticamente deserte. Ora il quadro è completamente diverso: parcheggi pieni, traffico agli ingressi e corridoi finalmente animati.
Stellantis ha avviato l’ingresso di circa 2 mila nuovi colletti bianchi, con centinaia di assunzioni di personale impiegatizio già concluse, in funzioni cruciali come ingegneria, qualità, sviluppo prodotto, produzione e controllo operativo. È uno dei segnali più visibili del cambio di linea voluto dal ceo italiano Antonio Filosa, che ha riportato negli Stati Uniti il baricentro operativo stabilendo la propria base proprio ad Auburn Hills, a Detroit. «Stiamo aggiungendo circa 2 mila posti in aree critiche, tra cui produzione, qualità e ingegneria, per migliorare ulteriormente l’esperienza dei clienti con la nostra azienda», conferma un portavoce di Stellantis.
La crescita degli organici va a supportare il vasto programma industriale già annunciato per gli Usa, con Filosa che non ha atteso il nuovo piano industriale previsto entro giugno 2026 per dettagliare il maxi-investimento. Stellantis investirà 13 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni per potenziare e rinnovare le attività produttive americane. E una parte significativa delle risorse sarà destinata al Michigan, dove il gruppo ha pianificato 100 milioni di investimenti per rafforzare il Warren Truck Assembly e altri 130 milioni per la riconversione del Detroit Assembly Complex–Jefferson; ulteriori iniziative riguarderanno anche Illinois, Indiana e Ohio.
Il risultato atteso è la creazione di 5 mila nuovi posti nelle fabbriche statunitensi del gruppo del presidente John Elkann, un cambiamento radicale rispetto ai tagli degli anni scorsi. Il sindacato Uaw ha definito il piano «un game changer», sottolineando come interrompa la tendenza alla delocalizzazione che durante la precedente gestione aveva creato profonde tensioni.
Un altro fronte su cui il gruppo sta intervenendo riguarda la relazione con la supply chain. Crain’s Detroit Business evidenzia come, dopo gli anni più duri delle politiche di contenimento dei costi di Tavares - che avevano portato anche a contenziosi con alcuni partner - la nuova gestione abbia cambiato completamente approccio.
Stellantis ha introdotto un piano volto ad attenuare l’impatto dei dazi sui fornitori maggiormente esposti e ha allentato le restrizioni su inviti, eventi e attività di relazione, ripristinando pratiche considerate fisiologiche nell’industria automobilistica americana. Anche il dialogo operativo è tornato più fluido, con incontri regolari che testimoniano la volontà di ricostruire un clima di fiducia dopo una fase di significativa tensione.
Il rilancio statunitense passa anche da un ripensamento del portafoglio prodotti. Dopo un approccio inizialmente molto orientato al full electric, Stellantis ha scelto una linea più graduale, puntando su una combinazione di motori Hemi di nuova generazione, che storicamente hanno grande presa sul mercato americano, e su un sistema ibrido a estensione di autonomia ritenuto più in linea con lo stato attuale della domanda.
A questo si aggiungono modelli simbolo della nuova fase, come la Jeep Cherokee di ultima generazione e la Dodge Charger Sixpack, con cui l’azienda punta a recuperare identità e competitività in segmenti chiave. È una scelta che presenta anche elementi di rischio, soprattutto in un quadro regolatorio incerto e in un mercato elettrico che, pur rallentato, rimane comunque strategico per gli obiettivi a lungo termine.
Stellantis deve comunque ancora affrontare criticità significative sul fronte della qualità dei veicoli e dei costi di garanzia, un punto particolarmente sensibile sul mercato nordamericano. L’impatto dei dazi rimane inoltre elevato e continua a comprimere la marginalità di alcune linee di prodotto e componenti importate.
In tutto questo la strategia di ribilanciamento tra elettrico e motori termici potrebbe rivelarsi complessa da gestire nel medio periodo, soprattutto se le politiche federali dovessero evolvere in modo improvviso e non prevedibile. (riproduzione riservata)