Stellantis continua a soffrire a Piazza Affari. Martedì 18 novembre il titolo è arrivato a perdere un altro 4%, posizionandosi in coda al Ftse Mib dopo il -2,4% registrato nella seduta precedente. In poco più di due settimane, dal picco di fine ottobre, la capitalizzazione del gruppo automobilistico ha lasciato sul terreno oltre il 12%.
Secondo alcuni esperti, sull’andamento del titolo sta incidendo soprattutto l’ondata di richiami tecnici che sta colpendo il gruppo in Nord America, alimentando dubbi sulla qualità del prodotto.
Secondo gli analisti di Banca Akros, anche le indiscrezioni di cui ha parlato questo giornale sulle possibili mosse del colosso statale cinese Faw Group su Leapmotor, partner strategico di Stellantis, sono un elemento di preoccupazione. Akros definisce «negativa» la possibilità di un eventuale ingresso di Faw nel capitale di Leapmotor con una quota di controllo.
L’operazione, spiegano gli analisti, non avrebbe un impatto immediato sui numeri di Stellantis, ma potrebbe limitare la capacità del gruppo guidato da Antonio Filosa di utilizzare liberamente la tecnologia del partner cinese. Già alla fine di ottobre circolavano indiscrezioni su un possibile progetto congiunto tra Opel e Leapmotor per portare in Europa vetture elettriche low cost e tecnologicamente avanzate, potenzialmente replicabile anche per brand come Fiat. Se Faw dovesse influenzare la governance di Leapmotor, rileva Akros, «la strategia di prodotto di Stellantis potrebbe risultare condizionata o ridimensionata».
Ma probabilmente a pesare di più sull’umore degli investitori è soprattutto la serie ravvicinata di richiami negli Stati Uniti, che riporta in primo piano il tema della qualità. L’ultimo episodio è stato comunicato lo scorso fine settimana: 113 mila Jeep Grand Cherokee e Wrangler nel 2023-2024 dovranno essere controllate per un rischio di incendio nel vano motore.
La Nhtsa attribuisce il problema alla possibile presenza di detriti nell’area del motore, che genererebbero calo di potenza, attrito e conseguente surriscaldamento.
Si tratta del terzo intervento in tre mesi. A inizio novembre Stellantis aveva già avvertito 375 mila proprietari di Suv Jeep di parcheggiare i veicoli all’esterno per il rischio di incendio legato alle batterie. A ottobre, inoltre, oltre 298 mila auto negli Usa erano state richiamate per un potenziale rischio di movimento involontario del veicolo.
Tre richiami così vicini nel tempo - e su modelli di punta del gruppo - stanno pesando non solo sul sentiment di mercato ma anche sulla percezione del brand. In attesa delle soluzioni tecniche definitive, i reparti qualità del gruppo a Detroit sono al lavoro per individuare l’origine dei problemi.
Per un gruppo globale come Stellantis, la qualità non riguarda solo l’affidabilità del prodotto, ma anche il riflesso che questa ha sulla reputazione industriale. Una serie di criticità tecniche ravvicinate, in un contesto di forte competizione internazionale e timori geopolitici sul fronte cinese, si traduce quasi sempre in un danno reputazionale che il mercato raramente perdona.
Il nuovo ceo Antonio Filosa - in carica da quest’anno - si trova così a gestire complessità su più fronti: recupero di immagine, rassicurazioni al mercato e gestione delle partnership internazionali, mentre il mercato attende come vero banco di prova il nuovo piano industriale che sarà presentato dall’ad entro la metà del prossimo anno. (riproduzione riservata)