Il livello dello scontro tra il Canada e Stellantis si alza ancora. Il gruppo guidato da Antonio Filosa e General Motors finiranno per pagare dazi salati sulle vetture prodotte negli Stati Uniti ed esportate in Canada, dopo che il governo guidato da Mark Carney di ridurre drasticamente le agevolazioni tariffarie che erano finora garantite ai costruttori attivi con linee produttive nel Paese.
La mossa di Ottawa, che arriva dopo che il presidente Usa Donald Trump ha deciso di interrompere i negoziati commerciali con il Canada, è un segnale politico forte che rischia di avere importanti conseguenze operative per i gruppi dell’auto. Stellantis vedrà dimezzata (-50%) la propria quota di importazioni esentate da tariffe, mentre per GM la riduzione sarà del 24%.
Negli ultimi mesi sia Stellantis sia GM hanno riorganizzato le rispettive catene produttive, riducendo la presenza industriale in Canada: Stellantis, nell’ambito di un maxi-investimento da 13 miliardi negli Usa, ha fermato il progetto di assemblare la Jeep Compass nell’Ontario mettendo in discussione 3.000 posti di lavoro, mentre GM ha deciso di sospendere la produzione del van elettrico BrightDrop a Ingersoll, lasciando il futuro dello stabilimento in grande incertezza.
Per il governo canadese, che minaccia di imporre a Stellantis anche la restituzione di fondi pubblici per oltre 100 milioni di dollari canadesi incassati per la riconversione all’elettrico, questo rappresenta un tradimento degli impegni presi negli anni, considerando proprio anche i miliardi di dollari di fondi pubblici concessi in passato ai due gruppi (GM e Chrysler prima della fusione con Psa) per presidiare la capacità produttiva nazionale.
In questo scenario difficile, una notizia positive (anche per le stesse Stellantis e GM) arriva dal fronte Ford. Il colosso di Dearborn ha pubblicato i conti del terzo trimestre 2025, superando le attese grazie alle vendite di pickup e Suv che hanno compensato i maggiori costi legati ai dazi Usa. La società ha ridotto l’impatto atteso dai dazi nel 2025 di circa 1 miliardo di dollari, grazie a un allargamento delle aree di esenzione deciso dal governo americano il 17 ottobre.
L’incendio al principale impianto Novelis - che crea una tensione globale sulla fornitura di lamiere di alluminio - costerà fino a 2 miliardi di dollari e posticiperà la produzione della serie F, ma al netto di questo evento straordinario il miglioramento operativo è superiore alle attese.
Secondo gli analisti, il messaggio di Ford è incoraggiante per Stellantis, che dovrebbe beneficiare di un impatto da dazi inferiore rispetto alle precedenti stime, come sta avvenendo per Ford e GM. Banca Akros evidenzia inoltre che l’effetto Novelis dovrebbe colpire in misura minore il gruppo guidato da Filosa, dato che i pick-up Ram impiegano una quota inferiore di componenti in alluminio rispetto ai rivali Ford, anche se Stellantis ha annunciato la chiusura temporanea di un impianto in Michigan per tre settimane che potrebbe ritardare l’avvio della produzione del nuovo Jeep Wagoneer, con recupero previsto nel 2026.
Gli analisti di Akros confermano rating buy e target price a 10,5 euro sul titolo, che nella seduta di venerdì 24, nonostante le tensioni crescenti con il Canada e le conseguenze che ne possono derivare, guadagna oltre un punto percentuale attorno a quota 9,3 euro proprio in scia alla positiva trimestrale di Ford e all’ipotesi di un impatto minore dei dazi Usa rispetto a quanto già annunciato. (riproduzione riservata)