skin track
Stellantis, rischio Canada: l’esposizione potenziale può essere miliardaria. Ottawa rivuole i fondi sulla gigafactory NextStar
Mercati Azionari Leggi dopo

Stellantis, rischio Canada: l’esposizione potenziale può essere miliardaria. Ottawa rivuole i fondi sulla gigafactory NextStar

27 novembre 2025, 09:53 Ultimo aggiornamento: 10:21

Dopo il maxi-investimento di Stellantis negli Usa, il Canada valuta di recuperare con gli interessi quanto già versato alla joint venture NextStar, dopo lo stop alla riconversione dell’impianto di Brampton. Per il gruppo di Filosa l’impatto può essere pesante

La tensione tra Stellantis e il governo canadese cresce ancora e rischia di trasformarsi in uno dei dossier più delicati del 2026 per la società, con potenziali impatti finanziari non trascurabili.

La crisi è frutto della decisione del gruppo dell’auto guidato da Antonio Filosa di spostare negli Stati Uniti parte della produzione prevista in Canada, bloccando la riconversione all’elettrico dello stabilimento di Brampton, mentre la joint venture NextStar Energy - tra Stellantis e LG Energy Solution - sta avviando una gigafactory di batterie da 16 miliardi di dollari a Windsor, in Ontario.

Stellantis diserta un’audizione parlamentare

La scelta su Brampton è stata comunicata con l’annuncio di un nuovo investimento da 13 miliardi negli Usa e ha scatenato la paura di un ridimensionamento delle operazioni canadesi, suscitando una reazione politica immediata: da settimane le commissioni parlamentari sono in pressing, con richieste di chiarimenti ufficiali, e c’è già stato l’avvio di una procedura di dispute resolution da parte di Ottawa per chiedere la restituzione dei fondi pubblici erogati al gruppo.

Il clima si è ulteriormente deteriorato martedì 25 novembrre quando Stellantis, nella persona di Teresa Piruzza, responsabile degli affari esteri e delle politiche pubbliche di Fca Canada, la società che opera per Stellantis nel Paese, non si è presentata a un’audizione parlamentare considerata cruciale, sostenendo di aver avuto «un problema tecnico di connessione»: una giustificazione ritenuta «inaccettabile» da diversi parlamentari, che hanno interpretato l’assenza del gruppo all’audizione come un segnale di ulteriore preoccupazione per il futuro dell’automotive canadese.

Canada, già erogati almeno 530 milioni a NextStar

Secondo documenti contabili analizzati da Cbc News Windsor, il governo federale del Canada ha già trasferito alla joint venture NexStar Energy almeno 530 milioni di dollari. La quota principale deriva dal programma Strategic Innovation Fund (Sif), che nel 2022 ha stanziato 500 milioni per la costruzione dell’impianto: 490 milioni risultano già versati. Il governo dell’Ontario contribuisce con un ulteriore impegno fino a 500 milioni, ma non ha comunicato quanto sia stato già erogato: stime prudenziali indicano un range di 100-200 milioni.

Ma c’è anche un secondo accordo legato ai sussidi alla produzione - un’intesa da 15 miliardi firmata nel 2023 per incentivare la localizzazione canadese della supply chain elettrica. Su questo fronte l’avanzamento dei pagamenti è ancora limitato: NextStar ha presentato cinque richieste trimestrali e Ottawa ha versato circa 40 milioni di dollari, confermati anche nelle audizioni parlamentari. È però l’inizio di un flusso destinato, almeno sulla carta, a crescere rapidamente ora che lo stabilimento ha iniziato a produrre moduli e celle, con un orientamento crescente però verso batterie per l’accumulo di energia (energy storage) e non per le auto, vista la frenata del mercato dei veicoli elettrici.

I contratti, gli obblighi stringenti e l’esposizione di Stellantis

Seppur censurate in diversi punti, le versioni complete dei contratti siglati con il governo federale canadese - rese note e pubblicate da Cbc News - rivelano impegni chiari: NextStar deve assumere 2.500 lavoratori full time, mantenere la produzione in Canada per tutta la durata degli accordi e generare benefici economici locali.

Ma una clausola decisiva riguarda Stellantis. Il gruppo automobilistico è indicato come «primary, joint & several guarantor», cioè garante principale e solidale: in caso di violazioni materiali del contratto, il governo canadese può agire direttamente su Stellantis, chiedendo la restituzione integrale delle somme erogate, senza dover prima dimostrare l’insolvenza della joint venture.

Cosa può rischiare davvero Stellantis

Secondo i contratti, in caso di mancato rispetto degli impegni industriali o occupazionali, Ottawa può muoversi in diversi modi. Può ad esempio, citando i contratti, «sospendere immediatamente i pagamenti» e «chiedere la restituzione integrale dei fondi già corrisposti», ma può anche «applicare» a queste somme che chiede indietro «interessi al Bank Rate + 300 punti base» e «addebitare a Stellantis i costi sostenuti per il recupero delle somme». E infine può anche «pubblicare ufficialmente la cancellazione del contratto, con danni reputazionali rilevanti».

Sulla base degli importi già versati, il rischio economico immediato per Stellantis oscilla tra 530 e 700 milioni di dollari, considerando anche i probabili trasferimenti provinciali. A questa cifra vanno aggiunti 50-150 milioni tra interessi e spese legali, portando l’esposizione potenziale nella fascia 600-850 milioni. Esiste poi un rischio strategico ben più grande: la perdita totale dei futuri incentivi alla produzione, fino a 15 miliardi di dollari. Non si tratterebbe di somme da restituire, ma di un azzeramento dei benefici economici attesi dalla joint venture. In uno scenario di scontro frontale, la combinazione di rimborsi, penali e mancati incentivi potrebbe far salire l’esposizione complessiva di Stellantis ben oltre il miliardo di dollari.

Il caso Brampton rende davvero complicato il quadro

La crisi tocca Windsor e NexStar, ma è soprattutto legata all’altro grande impianto canadese di Stellantis. Dopo l’annuncio dello spostamento negli Usa della produzione di un modello Jeep oggi previsto a Brampton, Ottawa ha collegato direttamente gli accordi su NextStar agli impegni occupazionali nello stabilimento dell’Ontario, che avrebbe dovuto avviare una produzione anche elettrica e quindi stimolare l’offerta della gigafactory NextStar. Il governo sostiene che Stellantis abbia beneficiato negli anni di incentivi basati su presenza industriale e livelli di forza lavoro e che ora una delocalizzazione violi lo spirito - se non la lettera - degli accordi.

La richiesta parlamentare di pubblicare i contratti integrali relativi a Brampton ha portato alla divulgazione di documenti censurati in diversi punti, aumentando la frustrazione politica. Nel contratto tra NexStar e il Canada non sembra esserci alcun accenno diretto a Brampton, almeno nel testo non censurato, ma è chiaro che il governo di Ottawa considera la mancata riconversione dello stabilimento di Brampton una violazione degli impegni presi da Stellantis sull’elettrificazione dell’automotive canadese.

Una crisi destinata a incidere sul 2026

Stellantis ha più volte ribadito di voler trovare una soluzione condivisa con Ottawa, ma il rapporto sembra ormai decisamente compromesso. Con oltre mezzo miliardo già erogato, miliardi potenziali ancora da distribuire e un contratto che permette al governo di chiedere la restituzione integrale dei fondi, il Canada è diventato un fronte di rischio concreto per Stellantis.

Con l’intera industria automobilistica già al centro della competizione geopolitica Nordamerica-Europa-Cina, la disputa su NextStar e sulla mancata riconversione dello stabilimento di Brampton potrebbe diventare uno dei nodi più complicati da affrontare per Stellantis e il ceo Filosa nel 2026, proprio nell’anno in cui l’ad, entro giugno, è chiamato a presentare al mercato il tanto atteso piano industriale che dovrà rilanciare il gruppo. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT PRO

229,00 € per 1 anno
328,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

SITO + MF GPT PRO

138,00 € per 1 anno
198,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano pro di MF GPT (600 crediti/mese)

-30%

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

160,00 € per 1 anno
229,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

-30%

SITO + MF GPT LIGHT
Sito senza limiti
+ The Wall Street Journal

69,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)