Stellantis prova a rialzarsi a Piazza Affari alla vigilia dell’assemblea, ma gli analisti ribadiscono i loro timori sul titolo. Lunedì 14 aprile l’azione è tornata a guadagnare dopo una settimana difficile, segnando un +3% e riavvicinandosi alla soglia psicologica degli 8 euro per azione, persa lo scorso 10 aprile.
Il rimbalzo odierno appare però più come una reazione tecnica che un’inversione di tendenza, soprattutto alla luce dei numeri deludenti diffusi venerdì scorso: il gruppo del presidente John Elkann ha comunicato una flessione del 9% delle consegne globali nel primo trimestre 2025, un dato che ha spinto diversi analisti a rivedere al ribasso le loro previsioni, sia in termini di utili che di target price.
La sim milanese Equita ha abbassato il target price su Stellantis a 11 euro (da 14 euro precedenti), mantenendo la raccomandazione hold. La decisione è maturata a seguito di una conference call pre-chiusura con il management, in cui è emersa con chiarezza la criticità della performance in Nord America, dove le consegne sono scese del 20% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un calo significativo, considerando che il mercato nordamericano garantisce da sempre margini più elevati rispetto ad altre regioni.
Secondo Equita, i ricavi trimestrali si sarebbero attestati intorno ai 36 miliardi di euro, in calo del 13-14% su base annua e al di sotto del consensus. La sim ha anche incorporato nelle sue proiezioni l’effetto dei nuovi dazi Usa al 25% sulle importazioni di veicoli dal Messico e dal Canada. Per il biennio 2025-2026 Equita ora stima volumi in calo del 9%, ricavi giù dell’11%, un adjusted ebit ridotto del 19% e un utile netto in calo del 20%, oltre a un free cash flow negativo per 700 milioni. Pur riconoscendo il potenziale di rivalutazione del titolo dopo un crollo del 39% da inizio anno, Equita invita alla cautela, ritenendo Stellantis una delle case automobilistiche più penalizzate dallo scenario tariffario americano.
Ancora più pessimista l’analisi di Intermonte, che ha ridotto il target price a 8,5 euro, con un rating neutral. Gli analisti prevedono un calo superiore al 15% dei ricavi nel primo trimestre e sottolineano come i nuovi modelli lanciati da Stellantis non stiano ancora offrendo il supporto atteso. Anche Intermonte evidenzia l’assenza di vantaggi competitivi sul fronte tariffario, pur in presenza di una rete produttiva già presente negli Stati Uniti.
La sim sottolinea inoltre come l’impatto dei dazi, combinato a una debolezza strutturale della gamma offerta, renda difficile ipotizzare una rapida ripresa nei principali mercati esteri, soprattutto negli Usa, dove Stellantis ha perso quote di mercato negli ultimi trimestri.
Anche Ubs ha declassato Stellantis da buy a neutral, abbassando il target price da 16 a 8,8 euro, in scia a un outlook nettamente più prudente. La banca svizzera evidenzia come il 35% delle auto vendute da Stellantis negli Stati Uniti siano veicoli importati, rendendo il gruppo particolarmente esposto ai dazi introdotti da Washington lo scorso 2 aprile.
L’utile operativo rettificato negli Stati Uniti è stimato vicino allo zero, mentre il free cash flow per il 2025 è previsto in territorio negativo, con deflussi superiori a 2 miliardi di euro. L’analisi prevede anche fino a 4 miliardi di costi per la ristrutturazione e il possibile reshoring produttivo dal Messico e dal Canada agli Stati Uniti.
Sebbene il titolo possa apparire sottovalutato in un’ottica di medio-lungo periodo, gli analisti invitano quindi a mantenere un approccio cauto, in attesa di segnali più concreti sulla tenuta dei fondamentali e sulla capacità del gruppo di adeguare la propria struttura industriale al nuovo contesto globale. L’assemblea degli azionisti del 15 aprile potrebbe offrire qualche ulteriore chiarimento in merito alle strategie future, soprattutto in Nord America ma anche in Europa, e all’annuncio del nuovo ceo, atteso entro la fine del primo semestre. (riproduzione riservata)