Stellantis torna a fare i conti con la cassa integrazione e con la debolezza delle immatricolazioni in Europa. Il gruppo automobilistico ha comunicato la richiesta di cassa per lo stabilimento di Termoli, mentre nella mattinata di mercoledì 4 a Piazza Affari il titolo è in negativo (-0,5%) e risente della flessione delle vendite a maggio nei principali mercati europei.
Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, Stellantis ha chiesto la cassa integrazione ordinaria per circa 600 lavoratori dello stabilimento di Termoli dal 23 giugno al 6 luglio. La misura riguarda i reparti motore V6, T4 e GSE e viene definita «cautelativa». La comunicazione arriva in un momento cruciale per il settore: proprio oggi a Torino è ripartito il tavolo per il rinnovo del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro (Ccsl), che interessa tutti gli operai del gruppo.
«Siamo consapevoli dell'importanza dell'appuntamento per il nostro territorio e l’intero comparto industriale», ha dichiarato Francesco Guida della Uilm di Termoli, auspicando un accordo che risponda «alle sfide che il settore sta affrontando». Tra le sfide c’è la conversione dell’impianto di Termoli in gigafactory per le batterie, un progetto però che Acc (joint venture tra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies) ha messo in standby e sul quale si attendono novità proprio entro il mese di giugno.
A pesare sul titolo Stellantis sono i dati di maggio sulle immatricolazioni, risultati inferiori alle attese. In Italia il mercato ha segnato un lieve -0,2%, ma il gruppo ha sottoperformato con un calo dell’8% a circa 39 mila veicoli, penalizzato in particolare dai brand Fiat (-8%), Jeep (-10%) e Lancia (-83%). In controtendenza Peugeot, che cresce del 31%. Banca Akros ricorda che «l’Italia rappresenta circa l’8 dei volumi di vendita del gruppo».
In Francia - il principale mercato europeo per Stellantis - il gruppo ha perso il 9%, a fronte di un mercato in calo dell’11%. Anche in questo caso, pesano soprattutto i marchi Fiat, Opel e Jeep. Più solido il mercato statunitense, dove le vendite del gruppo sono salite del 2,5%, pur in un contesto complessivo in rallentamento (-2% anno su anno), dopo il rimbalzo di marzo e aprile legato al pre-buy prima dei dazi.
Secondo Equita, il secondo trimestre resta debole, ma il lancio dei nuovi modelli - tra cui la Fiat Grande Panda, la Citroën C3, la Peugeot 3008, l’Opel Frontera e la Mokka - dovrebbe cominciare a incidere significativamente a partire dal terzo trimestre. Banca Akros conferma il rating neutral sul titolo con target a 9 euro, sottolineando che i dati di maggio indicano «una flessione a una sola cifra alta, senza ancora segnali di recupero rispetto al primo trimestre».
Anche Intermonte rileva una dinamica ancora debole nel complesso del secondo trimestre, con cali in Francia, Italia e Spagna, solo parzialmente compensati da rimbalzi in Portogallo e Belgio. A pesare sul comparto europeo c'è infine l’entrata in vigore dei dazi Usa al 50% su acciaio e alluminio, che potrebbe riflettersi negativamente sui costi. (riproduzione riservata)