Il confronto tra il potente sindacato United Auto Workers (Uaw) e Stellantis torna a inasprirsi negli Stati Uniti, creando un nuovo fronte di tensione proprio mentre il gruppo di Antonio Filosa tenta di consolidare la ripresa in Nord America. Come riporta la stampa Usa, la sigla sindacale ha infatti avviato delle votazioni per autorizzare possibili scioperi in impianti chiave, a partire da quello di Sterling Heights, in Michigan.
Circa 6.000 lavoratori iscritti alla Uaw Local 1700 sono chiamati a esprimersi tra oggi 7 e domani 8 maggio sull’autorizzazione a uno sciopero nello stabilimento che produce il pick-up Ram 1500, uno dei modelli più redditizi per il gruppo. Al centro della disputa c’è l’accusa del sindacato secondo cui Stellantis starebbe «esternalizzando attività tecniche qualificate» - come lavori elettrici e manutenzioni – «violando gli accordi contrattuali che assegnano tali mansioni alla forza lavoro interna».
Il voto non implica automaticamente uno stop produttivo: servirà infatti anche il via libera del board del sindacato. Ma la votazione già di per sé rappresenta un primo chiaro segnale di possibile escalation in un impianto che lavora a pieno regime e che è cruciale per i risultati del gruppo.
La tensione è diffusa. Negli ultimi mesi votazioni analoghe si sono tenute anche in altri siti logistici, tra cui Denver e Los Angeles. In particolare, il caso di Denver - dove il 97% dei lavoratori ha votato a favore dello sciopero - è finito in tribunale dopo il ricorso di Stellantis, che contesta la legittimità della procedura sindacale. Il contenzioso legale aggiunge incertezza a una vertenza già complessa, aumentando il rischio di uno scontro prolungato.
Altro punto critico è l’impianto di Belvidere, in Illinois, fermo dal 2023. La sua riapertura entro il 2027 era uno degli impegni centrali dell’accordo del 2023 tra Stellantis e l’Uaw, con investimenti superiori a 600 milioni di dollari e circa 3.300 posti di lavoro promessi. Secondo il sindacato però il progetto sta accumulando ritardi significativi: l’avvio della produzione potrebbe slittare fino al 2028, oltre la scadenza dell’attuale contratto. Un rinvio che rischia di trasformare un impegno industriale in una leva negoziale per il prossimo rinnovo.
I dati del primo trimestre 2026 mostrano un miglioramento per Stellantis: ricavi a 38,1 miliardi di euro (+6%) e ritorno all’utile operativo in Nord America, trainato proprio dal successo della Ram. Ma la redditività resta limitata (margine dell’1,6%) e fortemente dipendente dai volumi produttivi. Proprio per questo, uno sciopero a Sterling Heights rappresenterebbe un rischio diretto per la traiettoria di recupero del gruppo.
Da un lato c’è il sindacato, che sostiene che i miglioramenti finanziari rendano ingiustificabili ritardi negli investimenti e soprattutto il ricorso a esternalizzazioni. Dall’altro c’è Stellantis, che evidenzia la fragilità della ripresa e la necessità di flessibilità operativa. Le prossime settimane saranno decisive e un voto favorevole allo sciopero potrebbe riaccendere lo scontro tra Stellantis e il sindacato negli Stati Uniti, proprio mentre il gruppo si appresta a lanciare (il 21 maggio a Detroit) il nuovo piano industriale. (riproduzione riservata)