Il Partito Democratico riporta il caso Stellantis alla Camera e chiede un intervento immediato del governo sulla crisi dello stabilimento di Cassino, uno dei poli industriali chiave del Lazio e del Mezzogiorno ma anche la fabbrica italian più in difficoltà del gruppo. A poche settimane dalla presentazione del piano industriale del gruppo, attesa per il 21 maggio, i dem chiedono chiarimenti sulle prospettive produttive e occupazionali del sito.
L’iniziativa prende forma in un’interpellanza urgente indirizzata al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, con cui si chiede all’esecutivo quali misure intenda adottare per sostenere lavoratori e indotto, se sia a conoscenza delle linee del piano industriale e se sia prevista l’apertura di un tavolo istituzionale con azienda, sindacati ed enti locali.
Il documento, sottoscritto tra gli altri dalla segretaria Elly Schlein e promosso dalla capogruppo alla Camera Chiara Braga insieme al vicepresidente della Commissione Attività produttive Vinicio Peluffo, evidenzia come il sito di Cassino stia attraversando una fase di crisi profonda. Nei primi mesi dell’anno, si legge, l’attività produttiva si è ridotta a poche giornate lavorative, con un ricorso crescente agli ammortizzatori sociali.
Secondo i dem, il rischio è che strumenti nati per gestire fasi temporanee si trasformino in una condizione strutturale, segnalando una criticità sistemica. Una dinamica che si riflette anche sull’indotto, dove sono già stati annunciati licenziamenti in alcune realtà produttive collegate allo stabilimento. L’interpellanza punta il dito contro l’incertezza che grava sul futuro del sito, tra investimenti non definiti e prospettive occupazionali poco chiare. Per il Pd, la crisi non può più essere considerata congiunturale ma strutturale, e richiede un intervento coordinato che includa un piano industriale credibile in grado di garantire continuità produttiva, tutela dei posti di lavoro e valorizzazione delle competenze.
Al centro della richiesta al governo c’è anche il timore di una «desertificazione produttiva» dell’area, con effetti potenzialmente irreversibili su un territorio già fragile dal punto di vista economico. Un tema destinato a intrecciarsi con le scelte strategiche che il gruppo guidato da Antonio Filosa si appresta a mettere sul tavolo nelle prossime settimane. (riproduzione riservata)