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Stellantis e Renault divise sul «made in Europe»: disaccordo sulle soglie di contenuto locale per le regole Ue
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Stellantis e Renault divise sul «made in Europe»: disaccordo sulle soglie di contenuto locale per le regole Ue

28 gennaio 2026, 09:51 Ultimo aggiornamento: 10:13

Renault propone il 60% di contenuto europeo includendo batterie, Stellantis l’80% senza. Intanto Bruxelles rinvia le regole mentre la pressione dei costruttori cinesi aumenta

Il confronto sulle future regole europee per il «contenuto locale» dei veicoli mette in luce una spaccatura tra due grandi costruttori in Europa. Da un lato Stellantis, dall’altro Renault: due visioni diverse su come definire, e misurare, il vero «made in Europe» dell’auto. Lo sottolinea Auto Infos, ricordando che Bruxelles sta continuando a rinviare la presentazione della proposta ufficiale, che al momento è attesa per il 25 febbraio.

Renault chiede un minimo del 60% ma con le batterie

Renault, spesso considerata finora tra le più prudenti sul tema, chiarisce la propria posizione: la casa francese propone un contenuto locale europeo minimo del 60% calcolato sulla media di tutti i veicoli venduti in Europa indipendentemente dalla motorizzazione - termica, ibrida o elettrica - e chiede che nel calcolo siano comprese anche le batterie. Questo non è un dettaglio marginale. «Includere le batterie nel calcolo cambia tutto», spiega ad Auto Infos un dirigente della casa di Boulogne-Billancourt coinvolto nei negoziati con la Commissione.

Stellantis vuole una soglia più alta: 80%, ma senza batterie

Il confronto diretto è con Stellantis, che sostiene una soglia più elevata, pari all’80%, ma limitata a stampaggio, assemblaggio e motorizzazioni, escludendo quindi le batterie. La differenza non è da poco, se si considera che una batteria rappresenta circa il 35% del valore aggiunto di un’auto elettrica e che oggi la quasi totalità degli accumulatori di energia utilizzati nei veicoli prodotti in Europa è ancora importata dall’Asia. Ad esempio, quella che doveva essere l’Airbus europeo delle batterie, la joint venture Acc partecipata da Stellantis, TotalEnergies e Mercedes, è molto indietro rispetto ai piani: nel 2025 l’impianto francese di Douvrin ha equipaggiato meno di 20 mila veicoli del gruppo Stellantis e gli altri progetti di gigafactory, uno in Germania e uno in Italia a Termoli, non hanno avuto seguito.

Perché Renault vuole includere le batterie nel «made in Europe»

Secondo Renault, proprio per questo raggiungere il 60% di contenuto europeo su un’elettrica è oggi più difficile che su un’auto termica. Ma da anni, un’operazione iniziata con l’ex ceo Luca de Meo, il costruttore produce i suoi veicoli elettrici per l’Europa e le batterie che li alimentano presso lo stabilimento di Douai in Francia e ha potenziato la fornitura locale con batterie Nmc e Lfp, puntando a ridurre i costi e all'integrazione con la filiera europea (come la collaborazione con la connazionale Verkor).

La casa francese chiede però anche un meccanismo di calcolo semplice, basato sui componenti forniti dai tier-1 ai costruttori, senza inseguire l’intera catena dei subfornitori. Un approccio pragmatico, per evitare – osserva Auto Infos – che la complessità normativa finisca per alimentare solo il business della consulenza.

Bruxelles dovrà decidere, ma il tempo stringe

Il testo della Commissione sarà inizialmente solo un quadro generale: definizioni, soglie e metodo di calcolo arriveranno con atti successivi e dovranno passare al vaglio di Parlamento e Consiglio. Il risultato è che un eventuale label europeo sul contenuto locale, con benefici e incentivi per chi rientra nei parametri, non sarebbe operativo prima del 2027-2028. L’orizzonte è lungo, forse troppo, visto che nel frattempo mentre la concorrenza asiatica continua a guadagnare terreno. E la divergenza di vedute tra Stellantis e Renault dimostra come la partita sul «made in Europe» sia ancora lunga e tutta da giocare. (riproduzione riservata)



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