Il nuovo piano di investimenti da 13 miliardi di dollari negli Usa annunciato da Stellantis serve al gruppo guidato da Antonio Filosa per tornare a crescere nel suo mercato più importante, perché è sempre stato il più profittevole. Ma è anche un modo per andare incontro al presidente Usa Donald Trump e alle sue richieste.
L’investimento - più del doppio rispetto alle cifre (5 miliardi) circolate nei mesi scorsi - prevede la riapertura della storica fabbrica di Belvidere, in Illinois, la riconversione dello stabilimento di Warren, in Michigan, e oltre 5 mila nuovi posti di lavoro. Per il gruppo è una mossa strategica, ma anche di tattica politica: serve a neutralizzare l’impatto delle tariffe imposte dall’amministrazione Trump e risponde alle richieste della Casa Bianca di riportare sul suolo americano più produzione possibile.
Ma Stellantis non è un caso isolato. È l’ultimo tassello di un mosaico sempre che nel corso degli ultimi mesi non ha fatto che ingrandirsi: quello del «Trump effect», una grande ondata di investimenti industriali che, fin dall’inizio del secondo mandato del presidente americano, sta ridisegnando la mappa produttiva del Paese.
Secondo una lunga lista diffusa dalla Casa Bianca ad agosto, la somma degli annunci industriali da parte di colossi americani e multinazionali supera ormai i trilioni di dollari, toccando tutti i principali settori: dai semiconduttori alla farmaceutica, dall’intelligenza artificiale alla manifattura tradizionale.
In testa c’è Apple, con un impegno record da 600 miliardi di dollari destinati alla produzione domestica e alla formazione della forza lavoro, parte di un ambizioso programma di «reshoring» della catena di fornitura.
Ma a muoversi è tutto l’asse tecnologico globale. SoftBank, OpenAI e Oracle hanno dato vita al cosiddetto Project Stargate, un’iniziativa da 500 miliardi di dollari per infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale negli Stati Uniti, mentre Nvidia ha annunciato investimenti di pari entità per costruire interamente in America la prossima generazione di supercomputer AI.
Il fronte dei dati e dell’intelligenza artificiale è vivace. Google, Amazon, Blackstone e diversi fondi sovrani, come l’emiratino ADQ, hanno messo insieme progetti miliardari per data center, infrastrutture digitali ed energia. In Pennsylvania, in Texas e in North Carolina sorgeranno mega-campus destinati a ospitare le future piattaforme cloud e di calcolo distribuito, con decine di migliaia di nuovi occupati.
In parallelo Micron Technology punta 200 miliardi sulla produzione domestica di chip di memoria, IBM destina 150 miliardi alla crescita e alla ricerca negli Stati Uniti e Tsmc, il gigante taiwanese della microelettronica, porta avanti un piano da 100 miliardi per i suoi nuovi impianti americani.
La farmaceutica e le biotecnologie seguono a ruota. Johnson & Johnson, AstraZeneca, Roche, Novartis e Bristol Myers Squibb hanno annunciato complessivamente oltre 200 miliardi di dollari di investimenti per impianti, ricerca e sviluppo nel territorio statunitense.
Anche l’industria energetica si espande: Venture Global LNG sta investendo 18 miliardi nel suo impianto di gas liquefatto in Louisiana, mentre Westinghouse ha messo in campo 6 miliardi per la costruzione di dieci nuovi reattori nucleari.
Il settore automobilistico resta però quello su cui forse il «Trump effect» si manifesta con maggiore evidenza. Oltre a Stellantis, anche Hyundai ha aumentato i propri impegni negli Stati Uniti, portandoli a 26 miliardi di dollari, inclusi un nuovo impianto siderurgico in Louisiana e un piano di espansione con il partner coreano Posco.
Ford ha stanziato 5 miliardi per nuovi modelli ibridi in Kentucky e Michigan, mentre General Motors ha deciso di riportare negli Stati Uniti parte della produzione attualmente localizzata in Messico, investendo circa 4 miliardi.
Anche in Italia alcune società hanno deciso di potenziare gli investimenti negli Stati Uniti. Tra queste Westrafo (Nextalia), azienda di trasformatori per impianti green che ha appena inaugurato una fabbrica in Ohio. Oppure Lu-Ve, specializzata in sistemi di raffreddamento e pompe di calore, che sta costruendo uno stabilimento in Texas. Nel settore della diagnostica Diasorin prevede di investire 500 milioni di euro in cinque anni negli Usa per potenziare la produzione locale. (riproduzione riservata)