Dopo Fitch, anche Standard & Poor’s abbassa le prospettive su Stellantis a causa del rallentamento della redditività. S&P Global Ratings ha rivisto l’outlook del gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa da stabile a negativo, pur confermando i rating a lungo termine BBB e a breve A-2. La decisione è motivata dai risultati del primo semestre, che mostrano un margine ebidtda adjusted di appena il 2% e un flusso di cassa operativo libero (focf) negativo per 3,3 miliardi di euro.
Per l’agenzia di rating, la capacità del gruppo di riportare i margini oltre l’8% e un flusso di cassa operativo pari al 3% delle vendite entro il 2027 è oggi messa seriamente in discussione.
Il cuore del problema, secondo S&P, è la debolezza strutturale del business nordamericano. Per ridurre l’eccesso di scorte accumulato nel 2024, Stellantis ha tagliato i listini su alcuni modelli, aumentato gli incentivi ben oltre la media di mercato e ridotto la produzione. La strategia ha riportato l’inventario dei concessionari a livelli gestibili (68 giorni a fine giugno 2025, rispetto ai 90 di un anno prima), ma ha lasciato un segno pesante sui margini: -3,4% di Aoi margin nel semestre, dopo il -6,8% del secondo semestre 2024.
Il rimbalzo della redditività è ora legato alle vendite di nuovi modelli chiave, tra cui Jeep Cherokee e Compass, e la versione a motore termico della Dodge Charger. Ma i modelli elettrici Jeep Wagoneer S e Dodge Charger Bev hanno registrato meno di 3 mila unità vendute a trimestre negli Stati Uniti, segnale di un mercato ancora scettico sui veicoli elettrici.
La quota di mercato Usa di Stellantis è scesa al 7% nel secondo trimestre 2025, dal 13% del 2019, con la perdita della quinta posizione a favore di Honda.
Sul fronte europeo, la redditività si è azzerata: Aoi margin a 0% nel semestre, contro l’1,2% del secondo semestre 2024 e il 6,9% dello stesso periodo dello scorso anno. Pesano il rinvio di alcuni lanci e l’aumento degli sconti (oltre il 10% in molte gamme). Il mercato è diventato più affollato: dal 2019 il numero di modelli nei segmenti B e C - cruciali per Stellantis in Europa - è cresciuto rispettivamente del 20% e del 50%, riducendo le vendite medie per modello di oltre un terzo.
La casa punta a invertire il trend con nuovi lanci, tra cui Fiat Grande Panda, Citroën C3 Aircross e Opel Frontera, ma S&P avverte: sarà difficile aumentare insieme volumi e prezzi, soprattutto con la quota di Bev in crescita, notoriamente meno redditizi.
Le tensioni commerciali con Washington restano un ulteriore fattore di rischio. L’imposizione di dazi al 25% sulle importazioni di veicoli leggeri da Messico e Canada impatterà per circa 1,5 miliardi di euro l’ebitda 2025, secondo S&P. Dal 2026 l’effetto salirebbe a 1,8 miliardi.
Un’eventuale riduzione dei dazi al 15% migliorerebbe i margini di 40-50 punti base, ma l’agenzia non lo considera nello scenario base.
Per evitare un downgrade nei prossimi 12-18 mesi, Stellantis dovrà raggiungere diversi obiettivi indicati da S&P. Innanzi tutto il gruppo di Filosa dovrà rilanciare la redditività in Nord America superando l’attuale quota di mercato del 7% e rafforzare la presenza in Europa sopra il 15% di market share. Ma dal punto di vista finanziario, sarà fondamentale riportare il margine ebitda adjusted sopra l’8% e il focf al 3% delle vendite entro il 2027, oltre a ritornare a una posizione finanziaria netta di cassa sostenibile.
Al contrario, il fallimento del turnaround commerciale, la debolezza persistente nei lanci europei e dazi elevati senza adeguate contromisure potrebbero far scattare un downgrade. Al momento, dopo che Fitch ha ritirato il rating su Stellantis per motivi commerciali, a Stellantis resta anche il rating Baa2 di Moody’s con outlook stabile (emesso il 9 maggio con declassamento dal precedente Baa1 ma outlook migliorato da negativo a stabile). (riproduzione riservata)