Dopo nove mesi di stop la Federal Reserve taglia di tassi di interesse di 25 punti portandoli al 4-4,25%. Si tratta del primo ribasso ai Fed Funds nel 2025, dopo che la banca centrale Usa aveva abbassato il costo del denaro lo scorso dicembre.
Dopo gli ultimi dati su inflazione e mercato del lavoro, secondo gli esperti, non c’erano praticamente dubbi che la Banca centrale avrebbe optato per un ribasso i tassi dello 0,25%. La Fed nel grafico del dot plot mostra inoltre di attendersi altri due tagli entro la fine dell’anno (ciascuno dello 0,25%, portando così i tassi al 3,6%) mentre si intensificano le preoccupazioni sul mercato del lavoro statunitense. La banca centrale Usa prevede, inoltre, un taglio dei tassi nel 2026 e un altro nel 2027, mosse con le quali si avvicinerebbe al tasso neutrale di lungo periodo del 3%
Il neo-governatore Stephen Miran è stato l’unico a votare contro la riduzione di un quarto di punto, sostenendo invece un taglio di mezzo punto. I governatori Michelle Bowman e Christopher Waller, considerati anch’essi a favore del maxi-taglio, hanno entrambi invece votato a favore della riduzione di 25 punti base. Tutti e tre sono stati nominati dal presidente Donald Trump, che da mesi preme sulla sulla Fed affinché tagli i tassi non solo con le tradizionali mosse da un quarto di punto, ma in modo rapido e aggressivo.
Le proiezioni macroeconomiche mostrano una crescita superiore rispetto alle stime di giugno: il pil dovrebbe aumentare dell’1,6% nel 2025 (rispetto all’1,4% previsto in precedenza), dell’1,8% nel 2026 (da 1,6%), dell’1,9% nel 2027 (da 1,8%) e dell’1,8% nel 2028, valore che rappresenta anche il tasso di crescita di lungo periodo.
Le previsioni sulla disoccupazione restano pressoché stabili, con lievi revisioni al ribasso nonostante alcuni segnali recenti: il tasso è atteso al 4,5% nel 2025, al 4,4% nel 2026 (da 4,5%), al 4,3% nel 2027 (da 4,4%) e al 4,2% nel 2028.
Per quanto riguarda l’inflazione, è prevista una lieve risalita solo nel 2026: 3% nel 2025, 2,6% nel 2026 (in aumento rispetto al 2,4% precedente), 2,1% nel 2027 e 2% nel 2028. Stabili anche le proiezioni per l’inflazione di fondo (core inflation): 3,1% nel 2025, 2,6% nel 2026 (in crescita dal 2,4%), 2,1% nel 2027 e 2% nel 2028.
La Federal Reserve «rimane concentrata» per massimizzare i livelli occupazionali e stabilizzare i prezzi negli Stati Uniti, per il bene dei cittadini» ha detto il governatore della Fed, Jerome Powell. Per il governatore l’inflazione Usa «resta abbastanza elevata», il tasso di disoccupazione «è leggermente in aumento» mentre «i rischi sull’occupazione stanno aumentando». Quanto alle modifiche delle politiche del governo di Donald Trump «continuano ad evolvere, e i loro effetti sull’economia rimangono incerti», ha spiegato Powell sottolineando che ora i dazi stanno iniziando a spingere al rialzo i prezzi in alcuni settori».
«Oggi abbiamo dato il benvenuto a un nuovo membro del comitato, come facciamo sempre, e il comitato rimane unito nel perseguire gli obiettivi del nostro doppio mandato. Siamo fermamente impegnati a mantenere la nostra indipendenza e, a parte questo, non ho davvero nulla da aggiungere», ha spiegato Powell rispondendo a una domanda sul «dissenso» del neo membro del comitato Miran indicato dalla Casa Bianca che, coerentemente con i desiderata del presidente americano, ha proposto un taglio più consistente da 50 punti base.
Secondo Powell la banca centrale Usa «ha fatto bene ad aspettare per vedere come si sarebbero ripercossi i dazi commerciali sull’economia». Ma ora, ha spiegato, «l’aumento dei rischi sul lato del lavoro rende appropriato muovere la linea monetaria da un livello restrittivo verso un valore più neutrale. (riproduzione riservata)