Il venture capital risale parzialmente la china e, complice la ripresa degli investimenti in atto da metà anno in poi - favorita anche dallo sblocco delle nomine in Cdp Venture - archivia il 2023 con 1,4 miliardi di euro investiti, spalmati su 330 round. Un dato che considera sia le startup con sede nel Paese sia quelle estere che hanno fondatori e dna italiani. L’evidenza emerge dall’Monitor VeM di Liuc Business School e Aifi, realizzato con il contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e lo studio E. Morace & Co, con il supporto di Cdp Venture Capital sgr e Iban.
Il confronto con il 2022 dei record non gioca a favore dell’industria, che in un anno ha perso il 35% delle risorse investite ma solo l’11% delle operazioni. Il che significa, di fatto, che è diminuita la grandezza delle operazioni.
Nel corso dell’anno non si sono visti deal enormi, come lo erano stati quelli di Satispay (320 milioni) e Scalapay (214 milioni in due round) nel 2022, ma ci sono state comunque operazioni importanti. Come il doppio round di D-Orbit (80 milioni), cui farà seguito un’altra iniezione di capitale quest’anno. Oppure i 100 milioni di Bending Spoons, che la scorsa settimana ha annunciato un nuovo investimento da 155 milioni (di dollari) che porta il valore della società a 2,5 miliardi: il terzo unicorno italiano dopo le già citate Satispay e Scalapay. Degni di nota sono poi i 61 milioni raccolti da Aavantagarde Bio, i 40 di Alps Blockchain (investiti da Azimut tramite club deal), i 55 confluiti in Energy Dome dopo un’operazione che ha visto come investitori principali Eni Next e Neva sgr (Intesa Sanpaolo).
Il dato da cui ripartire è quello relativo al numero di round, che continua a essere elevato nonostante la raccolta in flessione. Lo evidenzia anche Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi: «Nonostante la mancanza di grandi operazioni il numero elevato di quelle realizzate è il segnale di un terreno fertile su cui poter continuare a investire». Il settore è ben posizionato anche per Anna Gervasoni, prorettrice di Liuc-Università Cattaneo. «Negli ultimi cinque anni sono stati lanciati 40 fondi domestici che hanno accelerato la crescita dell’innovazione nel Paese: questo dimostra l’importanza della presenza di operatori dotati di significativi capitali e per questo è necessario sollecitare i grandi investitori istituzionali a credere in questo settore».
Da un punto di vista settoriale il tech è protagonista indiscusso: oltre un terzo delle startup target sono attive nel comparto. Mentre a livello geografico si conferma il tradizionale strapotere della Lombardia: 113 startup su 248 italiane vengono dalla regione. Insieme al Piemonte, le due aree comprendono oltre la metà (53%) delle aziende target totali. (riproduzione riservata)