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Startup, ecco perché Milano può diventare la capitale europea del venture capital. I settori più promettenti

01 novembre 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 02 novembre 2024, 13:20

Quasi la metà degli investimenti esteri di private equity e venture in Italia è diretta verso il capoluogo lombardo. Perché qui c’è un fiorente ecosistema della ricerca e una collaborazione tra settore pubblico e privato. Il primo risultato: l’organizzazione della conferenza 0100  | Oleg Mikhalsky; ecco perché Fulgur Ventures vuole finanziare startup italiane nel settore Bitcoin

Oltre 5 mila miliardi di euro di masse in gestione rappresentate. Più di 770 delegati registrati. Rappresentanti da circa 50 nazioni. Sono solo i numeri più salienti della edizione della 0100 Conference Mediterranean 2024, uno dei principali palcoscenici europei (e non solo) per l’ecosistema del private equity e venture capital – «più venture che private», ci tengono a sottolineare i delegati riuniti nei corridoi di Piazza Affari –, ospitata a Milano tra il 28 e il 30 ottobre sotto la regia di una joint venture tra l’assessorato allo Sviluppo Economico del Comune e l’agenzia Milano & Partners, che ha l’obiettivo di attrarre talenti e investimenti nella metropoli.

Scelta non casuale, quella del capoluogo lombardo. «Milano, con il suo ruolo di capitale economica, offre un potenziale significativo per sviluppare e attrarre capitali», spiega Pavol Fuchs, fondatore della 0100 Conference. «L'idea è di rafforzare Milano e l’Italia come hub finanziario, facilitando l’incontro tra operatori internazionali e italiani per promuovere il flusso di capitali e far sì che sempre più fondi esteri guardino all’Italia come mercato di riferimento».

Obiettivo: capitale d’Europa

I numeri di Milano parlano da soli: l’ultimo rapporto del Mimit sulle startup innovative italiane ha svelato che una su cinque ha sede nel capoluogo, che ha peraltro richiamato negli ultimi 10 anni (dati Pitchbook nella tabella in basso) 3,9 miliardi di investimenti, quasi la metà di quelli arrivati in Italia nello stesso lasso di tempo. Nella Penisola, insomma, Milano gioca un campionato a parte: e ora ha l’obiettivo di entrare anche in Champions League come protagonista indiscussa. Nel private equity la missione è quasi compiuta: con 43,6 miliardi investiti nell’ultimo decennio la città si colloca già al quinto posto nel continente. Nel venture invece il percorso è ancora in salita: attualmente Milano è tredicesima in Europa, ma il fatto che eventi come 0100 Conference approdino in città desta ottimismo tra gli esperti del settore.

Un mercato emergente

Prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi è però opportuno guardare alla realtà dei fatti. «Nel venture capital l’Italia può essere considerata un mercato emergente», sottolinea Massimiliano Magrini, fondatore e managing partner del fondo United Ventures. «L’importanza di eventi come 0100 Conference è quella di innescare un cambio di paradigma, portando gli investitori internazionali nel mercato italiano». Di certo, la tre giorni milanese ha riunito il gotha dei private capital italiani e non solo: insieme a Magrini c’erano il founder e ceo di P101, Andrea Di Camillo, il managing partner di Sella Venture, Luca Mannucci, il responsabile per gli investimenti azionari del Fondo Europeo per gli Investimenti, Marco Natoli. E ancora Cesare Maifredi, partner di 360 Capital, la operating partner di Permira, Elisbetta Frontini, il partner di Nb Renaissance, Alessio Masiero, la deputy director di Aifi, Alessandra Bechi, e la ceo di Elite, programma di Borsa Italiana per l’acclerazione delle aziende in vista di una eventuale ipo, Marta Testi.

L’ecosistema Milano

Se è vero che i fondi stranieri sono essenziali, prosegue Magrini, «è anche vero che senza investitori locali forti il mercato non può internazionalizzarsi. Se oggi un cambio di paradigma è possibile, è merito degli investitori locali, che fanno crescere le startup attivando e poi qualificando il mercato». Conferenze di questo tipo, evidenzia, «dimostrano che per gli operatori venire a Milano è strategico». Quello che ancora manca però, secondo il manager, «è un’attività di moral suasion del governo sui grandi investitori istituzionali: assicurazioni, banche, casse di previdenza, che sono ancora i grandi assenti del nostro mercato».

Tech in salsa lombarda

Ma quali sono le ragioni del successo di Milano? «In città vediamo un ecosistema della ricerca fiorente, con le università piene di talenti che presidiano settori chiave come medtech, biotech e cleantech, e la presenza di venture capital che stanno iniziando a produrre grandi fondi che hanno l’ambizione di competere nel mondo», osserva Fiorenza Lipparini, direttrice generale di Milano & Partners. «Pensiamo al polo dell’innovazione Tech Europe Fondation, promossa dai soci fondatori Fondazione Politecnico di Milano, Università Bocconi, Ion (di Andrea Pignataro, ndr) e Fsi (di Maurizio Tamagnini, ndr), con la Camera di Commercio di Milano come primo promotore e l’obiettivo di una raccolta di 1 miliardo di euro entro il 2030». Oppure, prosegue l’esperta, «al corporate venture capital di A2a con 360 Capital, partito con una dotazione di 200 milioni».

Quanto all’identikit delle startup più interessanti per i grandi fondi, Lipparini individua tre gruppi: «Il primo è il fintech, visto che la metropoli è capitale finanziaria del Paese: e infatti i primi unicorni sono nati in questo campo». In secondo luogo «c’è la nicchia del fashion e design». E per finire, «la vera eccellenza milanese nel mondo: tutto l’universo che riguarda scienze della vita, salute, biotech, insieme al mondo del deeptech».

Un modello da esportare

«Milano non è come altre città europee o mondiali, dove eventi di questo calibro hanno alle spalle una regia nazionale o risorse statali», afferma l’assessora allo Sviluppo Economico del Comune, Alessia Cappello. «Siamo riusciti a creare un ecosistema vivace in autonomia, grazie al sostegno dell’amministrazione comunale e all’impegno di attori pubblici e privati che credono nella nostra capacità di essere un punto di riferimento internazionale». Cosa si può esportare di questo modello? Secondo Cappello «Milano si distingue anche per la sua capacità di unire pubblico e privato in un rapporto di collaborazione costruttiva: questo dialogo costante è essenziale per raggiungere obiettivi ambiziosi e per trasformare le idee in progetti concreti, sia per il beneficio della collettività sia per il posizionamento internazionale della città». (riproduzione riservata)



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