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Startup, ecco l’identikit dei business angels italiani. Che l’anno scorso hanno investito 1,6 miliardi
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Startup, ecco l’identikit dei business angels italiani. Che l’anno scorso hanno investito 1,6 miliardi

15 maggio 2023, 21:00

Nel 2022 gli investitori informali hanno destinato alle startup italiane il 77% in più del 2021. Le donne ormai rappresentano più di un quarto degli investitori totali. Tra i settori prediletti domina il tech. E c’è chi alle startup dedica quasi la metà del suo patrimonio. I risultati della survey di Iban  | Startup, dopo la crisi Svb chi le finanzia? Da Cdp al credito garantito, in Italia tocca allo Stato | Il venture capital italiano a caccia di startup green. Che già valgono un quinto degli investimenti totali

L’ecosistema del finanziamento alle startup italiane conferma il suo dinamismo anche attraverso la figura dei business angels, che nel 2022 hanno realizzato investimenti, da soli o in cordata con i fondi di venture capital, per 1,6 miliardi di euro, in crescita annua del 77%. Una fotografia che arriva dalla survey 2023 di Iban, associazione di categoria di questa specifica tipologia di investitori informali, che ha mappato un trend interessante: a fronte dell’aumento cospicuo di investimenti fatti in tandem con i fondi di venture si è assistito a una frenata dei round individuali, passati da 91 a 83 milioni e da 100 a 75 deal. Segnale del fatto che l’unione fa la forza, ma anche dell’accresciuta maturità del finanziamento a startup: le dimensioni degli investimenti individuali sono state infatti mediamente maggiori rispetto a quelle registrate nel 2021.

L’identikit del business angel

Ma chi sono e cosa fanno i business angels italiani? Iban ne traccia un profilo preciso: uomo che vive nel Nord Italia (45% dei casi), generalmente proveniente da una carriera da dirigente (45%), e ora interamente focalizzato sul cosiddetto angel investing (65%). Una quota del 18% ha ancora oggi incarichi dirigenziali, a fronte del 9% di liberi professionisti e al 9% di imprenditori. In sensibile aumento la rappresentanza femminile, passata dal magro 4% del 2012 al 27% (oltre una ogni quattro) attuale.

Anche metà del patrimonio alle startup

Interessante notare poi quale percentuale del patrimonio degli angels venga destinata alle startup: oltre un quarto degli intervistati nella survey infatti, il 27%, orienta una fetta non certo irrilevante della sua ricchezza, tra il 20 e il 29%, a queste imprese ad altissimo rischio. Minore per entità, ma comunque non trascurabile, è il 9% che alle startup destina quasi la metà (fino al 49%) del suo patrimonio. Nel prossimo futuro peraltro gli investitori informali non vogliono fermarsi: oltre la metà del campione, il 55%, è certa di voler aumentare la propria quota di investimento destinata a startup, a fronte di una quota di chi vuole diminuirla inferiore al 10%.

In forte aumento anche la quota di chi vuole investire in realtà ancora embrionali, perfino precedenti allo stato di startup vera e propria: se nel 2021 il 59% degli angels era orientato a startup e il 41% a investimenti seed, ora il rapporto si è all’incirca equiparato, passando a 52-48%.

Motori scaldati sull’hi-tech

Entrando infine nel dettaglio della tipologia di imprese prediletta, il settore tecnologico si aggiudica per distacco la medaglia d’oro. Nel 2022 il 47% degli investimenti di business angels, quasi uno ogni due, è stato rivolto al settore Ict. Nel 2021 questa quota si era fermata al 36%. Attenzione però: se negli anni precedenti al 2021 il tech preferito era quello rivolto ai privati, ora l’orientamento generale è quello di scommettere sulla tecnologia pensata per le imprese, quella più diffusa nello scenario imprenditoriale italiano. Dopo l’Ict, sul podio compaiono i cosiddetti altri servizi, tra cui l’edtech, a quota 11%, e poi appaiati sanità e alimentare, anche in questo caso declinati però nelle loro varianti più innovative (ad esempio l’agritech). (riproduzione riservata)



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