L’azienda ha preferito rimanere con i piedi per terra comunicando al mercato la chiusura di un round di investimento da «oltre 100 milioni». Eppure, secondo quanto risultata a MF-Milano Finanza da fonti vicine al dossier, D-Orbit avrebbe raggiunto, nell’ambito dell’ultimo round di serie C annunciato pochi giorni fa, quota 150 milioni di euro. Una cifra che, laddove confermata, farebbe di questo finanziamento il più corposo tra quelli messi a segno da una startup italiana nel corso di quest’anno, battendo i 120 milioni di Shop Circle (italiana ma con sede a Londra) e i 100 di Bending Spoons. I 150 milioni si sommerebbero alla precedente valutazione di circa 450 per una valorizzazione complessiva di D-Orbit di 600 milioni.
L’obiettivo unicorno è ampiamente alla portata dell’azienda con sede a Fino Mornasco (Como) fondata da Luca Rossettini (che ne è amministratore delegato) e specializzata nel settore pionieristico della logistica aerospaziale. Secondo quanto riferito a questo giornale da alcune fonti, è prevista entro i prossimi tre anni una valutazione di 1,2 miliardi, anche se D-Orbit sembra propensa a non forzare le tappe. È possibile quindi che il prossimo round non arrivi necessariamente già il prossimo anno. Quello che invece risulta già molto probabile è la conferma della giapponese Marubeni Corporation, lead investor dell’ultimo round, che dovrebbe partecipare anche al prossimo aumento di capitale.
Già noti invece gli obiettivi dell’ultimo round, nell’ambito del quale Banca Investis, BofA Securities e Unicredit sono stati joint placement agent, mentre Eversheds Sutherland è stato advisor legale di D-Orbit e Gianni & Origoni ha assistito Marubeni sembre per gli aspetti legali. Con il denaro raccolto infatti D-Orbit punta a rafforzare l’operatività in Italia e a espandersi su scala globale, con focus in particolare su servizi in orbita, cloud computing nello spazio e trasporto orbitale.
Intanto la società lombarda sembra pronta anche a riaprire il dossier ipo, messo provvisoriamente in stand-by lo scorso anno a causa delle condizioni di mercato avverse. A inizio 2022 infatti D-Orbit aveva annunciato la volontà di quotarsi al Nasdaq tramite una spac, con una valutazione di 1,28 miliardi di dollari (pari, al cambio attuale, a 1,17 miliardi euro). Ora, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, non è esclusa la possibilità di riprendere in mano il dossier per la quotazione in borsa, ma solo se sarà ritenuto opportuno dal management. Anche in questo caso, la startup dell’aerospazio made in Italy non sembra avere intenzione di forzare i tempi. (riproduzione riservata)