Starbucks cede il controllo delle sue attività in Cina alla società di private equity, Boyu Capital, dopo il suo ingresso nel Paese nel 1999. Un deal che valuta gli asset 4 miliardi di dollari, una delle più grandi cessioni di una divisione cinese da parte di una società di beni di consumo negli ultimi anni. E l’azione Starbucks è salita del 3% nel trading after-hours a Wall Street (-11% nel 2025 contro un aumento di quasi il 17% dell’indice S&P 500).
La catena di caffetterie con sede a Seattle ha spiegato che i fondi della società di investimento Boyu aiuteranno a rilanciare la crescita delle sue attività nella seconda economia mondiale, dove concorrenti locali come Luckin Coffee e Cotti ora offrono latte macchiato a 9,9 yuan (1,4 dollari), meno di un terzo dei prezzi di Starbucks, la cui quota di mercato è scesa al 14% nel 2024 dal 34% nel 2019, secondo i dati di Euromonitor International.
«Il nostro obiettivo è portare l’esperienza Starbucks a più clienti, in più città in tutta la Cina. Vediamo un percorso per crescere dagli attuali 8.000 punti vendita Starbucks a oltre 20.000 nel tempo», ha previsto l’ad di Starbucks, Brian Niccol.
In base all’accordo, Boyu, i cui fondatori includono il nipote dell’ex presidente cinese, Jiang Zemin, deterrà fino al 60% di una nuova joint venture. Starbucks il restante 40% e continuerà a concedere in licenza il marchio e la proprietà intellettuale.
La società di private equity è anche in trattativa con alcune banche, ha riportato Bloomberg, per un prestito di 1,4 miliardi di dollari per sostenere l'investimento nell’attività cinese di Starbucks.
Per gli analisti sarebbe un errore per Starbucks entrare in una guerra dei prezzi aggressiva con Luckin Coffee che punta su asporto e consegna, ha più di 20.000 negozi in franchising in Cina e quest’anno ha messo piede nel territorio natale di Starbucks, aprendo due negozi a New York.
Per competere al meglio e riconquistare i clienti Starbucks ha già tagliato i prezzi di alcune bevande non a base di caffè e accelerato l’introduzione di nuovi prodotti localizzati, oltre ad aprire «sale studio» gratuite in alcuni negozi. Sotto la nuova responsabile per la Cina, Molly Liu, la catena ha anche ampliato il menù con più opzioni senza zucchero e tè adatti ai gusti locali, e aumentato le possibilità di personalizzazione gli ordini.
Tutti passi che hanno fermato il calo delle vendite in Cina quest’anno, tornate a crescere del 2% nel trimestre terminato il 29 giugno, rispetto alla crescita pari a zero del trimestre precedente. Questo ha contribuito a far registrare a Starbucks ricavi internazionali record nel trimestre a 2,1 miliardi di dollari, grazie ai risultati positivi anche nel Regno Unito, in Giappone e in Messico.
Niccol ha espresso fiducia nel potenziale di crescita a lungo termine del marchio e si aspetta che l'attività entri nel prossimo anno «su basi più solide». A quanto pare Boyu aiuterà il gruppo, non solo ad aprire più negozi ma anche a rendere quelli esistenti più efficienti in termini di costi.
L’aumento del dividendo, da 0,61 a 0,62 dollari per azione, rappresenta un incremento dell’1,6%. Il payout ratio, ovvero la percentuale degli utili netti destinata ai dividendi, è al 103,9%. Nel lungo periodo, segnalano gli analisti di Motley Fool, è ovviamente insostenibile pagare più dividendi di quanto un’azienda guadagni a livello di utile (è crollato dell’85% a 133 milioni di dollari). E poiché Starbucks ha solo 4,5 miliardi di dollari in cassa contro o 27,9 miliardi di debito totale, non può contare sulle riserve di liquidità per coprire questo squilibrio nel prossimo futuro. «L’azienda rischia seriamente di dover ridurre il dividendo, soprattutto se le difficoltà macroeconomiche continueranno a frenare l’intero settore della ristorazione veloce», avvertono a Motley Fool.
Altre aziende hanno adottato un approccio simile con le loro attività in Cina. McDonald’s, ad esempio, nel 2017 ha venduto l’80% delle sue attività nel Paese e a Hong Kong ad alcuni investitori, tra cui Citic, per 2,1 miliardi di dollari. Anche General Mills, proprietaria di Häagen-Dazs, sta lavorando alla vendita dei suoi oltre 250 negozi in Cina. E Restaurant Brands International starebbe valutando la cessione di una partecipazione di controllo in Burger King China a fondi cinesi di private equity.
Boyu, con sede a Hong Kong e fondata nel 2010, è diventata famosa investendo in alcune delle più grandi aziende tecnologiche cinesi, ma più recentemente ha aumentato i suoi investimenti nei prodotti di consumo, sostenendo in particolare il gigante del bubble tea, Mixue Group, e acquisendo una quota del 45% nel gestore di grandi magazzini di lusso Skp. La sua esperienza nel settore immobiliare commerciale e nella gestione di proprietà può aiutare Starbucks a perfezionare e ampliare la sua rete di negozi. (riproduzione riservata)