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Giorgia Meloni
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Spread, Giorgia Meloni: i titoli di Stato italiani considerati più sicuri di quelli tedeschi

14 maggio 2025, 18:20 Ultimo aggiornamento: 18:22

I risultati economici italiani spiccano in un momento difficile a livello internazionale, sottolinea la premier rispondendo alle interrogazioni nell’Aula di Montecitorio

I dati economici positivi conseguiti dall’Italia negli ultimi anni, per giunta «in una situazione che sappiamo essere a livello internazionale molto complessa» raccontano «un'Italia che va meglio rispetto a quanto andasse in precedenza». Lo ha dichiarato la premier Giorgia Meloni nel rispondere all’interrogazione di Italia Viva, illustrata da Maria Elena Boschi nell’Aula di Montecitorio.

Basta lasciar parlare i numeri: il pil italiano è in linea con quello europeo, nel 2025 il reddito familiare è in aumento del 2,7% ed è un trend positivo che prosegue nel 2025. Ma soprattutto, ha voluto sottolineare la presidente del Consiglio, «lo spread oggi (mercoledì 14 maggio) è sotto i 100 punti base, significa che i titoli di Stato italiani sono più sicuri di quelli tedeschi». La credibilità e la stabilità «sono la prima riforma economica di cui necessita l'Italia, mentre credo che una riforma importante di questo governo sia stato quello di dire basta alla politica dannosa dei bonus».

Certo, ha continuato Meloni, «c'è tanto altro da fare, soprattutto in materia di semplificazioni, anche se finora abbiamo abrogato finora più di 30.000 norme, che sono quasi il 30% dello stock totale delle leggi, dobbiamo andare avanti».

La presidente, a solo una settimana dal premier time a Palazzo Madama, la leader di Fdi ha risposto a 10 quesiti dei capigruppo di Montecitorio. Banchi del governo al gran completo ma assenti entrambi i vice: Matteo Salvini e Antonio Tajani.

Diversi i temi su cui i deputati hanno chiesto spiegazioni alla premier. Seguendo l’ordine delle domande, Meloni ha espresso la sua «intenzione di istituire a Palazzo Chigi un gruppo di lavoro per affrontare il disagio giovanile della prima generazione totalmente digitale e vorrei chiedere a tutti i partiti di aiutarmi in questo», rispondendo all'interrogazione di FdI sulle iniziative del governo contro il disagio giovanile, illustrata dal deputato Fabio Roscani.

È invece «doveroso rimettere al Parlamento» la questione della rappresentanza al Parlamento europeo delle minoranze linguistiche, laddove la legge elettorale 18/79 per le elezioni europee prevede un «meccanismo» che «non sempre ha assicurato l'accesso a esponenti delle minoranze linguistiche» come quella della Val d'Aosta. Le Camere sono «la sede più opportuna» per trattare la materia «elettorale» ma «siamo pronti a dare il nostro contributo» ha aggiunto la premier in risposta al deputato valdostano Franco Manes sulle misure che il governo intenda adottare per rendere equa la competizione elettorale per le elezioni europee per la comunità valdostana.

Le tensioni in Medio Oriente

Per quanto riguarda la situazione nella Striscia di Gaza, su richiesta di Angelo Bonelli (Avs) la premier ha precisato che «fin dall'inizio del conflitto il governo italiano è stato in prima fila tanto sul piano diplomatico quanto sul piano umanitario. Un ruolo che viene riconosciuto da tutti gli attori in campo: solo oggi abbiamo evacuato altre 34 persone, tra cui 14 bambini». A questo impegno sul versante umanitario si è affiancato un «costante impegno a sostegno degli sforzi dei mediatori per porre fine al conflitto».

Meloni ha per altro ricordato che «in questi mesi ho a più riprese sentito il primo ministro Netanyahu, conversazioni spesso difficili in cui ho sempre richiamato l'urgenza di trovare una strada per terminare le ostilità, la necessità di rispettare il diritto internazionale, il diritto internazionale umanitario». Una richiesta «che rinnovo anche oggi a fronte di una situazione umanitaria a Gaza che non ho difficoltà a definire, è sempre più drammatica e ingiustificabile».

Per di più, ha aggiunto premier, «non abbiamo condiviso diverse scelte e non condividiamo le recenti proposte del governo israeliano e non abbiamo mancato di dirlo ai nostri interlocutori, consapevoli come siamo che non è stato Israele a iniziare le ostilità e che c'era un disegno alla base dei disumani attacchi di Hamas e la crudeltà rivolta agli ostaggi, che puntava all'isolamento, e che sarebbe pericoloso assecondare il disegno dei terroristi». Però «non è intenzione del governo italiano richiamare l'ambasciatore italiano in Israele» proprio perché «sono convinta che si possa lavorare a un quadro politico che porti a un processo di pace fondato sui due stati per due popoli, partendo dal piano di ricostruzione proposto dai Paesi arabi».

Forze dell’ordine più tutelate

Restando in tema di sicurezza, c'è stata una «scarsa attenzione che la politica ha avuto in passato sul comparto» delle forze dell'ordine e vigili del fuoco, ma «la nostra è una scelta diversa che raccontiamo con i fatti», ha assicurato Meloni in risposta all’interrogazione della Lega di Salvini, illustrata dal deputato Riccardo Molinari. Ecco che il governo «ha disposto l'invio di oltre 13.500 unità tra carabinieri, poliziotti e finanzieri per potenziare la sicurezza nei territori, ai quali si aggiungono circa 3mila vigili del fuoco. Aiuteremo chi ci aiuta, proteggeremo chi ci protegge e difenderemo chi ci difende, perché è quello che fa uno Stato giusto e normale».

Rimuovere dazi interni all’Ue

Con il Green deal Ue «una visione eccessivamente ideologica della transizione verde si sia rivelata drammatica per la competitività europea» ha ribadito Meloni nel rispondere a Forza Italia, che si è espressa con le parole di Paolo Barelli.

Bisogna rendere «più ragionevoli gli obiettivi in diversi settori strategici per l'industria, penso alla psicologia, la chimica, l'energia». Non a caso «abbiamo presentato insieme ad altri governi non-paper tematici sulla semplificazione normativa, sulla microelettronica, sulla revisione del Cbam, sullo spazio, proposte su cui stiamo riscontrando un consenso crescente su cui ci aspettiamo passi in avanti. Il Governo sostiene pienamente gli sforzi della Commissione per una decisa semplificazione del quadro normativo del Green Deal che sta prendendo forma nei pacchetti Omnibus che hanno interessato, interesseranno proprio il regolamento Cipa, la politica agricola comune, le normative sulla due diligence e altre».

Per quanto riguarda il comparto automotive, si è poi soffermata la premier, «grazie anche all'impegno italiano, sono state di fatto sospese le multe ai produttori di auto, anche se purtroppo non ancora a quelli di veicoli pesanti, con l'obiettivo di interrompere quella assurda spirale che negli ultimi mesi ha visto chiudere stabilimenti produttivi o comprare quote perdite ai principali competitor cinesi e americani, pur di non ricadere nel perimetro delle sanzioni». L'emblema del «fallimento delle politiche dell'ex commissario Timmermans, un monumento alla desertificazione industriale di cui qualcuno dovrà prima o poi rendere conto».

In particolare «continuiamo a ritenere sbagliato sul piano industriale ma anche sul piano geopolitico per seguire unicamente la transizione verso l'elettrico le cui filiere oggi sono in gran parte controllate dalla Cina». Ma va riconosciuto che «siamo sempre meno soli in queste battaglie, nel marzo scorso siamo riusciti a inserire per la prima volta il principio della neutralità tecnologica nelle conclusioni del Consiglio Europeo, ora con l'avvio del mandato del cancelliere Merz abbiamo già iniziato a confrontarci su come Italia e Germania, le due principali potenze manifatturiere d'Europa, possano insieme dare un contributo concreto al rilancio della nostra base industriale, in primis del settore dell'auto: è un dialogo già avviato rispetto al quale sono molto fiduciosa».

Anche perché è chiaro «a tutti ormai che in una fase di instabilità dei mercati internazionali è a maggior ragione fondamentale rimuovere i tassi interni che minano la competitività europea e che è arrivato il tempo di invertire la lotta in modo deciso, è certamente chiaro a noi perché è quello che chiedono le imprese, i nostri lavoratori e perché è quello che cittadini europei hanno ribadito con il loro voto ormai quasi un anno fa».

Per quanto riguarda il Fondo nazionale italiano per l’automotive, ha concluso Meloni, «ci sono state critiche sulla rimodulazione del fondo però a me piace sempre ricordare che quelle risorse non erano destinate a favorire gli investimenti sono perlopiù risorse rivolte al sostegno all'acquisto di vetture attraverso l'eco bonus e noi dobbiamo sapere che solo una piccola parte di questi acquisti va ad auto prodotte in Italia e quindi ad aziende italiane che è la ragione per la quale noi abbiamo rimodulato le risorse facendo però attenzione all'indotto presente in Italia».

E con Stellantis, ha aggiunto la premier, «abbiamo dialogato con serietà con Stellantis: l'azienda si è impegnata a mantenere in attività i suoi siti produttivi, a tutelare l'occupazione, a effettuare investimenti annui pari a 2 miliardi circa e ad acquisti per 6 miliardi di euro da fornitori italiani fino al 2030. Chiaramente bisognerà tutti insieme valutare sul rispetto di questi impegni, senza pregiudizi, senza favoritismi, che è l'approccio che questo governo ha con Stellantis come con tutte le altre aziende che operano in Italia».

Caro-energia è una priorità del governo

Nel corso del 2024 il prezzo dell’energia elettrica in Italia «come da molti anni ha superato quello di altre nazioni europee. Ed è la ragione per la quale abbiamo posto la questione del caro energia tra le nostre priorità, stanziando fino ad ora oltre 60 miliardi di euro per sostenere le famiglie e le imprese» ha ricostruito Meloni rispondendo all’interrogazione di Azione, illustrata da Matteo Richetti.

Sul nucleare in particolare, «confermiamo il nostro impegno per garantire all'Italia una fonte di energia che è sicura, pulita e a basso costo. L'iter del ddl delega va avanti, è stata trasmessa la richiesta per l'acquisizione del parere della conferenza unificata, il testo sarà presto esaminato dal Parlamento e chiaramente li conto trasversalmente sul contributo di tutte le forze politiche che comprendono quanto sarebbe importante sviluppare anche questa fonte d'approvvigionamento».

Nondimeno il governo sta «continuando a lavorare per arrivare a una diminuzione strutturale del prezzo dell'energia perché io continuo a ritenere che tra le varie cause del caro energia ci sia anche qualcosa che non funziona nella formazione del prezzo ed è quello su cui il governo si sta concentrando ora». In particolare la strada da percorrere «di favorire meccanismi per fornire a determinati consumatori industriali energia elettrica a prezzi svincolati da quelli della Borsa». il governo ha già operato in questa direzione, «lo abbiamo fatto con la promozione dei Power Purchase Agreement, dei contratti per differenza a due vie, misure che - ha rimarcato - consistono proprio nell'acquisto a lungo termine di capacità rinnovabile a prezzo fisso. Lo abbiamo fatto ad esempio con l'Energy Release in favore delle imprese energivore».

Sempre più risorse per la sanità 

Sia Noi Moderati che il Pd hanno chiesto spiegazioni alla premier in materia di sanità pubblica.

All’interrogazione illustrata dal deputato Francesco Saverio Romano (Nm), Meloni ha risposto precisando che il governo è «anche disponibile ad attivare i poteri sostitutivi nel caso in cui le Regioni dovessero incontrare delle difficoltà: il decreto per attivare i poteri sostitutivi è pronto da tempo, non si è ancora raggiunta un'intesa, ma sono molto ottimista che ce la faremo nei prossimi giorni».

Alla segretaria del Pd, Elly Schlein, Meloni ha ricordato che «il fondo sanitario nazionale è stato portato a 136 miliardi e 500 milioni nel 2025 e questo è il livello più alto di sempre. Quando ci siamo insediati era di 126 miliardi, 10 miliardi meno di adesso. E il Pd, quando è stato al Governo, non si è mai sognato di fare aumenti come quello che abbiamo fatto noi in questi due anni».

La difesa ha un costo

Da ultimo, non certo per importanza, la premier ha risposto al presidente del M5S, Giuseppe Conte, sul piano di Riarmo europeo. «La libertà e la sovranità hanno un costo, e se fai pagare a qualcun altro la tua difesa e la tua sicurezza devi anche sapere che non sarai tu a decidere del tuo destino. Questo significa che noi dobbiamo lavorare per rafforzare la nostra sicurezza, ma non per fare un favore agli Stati Uniti, ma perché lo dobbiamo a noi stessi».

In particolare «l’Italia e l’Europa non sono autosufficienti sull’aspetto della sicurezza e io ho sempre creduto che dovessero esserlo per costituire il pilastro europeo dell’Alleanza atlantica, capace di interloquire da pari con la colonna Usa». (riproduzione riservata) 



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